L'essenza del Diavolo

La Bibbia, la Divina Commedia, passando per Marlowe, Milton, Netflix e la fiducia nella religione che si fa sempre più labile: la figura di Lucifero dall'alba dei tempi ad oggi per carpire davvero l'essenza del diavolo.

Il male ci attrae. È un fascino antico, che risiede nella tradizione, nel passaparola, e nella consapevolezza dell’idea stessa che ci possa essere una scelta sbagliata, immorale, anti-etica e che, per tale motivo, si possa incorrere in conseguenze, per sé e per gli altri. E non parliamo solo di peccato, inteso in senso spirituale e religioso. Parliamo di rapporti sociali corrotti, di scegliere di agire in modo del tutto contrario alle norme civili. Siamo nel pieno del terzo millennio e ci lasciamo affascinare da documentari e film sui maggiori serial killer esistiti ed esistenti. Lasciamo che la nostra vita, vittima di una passività lapidaria e tediosa, sia percorsa da brividi di aggressività repressa in noi ed espressa da altri. Persone che fanno del male ad altre persone, in un rapporto paritario che diventa, attraverso un solo pensiero, una sola azione, una singola scelta, immediatamente di sudditanza dell’uno rispetto all’altro.

Parte sostanziale di questo ammaliamento, a memoria d’uomo, risiede nelle tradizioni che, ad ogni modo, molto hanno a che fare con le religioni; e uso il plurale non a caso, visto che la figura del Male, antitesi del Bene, perseguita l’essere umano in ogni sua manifestazione di omaggio a essere spirituali e immortali. Il grande Bene e il grande Male, infatti, si ritrovano in modi differenti in tutte le principali religioni conosciute, il che dovrebbe farci ragionare su quanto sia stupido perseguire una guerra santa al giorno d’oggi (ma in realtà anche in passato) visto che ognuna di esse ha elementi comuni, molto chiari e definibili con le altre. Qualche esempio, tanto per generalizzare il concetto di Male.

Le tre grandi religioni monoteiste, Cristianesimo, Ebraismo e Islam, la triade che detiene il potere spirituale mondiale dall’alba dei tempi, individua il Diavolo, il Male, l’Entità negativa in maniera diversa seppur combaciante con le altre. L’Islam, ad esempio, crede nella figura di Iblīs, il tentatore, che ha come potere quello di suggestionare negativamente l’uomo. Gli ebrei, dal canto loro, esprimono il concetto con il termine ha-satan, tradotto poi nel nostro "Satana", che si pone come “l’avversario, il contraddittore”, colui il quale ha deciso di opporre il suo potere al potere di Dio. Sul Cristianesimo ci arrivo tra poco, ma nel frattempo anche altri culti credono che esistano spiriti malvagi e distruttori: lo Zoroastrismo definisce questa figura col nome di Angra Mainyu, lo Spirito del Male; per l’Induismo non esiste un solo essere, bensì più spiriti rientranti nel concetto di Asura e capaci di compiere atti malvagi; il culto politeista più celebre, quello egizio, riconosce in Seth la figura del male, l’empio che in prima persona si macchia di atti di efferatezza, uccidendo e facendo a pezzi il suo stesso fratello Osiride.

In pratica la figura del Maligno, benché denominato in maniera diversa da culto a culto, si trascina da qualche millennio tra le varie generazioni di uomini che hanno camminato sulla Terra. Il fatto divertente è che si tratta di considerazioni che sono rimaste pressoché immutate nel tempo, nonostante vi stata sia l’evoluzione delle società, nonostante si sia persa la verve che teneva le genti legate al terrore di venire puniti nell’Aldilà. Il concetto di Male, e la stessa figura del Male, che oggi vi presento con il suo nome più celebre, Lucifero, si è andata modificando nei secoli con la conseguenza di doversi misurare con una società sempre più cinica e, come abbiamo detto prima, passivo-aggressiva.

