La nostra intervista doppia: Alessandra vs Rebecca

Aggiornato il: 8 apr 2020

La forza della cooperazione può essere la svolta esistenziale di ognuno di noi. Tutti abbiamo noi stessi da cui ricominciare, ma a volte un paio di gambe di riserva ci ricordano che correre prolungatamente accorcia sensibilmente la distanza tra noi e i nostri obiettivi.

Un sabato sera come altri me ne stavo davanti il pc scrivendo un nuovo articolo, con una tazza di tè fumante in mano. Pensavo che, se ci fosse stata la mia socia Rebecca, l'odore di muffin alla fragola, quello della mia bevanda, l'avrebbe infastidita non poco. Del resto, io vado pazza per il tè, lei no, come io odio il caffè, mentre invece lei lo adora.

Siamo due persone diametralmente opposte e fortemente dissonanti, ma questa, in fin dei conti, è la nostra forza: lei vede ciò che io non vedo, io completo ciò che lei non completa.

In quasi due anni di conoscenza, abbiamo riscontrato più elementi discordanti che accomunanti, ma abbiamo anche fatto forza su questi elementi per creare una (si spera) indissolubile reciprocità. Per questo, lavorare duramente insieme è stimolante e molto poco stancante.

Un sabato sera come tanti, dunque, ho messo a punto questa intervista doppia con la tazza tra le mani e un horror in sottofondo, che a lei non sarebbe sicuramente piaciuto. L'ho fatto perché possiate conoscerci e possiate guardarvi intorno, nella speranza di trovare anche voi, nell'individuo più lontano dalla vostra unicità, uno stimolo per migliorarvi e realizzare i vostri obiettivi. Questo è quello che sento quando collaboriamo.


Nome:

A: Alessandra

R: Rebecca


Età:

A: classe 1986

R: ancora per un anno e qualche mese sotto i TRENTA


L'ultima cosa a cui pensi prima di andare a dormire:

A: niente, mi addormento appena tocco il cuscino

R: mah, essenzialmente mi riepilogo la giornata o penso a qualcosa fantasticando su come vorrei che accadesse, così alla fine mi addormento


Raccontaci il primo approccio con i libri:

A: i libri di mia madre nello scaffale. Ricordo "Addio Volodia" di Simon Signoret e "Concerto rosso" di Pierluigi Berbotto. Poi, ogni sera una favola, inventata o letta.

R: non saprei il primo vero approccio a quando risale. Ho sempre avuto la casa invasa da libri, ma ricordo che mia madre, la mia fornitrice ufficiale tendeva a regalarmeli più che a leggermeli. Quando eravamo molto piccoli io e mio fratello, però, più che favole normali se n'era inventata una a puntate sull'Angelo Ciuffettino. Ancora mi fa ridere...


Chi è che ti ha iniziato alla letteratura?

A: la mia mamma.

R: mamma, un libro di fiabe regionali quando avevo sette anni e una riedizione di "Molto rumore per nulla" al mio nono compleanno


Raccontaci come è nato il tuo amore per la scrittura:

A: la mia maestra alle elementari mi fece tenere un diario. Mi dava poi dei temi extra per casa, chiedendomi di descrivere determinate emozioni in determinati contesti, come le feste, il Natale, la domenica in famiglia.

R: ma in realtà non sono poi tanto scrittrice. Tra le due Ale è senza dubbio la metà creativa della coppia. Io tendo a esternare in forma scritta solo se c'è qualcosa che davvero mi appassiona o mi turba emotivamente. In quel caso magari butto giù due righe ma sul mio quadernino personale e senza renderlo pubblico.


Quando hai capito che questo sarebbe stato il lavoro della tua vita?

A: l'ho capito tardi, veramente tardi.

R: credo di averlo sempre saputo. Ho indirizzato passioni, studi, sacrifici, formazione e indifferenza verso le critiche ricevute da parte di chiunque sapendo che in ogni caso la mia vita sarebbe stata questa. E poi ho visto casualmente due tre film nello stesso arco di tempo i cui protagonisti lavoravano nel mondo editoriale, scrittori, editor, correttori. Ho detto "ecco, è esattamente quello che voglio essere".


La tua preoccupazione più grande?

A: l'ammalarmi irreversibilmente.

R: fallire, non riuscire, perdere le persone a cui tengo.


Quanti libri hai letto nella tua vita?

A: qualche centinaio.

R: non ne ho idea, anche perché tendo a rileggere più volte lo stesso libro anche nello stesso anno.


Il tuo libro preferito?

A: "Lamento di Portnoy" di Philip Roth.

R: non ce n'è solo uno, ma se proprio dovessi scegliere direi "Orgoglio e pregiudizio".


Il libro che non hai finito mai di leggere?

A: "Il nome della rosa", da quando avevo 11 anni.

R: "Via Gemito", di Domenico Starnone. Ho ancora gli incubi.


Il libro che hai sempre promesso di leggere ma non lo hai mai fatto?

A: i libri di Kafka.

R: i russi.


Lo scrittore più influente della storia secondo te?

A: William Shakespeare.

R: concordo con Ale, e aggiungo anche Dante.


Motiva la tua scelta:

A: è innegabilmente lo scrittore che attraverso il racconto delle emozioni umane riesce a rimanere attuale come nessuno.

