La paura fa... tutti i numeri che può: l'impatto dell'orrore sul pubblico

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Quando è stato programmato a tavolino di scrivere gli articoli di ottobre, ormai diverso tempo fa, io, Alessandra, ho ponderato, tra le varie proposte, quella forse un pochino ovvia dell'articolo che andrete a leggere.

Ma come siamo arrivate a una cosa del genere, così banale ma super necessaria per certi versi, come quella della reazione del pubblico alle proposte dell'orrore nell'arte, negli scaffali delle librerie e sullo schermo? Tramite un aneddoto. Tra le due, sono notoriamente la "donna degli aneddoti", sia sul blog che nella vita e, spesso, i tortuosi percorsi di pensiero (nonché "pipponi") mi portano ad avere delle buone folgorazioni e fare delle intro prolisse ma intense; ad esempio, la seguente.

Si parlava di horror e la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un racconto di mia madre e mio padre al cinema: andarono a vedere L'esorcista di Friedkin, nel 1974. Facendo due calcoli erano appena fidanzati e l'idea che siano andati a vedere un film così figo e terrificante mi fa veramente volare, pensando, soprattutto, che mio padre è un appassionato del genere e mia madre è l'esatto opposto. Insomma, lei guardò tutto il film con le mani davanti, io e mio padre lo abbiamo rivisto insieme. Quando uscì nelle sale, come citano diversi articoli dell'epoca, oltre a un fiume di incassi si ebbero reazioni esagerate dal punto di vista emotivo da parte della platea: svenimenti, uscite degne dei migliori centometristi dalla sala, risate e divertimento dopo jumpscare magistrali, interventi delle forze dell'ordine, crisi epilettiche, terrore puro con la proiezione di pochi miseri fotogrammi con la faccia del demone Pazuzu (se non lo avete visto mai, guardate la versione integrale. E pensare che quelle erano semplici prove di trucco sulla controfigura dell'attrice protagonista Linda Blair, ovvero su Eileen Dietz, che donarono anche a me la paura di quel volto per anni), capannelli di fanatici religiosi contrari alla proiezione. Tutto questo dopo quasi cinquanta lunghissimi anni in cui è stato tutto scritto, detto e proiettato, lo ritroviamo con un semplice click perché ha fatto la storia. L'esorcista, possiamo dirlo, ha cambiato la storia. Innovativo, blasfemo, crudo e senza via d'uscita, lo abbiamo visto tutti, ce lo ricordiamo tutti e, nonostante alcuni film successivi si siano spinti molto, molto oltre, viene posto nel privé dell'Olimpo cinematografico su scala mondiale. E, per gli amanti del genere, indubbiamente nel proprio.


Ma il 1974 è una data che dista quasi un secolo dalla nascita dell'horror e più di due secoli dalla nascita della letteratura del genere. L'ambito cinematografico ha sempre attinto nel paiolo di quello letterario e la reazione del pubblico è stata, a livello di percorso, la medesima: il materializzarsi davanti agli occhi di un immaginario oscuro e temuto, tenuto nascosto da necessità storiche e di costume, dava un'alternativa così ghiotta da divertire e terrificare allo stesso tempo. La creazione di personaggi facenti parte già di leggende popolari, dotati di un nome e di una trama finalmente conservabile non più solo nella memoria collettiva ma tra le pagine, quella di ambientazioni non più relegate ai libri di storia ma vive nelle loro crepuscolari descrizioni e, infine, la creazione di scenari dove l'azione violenta sostituiva il corteggiamento o la questione d'onore stuzzicò in modo così travolgente il pubblico da creare una corrente da subito indipendente e, nel corso di qualche decennio, far sì che questa letteratura passata dal genere gotico a quello dell'orrore avesse delle sottocategorie sempre più nutrite nel tempo. Il cambiamento sociale giocò un ruolo assolutamente importante nel passaggio da un genere all'altro: la rivoluzione industriale, il mutamento delle classi e il benessere apportato dallo stesso, il ruolo di una donna (letterario e, in senso più ampio, quotidiano) che debuttando in società doveva ancora mostrare (anche su carta) la propria purezza ma diveniva eroina e non veniva più confinata nel ruolo di "spalla", tutto ciò fecero desiderare l'infrazione di alcuni paletti posti negli stantii generi fino ad allora contemplati. Abbiamo già parlato di Le manoir du diable di Georges Méliès, la prima pellicola horror della storia: l'impatto sul pubblico fu quello di fascinazione totale, poiché la spettacolarizzazione dell'orrore era stata sperimentata solo su carta. Questa, per andare avanti, ha avuto bisogno di una vera e propria "spettacolarizzazione del terrore": ovvero, reazioni plateali da parte del lettore o dello spettatore che ne garantissero la fortuna a lungo termine. Come ci insegna la storia, la fortuna di questo genere in effetti non è mai stata qualcosa di procrastinabile, anzi, è stato un ferro battuto finché rovente, un'onda cavalcata da scrittori e registi che hanno saputo non relegare un genere così discusso e diviso in una nicchia ma, al contrario, hanno deciso di donargli nuove facce fino a renderlo sempre più apprezzabile dai fruitori indipendentemente dal genere, dall'età e dall'istruzione, grazie alla sua immensa versatilità. Cambiando, di fatti, anche il periodo storico, evolvendosi dunque l'individuo, le nuove paure sono state il terreno più fertile da cui ricavare nuova linfa; il vero segreto del successo del genere credo sia proprio questo: nuove paure, nuovo modo di esorcizzarle a livello visivo. E il pubblico, spesso, non aspetta altro. Aspettiamo un fiume di romanzi e film su questo nostro periodo così indecifrabile e difficile.

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