Lucifero non è solo l’emblema di tutto quello che va evitato, ma anche il simbolo di come il Cristianesimo abbia profondamente intaccato lo sviluppo della cultura occidentale. La letteratura è piena di testi in cui il Diavolo, il Signore delle Tenebre, a un certo punto si attiva in prima persona per mandare a scatafascio il nostro fragile sistema etico e sociale.

Se è vero che l’uomo è stato creato dall’argilla, allora è vero che si tratta dell’animale più malleabile che passeggia sul pianeta. L’unico abbastanza evoluto da sviluppare nel tempo non uno ma molti diversi culti, l’unico a definire una propria morale in vista di qualche vita dopo la morte. Perché una sola non ci basta, noi vogliamo di più, sempre.

Negli anni in cui il dominio della Chiesa gestiva le vite di intere popolazioni appare chiaro come l’influenza dei dogmi abbia scandito il modo di vivere delle persone. Il primo grande autore che ha pensato di affrontare il tema dell’Aldilà è senza dubbio Dante. Pieno Medioevo, un Quattordicesimo secolo in fervente movimento culturale prossimo al Rinascimento ma che, al contempo, restava fortemente ancorato al credo religioso. Dante è stato l’artefice di un modello di Aldilà talmente perfetto e ben organizzato che, in un cero senso, è difficile ancora oggi immaginarne uno diverso. La sua bellezza sta proprio nella potente differenza che l’autore riscontra tra le due figure cardine di ogni religione: per Dante, infatti, Dio è talmente al di sopra della concezione umana che nemmeno con la poesia e le parole più perfette si sarebbe in grado di descriverlo. Al contrario, la discesa nel lago del Cocito, durante la quale, insieme a Virgilio, si trova faccia a faccia con Lucifero in persona, dimostra due cose fondamentali: la prima è che il male, proprio perché molto più vicino all’uomo e alla mortalità, è non solo assolutamente descrivibile, ma è anche un vero concentrato di bestialità e vizio che rende sofferente chi lo ha di fronte. La seconda, più spirituale, è che si tratta di una condizione necessaria, un dualismo che permette la simmetria completa e complementare, il cui ruolo (il degrado morale e il peccato) serve da monito per arrivare al vero Bene. Lucifero è grottesco, gigantesco, ha tre sbavanti e sanguinolente facce, le cui bocce divorano incessantemente i grandi peccatori (Giuda, Bruto e Cassio, e sì, Dante era palesemente di parte contro i cesaricidi). Le sue ali da pipistrello sporgono da un torso peloso e nero e scalare il corpo mostruoso di quello che fu “la creatura ch’ebbe il bel sembiante” sarà stato un evento unico e profondamente toccante. Lucifero è presente anche due secoli dopo in uno dei capolavori di Christopher Marlowe, Il Dottor Faust. Anche in questo testo si descrive il re degli inferi ma non si parla mai della sua figura fisica, quanto più delle caratteristiche che esso incarna. Se le tre bocche, per Dante, erano simbolo di odio, impotenza e ignoranza, Marlowe sostiene che il grave peccato che costò a Lucifero la sua condanna fu la superbia, legata all’ambizione e all’insolenza. Circa un secolo dopo la pubblicazione del Faust, fu Milton, con il Paradiso perduto del 1667, a dare un’ulteriore idea della figura del Maligno, sottolineandone la sua natura corrotta e ambiziosa e la conseguente cacciata dal Paradiso. Nel giro di pochi secoli si è passati dal focalizzarsi sul concetto di Inferno a quello della figura che lo governa, senza sapere, oggi, che nel best seller per eccellenza, la Sacra Bibbia, la ribellione di Satana semplicemente non è mai menzionata. Nemmeno una volta. La storia della cacciata, dell’angelo più bello che si rivolta contro il suo Dio creatore, è frutto di una serie di “collazioni”, chiamiamole così, tra scritti apocrifi e opere dei profeti, in special modo Isaia, che paragona la condotta del re di Babilonia a quella di lucifer.

