La triste vita delle sorelle Brontë


Avete presente quando andate al supermercato e vi trovate di fronte l'offerta del 3x2? Ecco, oggi, al prezzo di una sola, voglio regalarvi ben tre autrici, un gruppetto di sorelle che, nell'arco di quella che si potrebbe definire un' esistenza breve ma intensa, hanno siglato una grossa fetta di letteratura inglese.

Non so perché, ma mi sono accorta che durante l'estate mi parte l'ormone nostalgico, sarà il caldo o il più tempo a disposizione, bah. Sta di fatto che nei momenti di catalessi mi metto a pensare a quelli che sono stati i grandi incontri della mia vita. Con le Brontës sisters il viale delle rimembranze si riempie come non mai. Da brava amante dei classici, le storie strappalacrime sono il mio pane quotidiano, una sorta di difesa contro questa insistenza della vita moderna che ti vuole sempre allegra e un tentativo maldestro di vivermi un passato in cui non avrei mai potuto passeggiare. Tra i romanzi da loro prodotti e le vite, brevissime, che hanno avuto, Emily, Charlotte e Anne hanno praticamente riscritto la definizione di sadness.

Famiglia numerosa la loro, ben sei figli, maledetta dal morbo della tubercolosi che si è portato via, uno per uno, tutta la progenie, iniziando da quelle maggiori che lasciarono questo mondo davvero in giovane età, a soli 11 e 9 anni (Mary prima ed Elizabeth subito dopo). Gli spostamenti furono molti: i genitori, ed in particolare il padre, un curato, cercò di risparmiare ai figli rimasti il destino di una malattia devastante come il tifo, che si stava propagando nel collegio in cui le figlie stavano studiando.

All’anagrafe il reverendo Patrick era conosciuto con il cognome Prunty, anche se altre fonti affermano che fosse Brunty o O' Prantee. Tuttavia, pare che come omaggio e festeggiamento per la nuova carica politica assunta da Horatio Nelson e conferitagli da nientemeno che Re Ferdinando di Borbone, la famiglia acquisì un nuovo cognome. Dal Duca di Bronte, quindi, la famiglia modificò il cognome in Brontë (come il celebre pistacchio e l’area siciliana che veniva posta sotto la guida del nuovo duca, ma con un che di esotico espresso nell'aggiunta della dieresi sulla “e” finale, che foneticamente esprimeva che la vocale andasse letta e non fosse muta come molte delle parole inglesi con la stessa situazione). Un cambiamento così radicale poteva voler significare la volontà, da parte della famiglia delle autrici, di ricominciare daccapo, cercando di superare la morte delle due figlie maggiori e del fratellino, l’unico maschietto del gruppo. Così non è stato.

La fortuna, tuttavia, manifesta sempre in modi misteriosi, non poteva permettere che una famigliola tanto per bene e così carica di dispiaceri venisse dimenticata e rasa al suolo dalla tisi. Accadde dunque che le tre ragazze rimaste, Emily, Charlotte e Anne, manifestarono una particolare dote nell'arte scrittoria e, a volte in solitaria a volte insieme tra loro, buttarono giù una serie di componimenti poetici, brevi racconti e una saga che narrava le vicende della famiglia. Pubblicate sotto pseudonimi come Poems by Currer, Ellis and Acton Bell, le ragazze mostrarono al mondo le loro competenze liriche e approfittarono della creazione di questi nom de plume per pubblicare ognuna il proprio romanzo. Un editore aveva notato l'abilità di penna soprattutto di Emily (Ellis), ma le storie che resero celebri tutte e tre le sorelle diventarono dei veri e propri best seller sia con la pubblicazione sotto pseudonimo sia dopo che fu riconosciuta la reale maternità dell'opera di ciascuna.


Emily, la maggiore delle tre, fu quella che continua a ricevere maggior successo, e per buonissimi motivi. In trent’anni su questa terra scrisse un solo romanzo, Cime tempestose. Ecco, quando si parla di classici senza tempo, Cime tempestose scala la cima dell’Olimpo letterario e fa a botte per contendersi la pol position. È più di un romanzo, è una vera dichiarazione di intenti. Un capolavoro con tante di quelle riflessioni, verità, durezze, silenzi, amore, che praticamente puoi scegliere anche una pagina a caso e leggerlo ogni tanto anche solo per renderti conto che anche nell’Ottocento le relazioni erano un casino. Heathcliff è, per certi versi versi, molto simile al Mr. Darcy austeniano, ma più chiuso nella sua inadeguatezza, più vincolato a un amore che non potrà mai esprimere e che perderà pur facendolo suo per sempre. Cime tempestose è l’antitesi di Orgoglio e pregiudizio, non c’è lieto fine, non c’è il matrimonio d’amore, non c’è la società inglese al suo massimo splendore. Diversamente da Jane Austen, anzi, Emily Brontë non manca di sottolineare e poetizzare le esperienze più simili alla vita di tutti i giorni, una società fondata sul disprezzo per i meno abbienti, le convenzioni da rispettare, il fine maggiore che giustifica anche i comportamenti peggiori (vedi la scelta di Cathrine di sposare comunque Linton anche se il suo cuore era perso proprio Heathcliff).

Dopotutto, da una donna morta nel fiore degli anni, con un istinto letterario invidiabile e una famiglia che aveva attraversato moltissimi lutti, e spostamenti, e crisi, non ci si poteva aspettare cuori e coriandoli.


Anche Charlotte, comunque, sapeva il fatto suo. Scrisse altro oltre al suo Jane Eyre ma questo resta il suo testamento migliore. A metà tra il dramma e la speranza, Jane è la classica ragazza dolce che prova a sbarcare il lunario e si innamora del suo padrone, scorbutico e riservato, segnato da un segreto che ha modificato il modo che ha di rapportarsi agli altri. A differenza del romanzo della sorella, in Charlotte si assiste a una descrizione di un personaggio femminile molto più attivo, con un progetto, delle idee più decise, la voglia di modificare la propria condizione di partenza. Ma io, come o detto prima, amo le storie disastrate, quindi Cime tempestose resta il migliore tra i due.


Anne, la più giovane delle tre Brontë e quella che visse anche di meno (morì ad appena 29 anni), condivideva con la sorella maggiore l’estro poetico. Insieme a Emily scrisse alcuni componimenti che vennero molto apprezzati dalla critica e si cimentò nella scrittura di alcuni romanzi che ebbero un discreto successo senza mai riuscire a toccare davvero le vette come accadde invece alle sorelle. Il suo capolavoro conclamato è Agnes Grey, figlia di un pastore povero in canna e di una donna che lascia la stabilità economica della famiglia d’origine per seguire il marito. Agnes racconta la sua storia e il rapporto con la sorella e i genitori in prima persona, e lascia intendere anche la visione della vita della sua autrice: più concreta, meno romanzata, più legata al vero.

Tre donne, tre capolavori inglesi, un unico cognome, modificato ad hoc, forse, per restare nell’immaginario collettivo come il sinonimo di arte familiare che trova molteplice espressione pur mantenendo un forte e indissolubile legame di fondo: l’amore tra sorelle.


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