L’influenza (discutibile) degli influencer

Aggiornato il: 8 apr 2020

Quando l’editoria diventa social.



“Carneade? Chi era costui?”

Per forza di cose, a scuola i Promessi sposi li abbiamo studiati tutti. Il capitolo VIII si caratterizza per la domanda sopracitata, espressa da quel cuor di leone di Don Abbondio che, oltre a fare scuola, ha creato il celebre modo di dire che è derivato (“Persona ignota, mai sentita nominare: per me è un c.”, Treccani docet).

Ma il fatto che Manzoni lo citi non significa che tutti sanno chi sia. Be’, ve lo diciamo noi. Carneade è stato un filosofo greco della corrente degli scettici (il che già è tutto dire) che si è fatto conoscere per l’ambasceria portata a Roma a nome degli ateniesi che accusavano la caput mundi di aver saccheggiato la città di Oropo. Il fatto interessante non fu tanto l’ambasciata in sé, quanto l’evento per il quale Carneade passò successivamente alla storia: nell’arco di due giornate si rese protagonista di ben due discorsi di fronte a una vasta platea, mettendo in mostra le sue doti dialettiche e affrontando lo stesso argomento, con estrema enfasi, affermando e confutando lo stesso tema.


Cosa c’entrano Don Abbondio e Carneade, vi starete chiedendo, con il titolo di questo articolo? C’entrano, c’entrano!

Il terzo millennio è l’epoca dei social, di Instagram e, soprattutto degli influencer. Ma non stiamo parlando di Chiara Ferragni o di Sonia Peronaci, perché per quanto ci piaccia mangiare e vestirci alla moda non è di questo che trentapagine si occupa. No, a noi interessano i book influencer.

È una categoria di “instagrammer” sorta da pochissimo e che, nonostante la poca notorietà (e per poca intendo che ancora non è diventato un vero e proprio mestiere com’è stato per altri argomenti da blog), ha già causato parecchi drammi. Si tratta di giovani utilizzatori dei social che acquistano fiotti di follower (e di sponsor) fotografando il libro che magari hanno appena terminato di leggere in contesti particolarmente curati. Parliamo di tipiche foto da Instagram, niente di scandaloso: sfondi scelti con cura, abbinamenti di colori, qualche filtro e, sempre più spesso, immancabilmente, piatti di focaccine o tazze di caffè. Non ci sono recensioni, non ci sono particolari commenti, solo qualche hashtag e le classiche frasi dette call to action, ovvero inviti all’azione che avrebbero il compito di spronare i seguaci di questi book influencer appunto a leggere, o meglio ancora ad acquistare, il libro protagonista della foto.


Ed ecco che, allora, entra in ballo Carneade. La scorsa settimana ci siamo imbattute in due articoli, di cui vi lasceremo i link a fine post, che affrontavano la tematica dei book influencer da due prospettive diametralmente opposte.

Da un lato abbiamo “il Giornale”, rinomato quotidiano nazionale che a volte tende ad affrontare determinati argomenti con un piglio leggermente polemico. L’autore dell’articolo, intitolato Social, sessiste e "carine". Ecco le influencer (modaiole) del libro, attacca, in poche righe e a spada tratta, la professione di cui sopra. Descrive queste giovani ragazze, poiché si concentra sui nomi di alcune tra le più seguite che appartengono appunto al gentil sesso, come un gruppo di frivole superficiali che non apportano nulla di utile a livello culturale al mondo editoriale, anzi. Sono “artiste” che pensano più a come pubblicare una foto accattivante anziché soffermarsi sul contenuto del libro, senza esprimere pareri in merito alla trama, o all’autore. Insomma, vengono un po’ strapazzate.

Tali considerazioni hanno scatenato la risposta di alcune riviste, online e non, che si sono schierate in difesa di queste fanciulle, come il principe Filippo contro Malefica trasformata in drago, smontando una per una le affermazioni del quotidiano di prima. Decisamente carneidiana è stata la risposta di “Wired”. Il titolo dell’articolo è Le book influencer vetriniste e lo svilimento del lavoro culturale e lo schieramento in favore di questa nuova occupazione è più che palese. L’enfasi, qui, viene convogliata verso il sessismo espresso dal “Giornale” e, come dice il titolo, allo svilimento di quello che, nonostante le obiezioni, sta diventando un vero e proprio lavoro in ambito culturale.