Attorno al mito di Lucifero, quindi, sono stati scritti poemi, riferimenti, sceneggiature (si pensi all’attuale serie tv Lucifer in onda sulla piattaforma Netflix), ma la figura del diavolo, la sua essenza, è ben più complessa da definire di così. La storia vuole che Lucifero, il portatore di Luce, abbia guidato la rivolta di alcuni angeli in modo da elevarsi al di sopra di Dio. Tale ribellione sarebbe scaturita dalla richiesta da parte di Dio di venerare gli uomini, da lui creati, allo stesso modo in cui veneravano Lui. Be’, non era accettabile. Un’altra versione, quella da cui si muove la trama di Lucifer, è la volontà da parte dell’angelo di voler possedere anch’egli il libero arbitrio, concesso agli uomini ma negato agli angeli. La scelta per sé stessi è il primo passo per la presa di coscienza delle proprie responsabilità, è vero, ma è anche un eccellente modo per avere effettivamente molte più libertà in ogni situazione della vita. Infine, un'ulteriore versione sembra essere una grande “trollata” di Dio e di Lucifero, i quali non solo non sono mai stati in conflitto ma, anzi, hanno dimostrato la profonda devozione dell’angelo nei confronti del suo creatore. La scelta di farsi carico di tutte le colpe dell’umanità, l’abbandono volontario del Paradiso in quanto solo gli esseri puri possono farvi parte, e la speranza che un giorno gli uomini si sarebbero resi conto che sono loro stessi i fautori delle proprie disgrazie.

A tale conclusione, tuttavia, sembra che non ci siamo ancora arrivati. Così come adoriamo guardare e giudicare il prossimo che si comporta come non dovrebbe, godendone anche, abbiamo passato secoli ad affibbiare colpe e pregiudizi su chiunque mostrasse anche il solo sintomo di diversità, sia essa intelligente, creativa o difficile da comprendere. La caccia alle streghe, spose appunto del Demonio, ne sono una crudele e lampante prova. Le figure letterarie di personaggi dannati, gli empi che nemmeno l’inferno accetta, primi tra tutti i vampiri, hanno riempito scaffali e biblioteche.

Lucifer credo sia una delle forme più intelligenti, ad oggi in circolazione, per dimostrare alcuni punti che già erano chiari fin dai tempi di Dante, con alcune modifiche e necessari modernismi. Il Lucifero protagonista è l’incarnazione della tradizione giunta sino a noi: tentatore, manipolatore, legato al piacere, alle punizioni, immortale ovviamente, e in eterno conflitto con il Padre. A metà tra le conoscenze bibliche e inserimenti nuovi, il Re dell’Inferno afferma con ardore che egli non è il male, lui punisce il male. E la poesia sta tutta lì. La certezza che non è così semplice dare la colpa a qualcun altro per i propri errori, che l’essenza stessa del male e della corruzione morale stagna dentro di noi. L’Inferno in cui tortura i suoi dannati si discosta, per certi versi, da quello che abbiamo imparato a conoscere con Dante: non ci sono gironi o cerchi, ma porte, porte di stanze in cui in solitudine ogni anima rivive in un eterno circolo la sua colpa, un serpente che si morde la coda e che tortura il dannato in base a quello che è stato il suo più grande fallimento morale, etico, sociale nella vita. Vige il contrappasso per alcune colpe (ami la vita, vieni punito morendo di continuo; ti piace mangiare, vedi il cibo ma sei costretto a digiunare) ma Lucifero stesso afferma che nessuno costringe le anime a restare lì. Inconsciamente esse sanno di meritare la dannazione e solo quando saranno veramente, sinceramente pentite, potranno andare via, solo che non è mai successo. E questo perché ognuno di noi sa che è davvero artefice del proprio destino, che davvero è possessore del libero arbitrio e che quindi, appoggiare il peso delle nostre consapevoli colpe sulle spalle di un altro non risolve lo scontro con il nostro stesso subconscio, o coscienza se volete, che alla fine avrà comunque l’ultima parola.

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