• Rebecca Di Schino

Le grandi ribelli: profili di tre donne che hanno fatto la storia.

Aggiornato il: 8 apr 2020



Chi legge i miei articoli sa che tendo ad affrontare alcuni tipi di argomento che mi stanno a cuore in modo un po’ strano, poco oggettivo, decisamente personale. L’idea che mi sono fatta è che, mai come per certi argomenti, uno sguardo al passato può essere decisamente utile per capire come vivere nel futuro. È il 2020 e la cultura occidentale a cui apparteniamo, a parte rari casi, può vantare quella che oggi chiamano parità di genere. I rari casi, che poi tanto rari non sono, riguardano primo fra tutti la posizione lavorativa, il ruolo spesso secondario all’interno della famiglia, una retribuzione molte volte diseguale (a parità di impiego e di ruolo, sia ben chiaro). Ma non è su questo ammasso di problemi tendenti al politico che voglio soffermarmi. Ciò che mi interessa è la presenza costante, forte, prepotente e determinate della donna nella cultura. Una presenza attiva, sudata e spesso criticata, ma inevitabile.

Da lettrice di romanzi, per lo più classici, mi sono trovata parecchie volte a scontrarmi coi pensieri un po’ retrogradi che riguardavano il concetto di famiglia e che rispecchiavano quella che era la situazione familiare dell’epoca presa come sfondo per il libro stesso. Oggi, noi donne, siamo educate sapendo di poter dipendere da noi stesse, di avere la vita che vogliamo nel modo in cui la desideriamo. Abbiamo la possibilità di scegliere. E non è da sottovalutare. Sfidiamo il fato e le avversità e andiamo avanti per la nostra strada convinte e coerenti, un po’ come abbiamo deciso di fare Alessandra ed io con il nostro progetto.

La cosa che più mi ha fatto pensare, però, quella che ritrovata tra le pagine dei romanzi proprio non mi andava giù, non era tanto la consapevolezza che il ruolo della donna fosse quello spicciolo di moglie e madre, e anzi nulla togliere a questo, quanto il rapporto che si instaurava tra genitori e figli. Si ripropone facilmente l’idea del padre padrone, della madre governante della casa, dei figli maschi con la strada assicurata e delle figlie femmine che potevano solo aspettare. Aspettare… ma cosa poi? Fino alla prima metà del Novecento, e anche un po’ oltre, le donne avevano il compito di fare figli perché non potevano fare altro, non avevano la possibilità di crearsi una loro fortuna lavorando, meno che mai se provenivano da famiglie medio borghesi, ma soprattutto non potevano tramandare il nome della famiglia di provenienza, ergo: tutte le figlie femmine estinguevano la stirpe. Il matrimonio era la loro unica chance per uscire fuori dai confini parentali, passando tuttavia dal controllo del padre a quello del marito e se erano abbastanza fortunate da sposarsi per amore avevano raggiunto un grosso obiettivo che non era facilmente perseguibile per tutte. Eppure, come sempre accade nella storia, ci sono state tante ribelli.


Il primo esempio che vi porto è Mary Wollstonecraft, moglie di William Godwin, fondatrice del femminismo liberale, e autrice. Intorno alla seconda metà del Settecento scrisse:

È tempo di compiere una rivoluzione nei modi di esistere delle donne – è tempo di restituire loro la dignità perduta – e fare in modo che esse, come parte della specie umana, si adoperino, riformando sé stesse, per riformare il mondo.

Quello che, benché arrancando, stiamo in qualche modo facendo oggi. Morì a soli trentotto anni, di parto, dopo aver dato alla luce sua figlia Mary, ma nei pochi anni che visse riuscì a non sprecare un solo minuto. Conosciuta per i suoi romanzi, ottenne l’immortalità con il suo libro più celebre e più spregiudicato: A Vindication of the Rights of Woman, il simbolo del primo femminismo. Proveniva da una famiglia abbiente, era stata fortunata ad ottenere un’istruzione e fu proprio per queste ragioni che si rese conto di una grande verità: nella sua opera sostenne, per la prima volta nella storia, la parità di genere tra uomini e donne, spiegando che la condizione di inferiorità a cui erano sottoposte queste ultime derivava semplicemente dall’impossibilità di avere un’educazione pari a quella designata per il sesso opposto. Il che implicava che le donne non erano inferiori all’uomo per natura, ma solo per la subordinazione imposta loro dalla società. Che dire… avveniristica!


