L'abbazia di Admont: il gioiello austriaco tra i monti della Stiria

#travelinlibrary

Se vi dicessi Austria, a cosa pensereste come prima cosa?

Tra le montagne boscose della Stiria, infatti, una regione a sud-est del Paese, sorge come un fungo a forma di monastero l’antichissima abbazia di Admont. Appartenente all’ordine dei monaci benedettini sin dalla sua fondazione nel 1074, l’abbazia in questione è sede della biblioteca monastica più grande del mondo. Come spesso accade agli edifici così antichi, essi si trovano nel corso della loro storia ad essere vittime di svariati disastri.

Ebbene, l’abbazia di Admont non è stata da meno e, con sforzi, ricostruzioni e anche un pizzico di fortuna è riuscita a superare sia l’incendio devastante del 1152 (dalla quale ne uscì fortemente danneggiata), sia quello più recente del 1865, che ebbe come vittima principale il monastero, lasciando miracolosamente intatta la biblioteca.


La Biblioteca di Admont, quindi, condivide la sua storia con quello che è stato il percorso della nazione che la ospita: i monaci benedettini iniziarono a collezionare manoscritti religiosi, copiati nel laboratorio degli amanuensi fino a che la stampa non diventò quasi di dominio pubblico. Con lo sviluppo dell’invenzione di Gutenberg, la collezione iniziò a comprendere alcuni incunaboli e svariate edizioni originali di opere rare. Le guerre con gli Ottomani generarono una parabola discendente per l’intera costruzione che risollevò le sue sorti solo durante la Controriforma.

Nel corso della storia il monastero continuò a collezionare manoscritti, opere d’arte, testi a stampa di incredibile valore, con il solo scopo di emulare e superare la grandezza della biblioteca dell’Escorial madrileno. E, a quanto pare, con i decenni favorevoli dalla loro parte ci sono più che riusciti. La quantità di opere stava diventando ingestibile se conservata nel monastero e così, intorno alla metà del 1700, con l’appoggio dell’imperatrice Maria Teresa, fu fondato l’edificio bibliotecario che sin dal 1776 iniziò a contenere la collezione accumulata fino a quel momento, incrementando nel corso degli anni la quantità di opere sotto la loro tutela. La fissazione dei nazisti, durante la Seconda guerra mondiale, di cancellare il più possibile le tracce di un popolo azzerandone il patrimonio culturale non risparmiò nemmeno il monastero. Il degrado aveva prodotto alcune laceranti trasformazioni e furono necessarie imponenti opere di restauro per riuscire a recuperare le strutture murarie danneggiate dall’incuria e dal tempo, gli affreschi, i rivestimenti in legno e le sculture. Il lavoro di restauro, inoltre, ha compreso anche la ripulitura di oltre settantacinquemila volumi.

Il patrimonio complessivo, ad oggi, conta 180mila opere, di cui 1400 manoscritti, tra cui alcuni dell’VIII secolo, e 530 incunaboli.

All’inizio del nostro viaggio tra le biblioteche del mondo, quest’anno, vi avevamo portato a Parigi, scoprendo quanto le favole possano coincidere con la realtà. Be’, se pensavate che la Biblioteca Nazionale della capitale francese fosse simile a quella della Bella e la Bestia non avete visitato questa perla austriaca. Un intrico di affreschi, stucchi e decorazioni in stile barocco che lasciano senza fiato chiunque vi si avvicini…

Una biblioteca da favola, per l’ultimo #travel di quest’anno, accompagnati dalla melodia delle orchestre viennesi, dalla suggestività dei boschi della Stiria e dalla grandiosità di un luogo magico e ricco di storia quale è l’abbazia di Admont.



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