Lasciatevi contagiare

Aggiornato il: 8 apr 2020

Come le epidemie hanno sconvolto l’editoria.

Se c’è una cosa che abbiamo imparato dalla storia è che, nonostante ci provi, la storia in realtà non insegna. Non ce la fa, non riesce davvero a inculcare l’idea che imparando dal passato possiamo vivere meglio il futuro. Ed è per questo che oggi, mercoledì 4 marzo 2020, siamo ancora qui a parlare di epidemie. Negli ultimi trent’anni non ce n’è stata solo una di situazione sanitaria discutibile eppure, chissà perché, il caos e la paranoia che sta creando l’ormai celebre Covid-19 nemmeno la SARS o l’ebola sono riuscite a incutere.

Così, visto che la storia, da sola, non ci riesce proprio a farci capire che le malattie, i disordini, i disastri naturali, le crisi politiche, sociali e demografiche hanno attraversato i millenni, ancor prima dell’era glaciale, ci ha pensato l’uso smodato della nostra fantasia a dare man forte alle ansie del popolo globale. E non servono titoli post-apocalittici, film con tsunami o invasioni aliene per farci cadere ancora di più in traumi psicologici di difficile cura, basta semplicemente osservare cosa si è pubblicato negli anni a tema “moriremo-tutti” (nuovo genere che nuovo non è ma che ci piace tanto rinominare così).

Ecco un breve elenco di titoli, pubblicati recentemente o grandi classici delle crisi mondiali, che ci illuminano su quanto siamo un po’ tutti ipocondriaci, paranoici e fifoni e di come queste nostre eccelse caratteristiche hanno riempito gli scaffali delle librerie mondiali.

  • I promessi sposi, Alessandro Manzoni: partiamo con un grande classico, uno di quei libri che gli studenti leggono a scuola perché fa parte di quei testi che hanno formato generazioni di studenti che alla fine, anche se non lo ammettono tutti, in fondo hanno finito per odiare Manzoni più della peste stessa che fa da sfondo alla trama. Il problema dei Promessi sposi, però, non è tanto il morbo descritto dall’autore e nemmeno la somma attenzione e precisione con cui si descrive la ferocia con cui si è abbattuta sull’Europa del Seicento, quanto il lato umano che ogni grande tragedia lascia emergere. Tutti ci ricordiamo dei Bravi, o di don Abbondio che si rifiuta di celebrare il matrimonio, il voto di Lucia, le trame di don Rodrigo o l’aiuto prezioso di fra’ Cristoforo, ma questo è nulla se paragonato al capitolo di Cecilia. Lo struggimento dei poveretti che vanno a cercare nelle case i cadaveri di chi non ce l’ha fatta e la tenerezza della madre di questa piccola bimba deposta sul carretto col suo vestitino più bello. E le lacrime sgorgano a fiumi. E l’odio verso qualsiasi entità sovrannaturale che ha permesso una simile tragedia le segue a ruota. I promessi sposi sono il caposaldo letterario di ogni calamità naturale dall’Ottocento a oggi. (Garzanti libri, 2002)

  • Io sono leggenda, Richard Matheson: quasi tutti conoscono l’omonima versione cinematografica grazie alla presenza di Will Smith come protagonista. Il libro in questione è di gran lunga più emozionante e possente. La trama è simile a quella della trasposizione, ma la solitudine del dottor Robert Neville, i suoi studi per cercare una cura al virus che ha decimato l’umanità lo rendono un testo profondo e angosciante, potente e ansiogeno. L’inversione dei ruoli si gioca tra giorno e notte, con la popolazione mutata in esseri simili a vampiri che governano le ore di buio e il protagonista che va a caccia di suoi simili forse sopravvissuti appena spunta il sole. Si crea un legame tra cacciatore e preda, in questo modo, che mette ancora più in tensione dell’idea nemmeno troppo audace che giocando con mutazioni genetiche e batteri sconosciuti si possa effettivamente creare in laboratorio un agente patogeno distruttore e imprevedibile che ci uccida tutti. Se avete visto il film leggete il libro. Se vi piacciono gli scenari post-apocalittici leggete il libro e immaginate la faccia di Will Smith quando parla Neville. (Fanucci editore, 2017)