Noi non abbiamo intenzione di schierarci poiché, se avrete la pazienza di leggere entrambi gli articoli, vi renderete conto voi stessi che, al netto dei toni battaglieri e critici di ognuno dei due giornalisti, gli spunti di riflessione ci sono, sono tanti e, a parer nostro, tutti egualmente condivisibili.


Noi ragazze di trentapagine abbiamo scelto di occuparci di editoria come professione, innamorate non solo dell’oggetto libro ma di tutto quello che ne consegue. Ci piacciono le fiere, le novità, le tirature limitate, le pagine di carta e quelle di bit. Ci piace parlarne e che se ne parli. Quando hai a che fare con i libri tutto, automaticamente, diventa cultura. Limitatamente alle nostre opinioni personali ci teniamo a difendere chiunque decida di impiegare le proprie abilità in favore della trasmissione della cultura, anche se questo avviene con una foto, una tazza di caffè e un milione di follower su Instagram.

Ma c'è da dire anche che esiste lavoro e lavoro e sarebbe ipocrita non tenere presente che piccole o grandi case editrici, autori autoprodotti, curatori e giornalisti utilizzano i propri studi, la propria esperienza, non solo per far conoscere un titolo, ma anche per trasmettere un’idea, una sensazione, una questione, un interesse. Il libro è la prima, vera e più pura fonte di conoscenza che possediamo. Non si tratta di una risma di fogli imbrattati da un po’ di inchiostro, bensì di lavoro, di passione, di tempo, e merita di essere trattato per ciò che è.

Sarebbe retrogrado non considerare che i social fanno sempre più parte, inevitabilmente, delle nostre vite. Sono i primi media di riferimento per qualsiasi tipo di notizia, evento, curiosità. Stiamo attraversando una sorta di nuova evoluzione della specie che si sta muovendo talmente in fretta rispetto a tutto quello che abbiamo raggiunto finora da generare sempre più spesso emicranie e incomprensioni.

Avere a che fare con il mondo social ha cambiato profondamente il modo che avevamo di approcciarci alla cultura in generale e all’editoria in particolare. Utilizzare i nuovi canali digitali a vantaggio di una comunicazione più mirata verso quelle fasce di potenziali lettori, difficili, se non impossibili, da raggiungere con le pagine di cultura dei quotidiani, dovrebbe spronare chi di dovere a ridefinire i propri “pregiudizi”.

Al tempo che fu, l’idea stessa di un ebook sembrava frutto dei deliri degli eretici medievali, eppure sempre più persone riescono ad avvicinarsi alla lettura, collimando il proprio stile di vita frenetico al piacere dell’estraniazione tra le pagine di un buon libro, proprio grazie alla maneggevolezza e leggerezza di un reader. Non dovrebbe importare dove si fa cultura, o come. Non dovrebbe essere un problema, o fonte di una guerra civile tra i membri della stessa razza dei comunicatori, il modo in cui le nuove generazioni si approcciano al mondo editoriale. Se un book influencer ha un milione di follower e anche solo un decimo di quei seguaci decide di acquistare il libro protagonista della foto con il cappuccino e la tovaglietta a fiori, allora ben venga! Sarebbe la conferma di una strategia davvero vincente. Sarebbe la conferma che almeno un decimo di quei follower non mette cuoricini a caso su tutto quello che vede; che davvero, in questo caso, l’influenza c’è stata ed è stata positiva.

Che siano donne, uomini, giovani, vecchi, fotografi di professione o baristi, chi se ne frega! Quella persona poteva fare qualsiasi cosa su Instagram, compresa una fotosequenza di lui/lei che passa l’aspirapolvere contro il battiscopa di casa. Ha scelto di occuparsi di libri… che il cielo lo benedica!


Di seguito vi lasciamo i link degli articoli pietre dello scandalo e confidiamo in un commento da parte vostra.

Questi book influencer: ci piacciono o non ci piacciono?

A posteri (e a voi) l’ardua sentenza!


https://www.wired.it/play/libri/2020/01/09/polemica-book-influencer-vetriniste/

https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/social-sessiste-e-carine-ecco-influencer-modaiole-libro-1808202.html

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