R: devo motivare entrambi? Ok. Be' Shakespeare ha scritto in uno dei periodi storici più ricchi dal punto di vista culturale, non solo per il suo Paese, ma ha saputo raccontare l'intero genere umano, ha descritto passioni, rapporti, paure, esempi di vita che possono tranquillamente essere attuali e riferiti a chiunque, non importa il paese d'origine, la classe sociale o il livello culturale di una persona. E Dante, credo si possa dire che tutta la letteratura successiva al 1300 debba riconoscere l'enorme salto di qualità dovuto proprio al tipo di opere che lui propose. Credo sia stato un vero innovatore, un temerario, uno dei pochi che è rimasto coerente con le sue idee, criticando aspramente ciò in cui non concordava e dando all'umanità uno dei più maestosi e crudi poemi mai scritti. Dai, Dante si commenta da solo.


Lo scrittore che reputi più inutile?

A: Quelli che scrivono instabook. Che non sono scrittori.

R: oddio avrei due tre nomi ma non è il caso di farli. Diciamo quelli inutilmente retorici e convinti di produrre capolavori quando in realtà accostano solo una serie di frasi fatte filosofeggianti e senza vera profondità letteraria.


Il libro che meno ti è piaciuto:

A: "Madame Bovary" di Flaubert. Pesantissimo.

R: "Diario di un killer sentimentale" di Sepùlveda. Prometteva più di quanto poi ha mantenuto.


Cosa vuol dire oggi aprire un service letterario?

A: combattere con i sogni della gente, da maneggiare con cura, spiegare perché bisogna investire per realizzare i sogni senza beccarsi gratuitamente dei truffatori e confrontarsi con la concorrenza in un ambiente saturo. Avere un lavoro difficile e bellissimo.

R: aprire un service oggi è una scommessa. Una scommessa che non sai nemmeno quando e se la vincerai o perderai, senza data di scadenza definita. È confrontarsi con i migliori che già lavorano da anni in questo campo, dimostrare di avere le capacità per competere. Creare un rapporto di fiducia con chi ci affida i propri lavori e renderli fieri di averci scelto. E poi è difficile, aprire un service è veramente difficile. Ma sono abbastanza sicura che la tenacia e la motivazione diano sempre una grossa mano.


La prima e la seconda cosa che deve imparare uno scrittore esordiente?

A: l'umiltà ed il corretto uso della lingua e della costruzione del testo.

R: il fatto di non essere perfetto e quindi di poter sbagliare nonostante le proprie convinzioni e accettare senza risentimento critiche costruttive e commenti. E soprattutto la consapevolezza che l'aver scritto un testo non fa di te, automaticamente, uno scrittore.


Com'è lavorare con la tua socia?

A: stimolante. Mi insegna sempre qualcosa.

R: è un ciclone, pieno di idee. È bello perché nonostante le differenze alla fine è come se stessimo tirando la stessa corda da due capi opposti arrivando comunque sempre a un compromesso. Ma la deve smettere di fare tutti quei selfie.


Descrivila in tre parole:

A: Rebecca è ossessivo-compulsiva. Sono quattro!

R: creativa, ottimista, propositiva. E da brava ossessiva ne ho messe tre.


La cosa che ti piace di più di lei?

A: l'apertura al dialogo.

R: il non avere filtri, dice quello che pensa, sempre.


La cosa che ti piace invece di meno?

A: al momento non c'è.

R: l'ossessione per le fotooo.


Che ruolo hai all'interno della vostra impresa?

A: sono un editor e mi occupo della gestione della parte creativa.

R: correttore bozze, revisore, e incidentalmente anche editor. Mi occupo della parte strettamente tecnica del lavoro. La parte puntigliosa.


Chi sei all'interno della vostra impresa?

A: la cazzona.

R: eh mi tocca fare quella seria.


Chi lavora di più?

A: contribuiamo in egual maniera con le nostre competenze.

R: entrambe, abbiamo diviso i compiti in modo che non capiti mai che una delle due si ammazzi di fatica mentre l'altra è in vegetazione.


Chi manifesta più deficit di attenzione?

A: io!

R: lei, decisamente.


Chi interrompe continuamente?

A: io!

R: lei... decisamente.


Un ricordo dei vostri inizi che porterete per sempre?

A: le riunioni a casa mia interrotte dalla stesura dei panni. Con l'ovvio sottofondo del rumore della lavatrice.

R: "Rebecca posso offrirti qualcosa? Ti va un tè?" "No Ale, grazie, io non bevo te". Stesse due frasi riproposte ogni volta come se fosse la prima. Ah e i pranzi della nonna… si sono molto legata a ricordi relativi al cibo.


Una cosa che ancora non hai capito della vita:

A: non ho capito niente.

R: non ho capito come fa la gente ad averci capito qualcosa.


È meglio crescere o rimanere bambine?

A: rimanere tra le braccia di chi ami.

R: crescere, nonostante tutto, ha molti vantaggi. Penso che sia una scelta che dipende molto dalla fase della vita che si attraversa. Magari rispondo tra due tre anni e vediamo che ci esce.


Un detto che racchiude la tua vita?

A: i cavalli buoni si vedono al traguardo.

R: make a wish, go beyond. Che poi è una perifrasi per descrivere la perseveranza.



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