Altra Mary, stessi geni. Testa calda come la madre, ribelle e pioniera di un nuovo genere, al secolo Mary Wollstonecraft Godwin, fu conosciuta dalla storia della letteratura inglese come Mary Shelley dopo aver sposato di uno dei poeti che resero il Romanticismo inglese una delle correnti letterarie più prolifiche di tutti i tempi. Anche a lei essere esibita come brava moglie non interessava minimamente. Farsi surclassare dalla bravura poetica e dalla celebrità del marito non serviva. Mary, come la madre, era uno spirito libero, indipendente e pieno di talento. Quel genere di talento che spaventa gli uomini chiusi nelle loro convinzioni e che non vogliono apprezzare un’opera letteraria di grande impatto se sanno che l’autrice è semplicemente una femmina. In vacanza nella tenuta di Lord Byron, a seguito del maltempo che tenne gli ospiti bloccati cinque giorni dentro le mura di casa senza poter uscire, Mary Shelley partecipò a un gioco indetto proprio dal suo ospite, un gioco che prevedeva la scrittura di un racconto in chiave gotica e che, confrontato con gli altri, avrebbe portato alla vittoria di un premio. Quello che era iniziato come un semplice passatempo fu la scintilla per la creazione di uno dei romanzi gotici più significativi dell’epoca. La metamorfosi di un uomo, i pregiudizi verso ciò che non si conosce, la solitudine anche in mezzo agli altri, resero Frankenstein uno dei testi più profondi mai scritti nell’Ottocento. A soli diciannove anni aveva dato la vita a un capolavoro immortale e pur di vedere la luce dei suoi sforzi decise di pubblicarlo inizialmente anonimo. Il successo fu immediato, le ristampe si moltiplicarono e come spesso accade, le attribuzioni di un libro con una trama così personale e controversa puntarono tutte su Percy, e fu proprio lui a negare l’onore che l’opinione pubblica gli aveva (ingiustamente) attribuito dichiarando l’autrice effettiva dell’opera. Mary era giovane, inesperta, e più sola di quanto volesse far credere, ma le influenze degli scritti di sua madre, gli incoraggiamenti a studiare da parte del padre, il contatto diretto con i maggiori esponenti del Romanticismo inglese la aiutarono a diventare la prima, e più celebre, scrittrice gotica inglese al mondo.


Scivola tra le pieghe delle lenzuola lambendo la mia pelle stuzzicando il mio torpore. Si insinua tra le fessure del sogno penetrando negli anfratti umidi del mio indomito languore. Affonda nel mio petto mozzandone il respiro, poi leggero si allontana sfumando nella nebbia dolcemente. E mi lascia sospesa a stringere nel pugno un sapore sfuggente