  • Cecità, José Saramago: lo abbiamo accennato parlando delle Intermittenze della morte, il focus on di due settimane fa. In realtà Cecità va letto per diversi motivi. Il primo è perché se Saramago ha vinto un Nobel un motivo ci sarà ed è il fatto che la sua visione utopica/distopica/fantascientifica/irrealistica del mondo ti trascina dalla prima all’ultima pagina senza pietà e senza insoddisfazioni. Inoltre, la sua scrittura dotata di una peculiare e inizialmente poco chiara punteggiatura fionda il lettore in un flusso di coscienza che sa tanto di narrazione esterna, tipo una lettura pubblica. Cecità è la storia di un virus (tanto per restare in tema) che si diffonde a livello globale (appunto) e tira fuori il peggio dell’essere umano (suona familiare, vero?). L’intera popolazione mondiale perde la vista e, improvvisamente, anche le cose che un tempo sembrava semplicissimo fare assumono connotati complessi e astrusi. Uomo contro uomo, tutti si evitano per paura di un contagio, la violenza dilaga, il razzismo impera e la paura rende ogni individuo schiavo più di sé che della condizione di cecità. Uno spaccato di quello che, a grandi linee, sta accadendo anche oggi con il tanto discusso Coronavirus di Wuhan. Un tutti contro tutti che Saramago descrive con minuzia di particolari, senza tralasciare nemmeno un aspetto di quelli che potrebbero verificarsi se davvero ci si trovasse tutti ciechi allo stesso tempo. Impari ad apprezzare ciò che hai da sempre e che, quindi, finisci per dare per scontato. Vale la pena leggerlo. (Feltrinelli, 2013)

  • L'ombra dello scorpione (The stand), Steven King: quello che altri autori riescono a concentrare in poco più di 290 pagine, King lo spalma su circa cinque volte il numero di pagine suddetto, ma c’è un perché. E non c’entra l’essere prolissi, o il voler ostentare capacità scrittorie indiscutibili, quanto più l’abilità di trascinare il lettore in una storia quasi infinita che, tuttavia, non si riesce a lasciare a metà. Ed ecco che si arriva all’apoteosi con il Progetto Azzurro, un virus influenzale modificato al punto di diventare un’arma batteriologica capace di sterminare il 99% del pianeta in meno di venti giorni e lasciare i pochi sopravvissuti a combattere con forze oscure che genereranno una lotta fratricida all’insegna di Bene contro Male. Tipica trama kinghiana, molto attuale vista la cronaca, lega al suo interno tematiche fantastiche e crude a un linguaggio a tratti decisamente molto forte e personaggi già incontrati in altri suoi capolavori. Per gli amanti dell’horror oggettivamente c’è di meglio, ma per gli amanti del genere “moriremo-tutti” è una chiave di volta che tiene insieme tutte le opere passate e future che compongono sia la produzione letteraria di King sia l’intero filone a cui appartiene. Preparatevi al peso della cultura perché 1376 pagine hanno la loro sostanza. (Bompiani, 2017)

  • Le grandi epidemie. Come difendersi. Tutto quello che dovreste sapere sui microbi, Barbara Gallavotti e Francesco M. Galassi: chi segue SuperQuark lei già la conosce. Non stiamo parlando di un romanzo stavolta, bensì di un libro guida, una sorta di manualetto su tutto quello che si sa finora di virus, batteri, epidemie e malattie in generale, come si combattono e perché ciclicamente riappaiono. Il sommo Piero Angela nella sua “Prefazione” descrive con queste parole l’obiettivo di questo testo (Donzelli, 2019):

Questo libro nasce dal desiderio di raccontare le malattie contagiose che minacciano la nostra specie, o perché si tratta di antichi nemici che ritornano, o perché in realtà sono sempre restati fra noi, o ancora perché dal "mondo invisibile" possono sempre emergere nuovi, devastanti agenti infettivi. Racconteremo come funzionano i vaccini e gli antibiotici, quali effetti collaterali possono davvero avere e come vengono "inventati" dai ricercatori. Perché, contrariamente agli eserciti, i microbi non firmano armistizi o capitolazioni: con loro la guerra è sempre all'ultimo sangue.

Noi italiani siamo la nazione che ha inventato il melodramma, declinato in varie manifestazioni, non solo culturali a quanto pare. Noi umani siamo la razza che riesce a codificare un linguaggio diverso per ogni zona geografica in cui si sviluppa, il che non ci unisce in realtà ma, forse, ci divide ancora di più, perché un gatto miagola qui come in Vietnam e un elefante barrisce in India o in Africa nello stesso modo. Noi, invece, non ci capiamo, o forse non vogliamo capirci. Se c’è un pericolo, un problema, una pandemia pensiamo prima a salvarci la pelle. Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale, ma gli ultimi dati dimostrano quanto il filosofo sbagliasse. Siamo social, al massimo!

In ogni caso, per sdrammatizzare il clima di terrore che imperversa a livello intercontinentale potete dare uno sguardo ai libri che vi abbiamo segnalato: esagerati, irrealistici o scientificamente accurati, ognuno di essi, a modo suo, ci mostra per ciò che siamo in realtà… mortali.

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