• Alessandra Libertini

Jacques Prévert: il primo amore non si scorda mai (il mio fu un triangolo tra lui e Neruda).



Una raccolta di poesie di Jacques Prévert e una di Pablo Neruda. Due volumi degli anni Settanta che, dalle mani della mia mamma poco più che adolescente, sono passati alle mie. Quando imparai a leggere ebbi subito una gran curiosità nello scoprire i libri di casa: tante parole le conoscevo, i miei tenevano tanto che fin da subito imparassi il linguaggio dei grandi, senza pappe, bumbe, gnegne e via. La maggior parte mi erano sconosciute e, soprattutto, quando si parlava di sesso, ma che potevo saperne io? Che andavo in bici col cestino, mi arrampicavo sugli alberi e giocavo con le bambole (a volte con le macchinine)?

Però ,quando si parlava d'amore, quello sì: non era quello delle mie favole. Ero una predestinata al romanticismo, contaminato poi dal cinismo nonostante un lieto fine che tante romantiche sognano ancora, alla mia età, ma che ancora non arriva.

Mi piacevano i libri di Prévert e Neruda: non li capivo come avrei voluto ma racchiudevano dei concetti a cui avrei voluto appartenere. Primo tra tutti, lo sguardo dell'amante, e su questo la sapevano lunghissima. Non si è mai trattato di descrivere l'amore ma il momento in cui accade e come si protrae attraverso attimi insignificanti che danno luogo a un tutto che appartiene ad ogni essere umano.

Il mio primo "triangolo letterario" lo ebbi con questi due immensi autori, ma questa settimana mi dedicherò a Prévert, lasciando Neruda in attesa di guardarci ancora negli occhi nelle settimane a venire.

Relegare solo alla poesia Prévert però è ingiusto: collocato nel periodo del Surrealismo, il suo eclettismo lo ha spinto a sperimentare ogni campo della scrittura, dal giornalismo al teatro, alle collaborazioni con il mondo del cinema, alla poesia, non solo d'amore ma anche di denuncia sociale.

Nato a Neuilly-sur-Seine proprio all'inizio del 1900, la sua pubblicazione dagli esordi ebbe talmente carattere e promessa di innovazione da sancire una sorta di rinascita nel campo della scrittura a livello nazionale; per questo, Prévert venne subito preso molto sul serio, ricevendo autorevolezza.

Il suo stile sovversivo denota due importanti caratteristiche: la prima è la scrittura volta alla lettura pubblica, dotata quindi di un linguaggio vicino alle persone di ogni estrazione, comprensibile, a volte tanto da risultare scontata, eppure studiata nei minimi dettagli per arrivare dritta al cuore del lettore.

La seconda è l'ironia, non solo nelle tematiche più seriose, ma usata come sfoggio di sapienza letteraria: giochi di parole, uso di un simbolismo appartenente all'alta scuola francese. Sorprendente ed efficace, in due parole, vicino a tutti, come la scrittura deve essere.

Come voce di popolo, l'autore diventa il volto di un cittadino che protesta con un fare anarchico, blasfemo ed ingiurioso quando scrive di tematiche socialmente utili, mentre chiede il volto dei passanti della sua città e di Parigi mentre scrive cose più personali, ed è questo il suo successo: la sua voce è la voce della Francia dagli anni '20 fino alla sua morte, dove ogni suo personaggio ha un problema con cui confrontarsi e deve trovare una soluzione prima che calino le tenebre, come sfida della sua vita, come preoccupazione momentanea, come qualcosa che porterà rimpianto o quadro di un'esistenza che appartiene a chiunque.

E la dolcezza dell'amore quotidiano non è certo quella stilnovista. È l'amore che tutt'oggi ha le venature della difficoltà, della giornata sulle spalle, dello sguardo, del dettaglio, dell'erotismo e dell'odore che lascia anche quando lo immaginiamo.

Ve ne lascio quattro, non tutte d'amore. Perché Prévert valorizzava con la sua scrittura tutte le sfaccettature della vita, ed è giusto omaggiarlo così.

Godetevele!

Questo amore

Questo amore Così violento Così fragile Così tenero Così disperato Questo amore Bello come il giorno E cattivo come il tempo Quando il tempo è cattivo Questo amore così vero Questo amore così bello Così felice Così gaio E così beffardo Tremante di paura come un bambino al buio E così sicuro di sé Come un uomo tranquillo nel cuore della notte Questo amore che impauriva gli altri Che li faceva parlare Che li faceva impallidire Questo amore spiato Perché noi lo spiavamo Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato Questo amore tutto intero Ancora così vivo E tutto soleggiato È tuo È mio È stato quel che è stato Questa cosa sempre nuova E che non è mai cambiata Vera come una pianta Tremante come un uccello Calda e viva come l’estate Noi possiamo tutti e due Andare e ritornare Noi possiamo dimenticare E quindi riaddormentarci Risvegliarsi soffrire invecchiare Addormentarci ancora Sognare la morte Svegliarci sorridere e ridere E ringiovanire Il nostro amore è là Testardo come un asino Vivo come il desiderio Crudele come la memoria Sciocco come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo Bello come il giorno Fragile come un bambino Ci guarda sorridendo E ci parla senza dir nulla E io tremante l’ascolto E grido Grido per te Grido per me Ti supplico Per te per me e per tutti coloro che si amano E che si sono amati Sì io gli grido Per te per me per tutti gli altri Che non conoscono Fermati là Là dove sei Là dove sei stato altre volte Fermati Non muoverti Non andartene Noi che siamo amati Noi ti abbiamo dimenticato Tu non dimenticarci Non avevamo che te sulla terra Non lasciarci diventare gelidi Anche se molto lontano sempre E non importa dove Dacci un segno di vita Molto più tardi ai margini di un bosco Nella foresta della memoria Alzati subito Tendici la mano E salvaci. .

Il giardino

Mille anni e poi mille Non possono bastare Per dire La microeternità Di quando m’hai baciato Di quando t’ho baciata Un mattino nella luce dell’inverno Al Parc Montsouris a Parigi A Parigi Sulla terra Sulla terra che è un astro.


Mio malgrado…

Assunto mio malgrado nella fabbrica delle idee mi sono rifiutato di timbrare il cartellino Mobilitato altresì nell’esercito delle idee ho disertato Non ho mai capito granché Non c’è mai granché né piccolo che C’è altro. Altro vuol dire che amo chi mi piace e ciò che faccio.

Immenso e rosso

Immenso e rosso Sopra il grand palais Il sole d’inverno viene E se ne va Come lui il mio cuore sparirà E tutto il mio sangue se ne andrà Se ne andrà in cerca di te Amore mio Bellezza mia E ti ritroverà In qualunque posto tu sia.
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