Di lei hanno scritto, di lei hanno recitato, di lei si sono raccontate leggende e un bacio le è stato dedicato. Saffo è stata la pioniera della poesia, la prima autrice donna conosciuta dell’epoca classica, così ammirata che il suo mito non è stato mai scalfito, dal VII secolo a.C. ad oggi. I suoi versi ricchi di carica sensuale sono parzialmente giunti fino a noi, ma per quel poco che siamo stati in grado di fruire possiamo affermare che fu una vera antesignana della poesia erotica. La sua innovazione, e va sempre tenuto a mente il periodo storico in cui visse, non è stata quella di trattare il tema dell’eros, che molti autori e filosofi non mancavano di affrontare, quanto quello di soffermarsi, mettendolo per iscritto, sul piacere femminile. A causa dei temi da lei affrontati e dal contesto storico di appartenenza si estrapola il diverso accorgimento che si aveva in Grecia sui rapporti etero e omosessuali. Gli amori omosessuali descritti da Saffo, in realtà, non erano nulla più che pratiche consuete in cui i giovani venivano avvicinati alle relazioni carnali con la pratica anche tra membri dello stesso sesso. Il ruolo di Saffo in proposito, evinto dalle sue liriche, frainteso ed estrapolato dalla condizione culturale di origine, ha dato vita ai termini “lesbico” e “saffico”. Ma se non è questo che fa scandalo allora perché Saffo merita di essere inserita nelle grandi ribelli? La verità è che l’importanza della poetessa greca deve essere posticipato a qualche secolo dopo, quando la società occidentale aveva iniziato a fare i conti con la morale cristiana, criticando tutto quello che non rientrava nell’etica della nuova religione. Saffo restò immortale, i suoi versi continuarono ad essere tramandati e studiati, e la poetica delicatezza con cui descrive il corpo femminile, il piacere e la dolcezza dell’amore carnale hanno funzionato come trampolino di lancio per tutti gli scrittori innovatori che conosciamo, dando una forte scossa alla letteratura femminista dell’ultimo secolo.


Jane Austen non si sposò mai, visse della sua scrittura pur di non abbassarsi a un matrimonio senza amore. J.K. Rowling vide il suo manoscritto rifiutato dodici volte prima di venire pubblicata e per non farsi scartare ancor prima di essere letta, inviò il suo Harry Potter firmato con i nomi puntati, asessuati. Emily Dickinson dedicò la sua esistenza alla poesia per liberarsi dall’ossessione della morte e della depressione che la tennero chiusa in casa tutta la vita, utilizzando la scrittura come terapia per la solitudine e andando contro le convinzioni religiose puritane del padre che non la voleva acculturata o addirittura produttrice di opere poetiche. Simone de Beauvoir passò la sua intera esistenza con Jean-Paul Sartre, senza matrimonio e senza convivenza, condividendo con lui pensieri, ideali e sentimenti e conoscendo la grande filosofia del primo Novecento tanto da diventare una delle prime donne a prodigarsi per la nascita del femminismo sociale nato durante le contestazioni del Sessantotto. Ancora oggi è considerata una delle filosofe e scrittrici più influenti del Novecento. E come non citare Frida Kahlo, artista rivoluzionaria, legata al surrealismo ma con un’interpretazione propria della realtà, una personalità forte e un talento artistico colmo di spirito indipendente e passionale. Una delle pittrici sudamericane più note non per conoscenze o per matrimoni utili, quanto per il carattere energico e il temperamento deciso che ne fecero un esempio per le generazioni successive, non solo in campo pittorico e artistico.

Donne forti, dicevamo, piene di quella tenacia che vorrei si infondesse anche un po’ nelle donne di oggi. Con la speranza che le nuove generazioni con l’aiuto di una serie di utili guide, diventino capaci di badare a loro stesse, di bastare a loro stesse.


Siamo una categoria di esseri umani che potenzialmente, come gli uomini, possono fare tutto. Storia e letteratura traboccano di esempi di donne di questo tipo, ogni campo del sapere della cultura a tutto tondo ha avuto il suo momento di cesura col passato attraverso quell’unica figura che ha rotto con le aspettative e ha creato un nuovo filone di indipendenza e autonomia. Siamo riuscite, con la costanza, a ritagliarci una parte di società che fino a un secolo fa non era di nostra competenza. Sfruttiamo le conquiste, quindi, e guadagniamone di altre!


Una precisazione, dopo aver nominato tutti questi casi, è necessaria. La letteratura femminile non è necessariamente letteratura femminista come si tende a pensare spesso (vi aspettiamo domenica 8 marzo a tale proposito). Non è nemmeno letteratura solo per le donne. È un punto di vista differente, fuori dal coro, messo nero su bianco, pronto per essere interpretato, da chiunque.

27 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti