Ma tu, Donnie Darko, lo hai capito?

Aggiornamento: 27 ott 2020

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Oggi non siamo qui a parlare di horror ma facciamo un passo indietro in tutto quello che è il preludio dello stesso. Oggi facciamo un salto nell'indecifrato, nella situazione di irrequietezza, di disturbo e di inquietudine. Se nel mondo cinematografico c'è qualcosa che segna in questo senso è, quasi sicuramente, la storia infinita di Donnie Darko.

Ci sono film che scorrono lineari, film che non lo sono e poi c'è lui, intricato e dibattuto, nonostante i quasi vent'anni passati dalla sua uscita, ancora oggi.

Se volessimo riassumerlo in due parole mirando solo a scarnificarlo ed esporre il "fattarello", potremmo dire che Donnie è un ragazzo disturbato (schizofrenico, entrando nel dettaglio, sessualmente represso, mentalmente labile ai massimi storici e depresso) che vive in un tipico scenario presente in centinaia di film sull'americano medio ma, una sera, viene avvertito dell'imminente fine del mondo da un personaggio oscuro, un coniglio alto quanto un uomo dalle fattezze pseudo demoniache, tale Frank che, al solo guardarlo quando sei bambina, ti prende leggermente male, pensando che il Trudi sulla sedia possa essere anche solo un lontano parente o avere parte di DNA statunitense e che quindi, potenzialmente, il percorso di crescita possa essere analogo. Al che, Donnie fa una serie di macelli e si avvia verso uno dei finali più controversi e commentati di questi ultimi centotrent'anni di cinema che, mi sa proprio, dovremo spoilerare.

In quasi due ore, è così intenso da proporre quesiti di ogni tipo: etici, ideologici, scientifici, politici. Sulla middle class americana, sulle relazioni, sulla psicologia, sul senso della vita, sullo scorrere del tempo (che monopolizza abbastanza il nocciolo duro della questione ponendosi come leitmotiv della parata di tutti i quesiti), le cure farmacologiche, l'educazione scolastica e famigliare, la paranoia. Farsi mille domande durante la visione è così spontaneo da avere un senso di inquietudine costante che riesce a far dubitare lo spettatore stesso della sua cultura e delle sue convinzioni. Ovviamente, per carpire tutto questo bisogna avere una mente aperta e un'attitudine al quesito innato che non tutti hanno: proprio per questo, Donnie Darko è un film che si ama o si odia, si ignora o si porta nell'Olimpo dei propri cult, essendo proprio questo, un cult di quelli stratosferici.

La dissociazione di Donnie viene trasposta in ogni singolo scenario in cui lo troviamo: dal risveglio traumatico che apre il film (in un campo da golf, da cui torna a casa in bicicletta, con il marchio sul braccio 28:06:42:12, il tempo restante al mondo prima della sua fine), alle visioni di Frank, al rapporto con la sua vita e le sue relazioni, alla fine in cui troverà la morte a causa del motore di un aereo che cadrà sul tetto di casa, schiacciandolo, con il trasporto del cadavere coperto fuori casa con in sottofondo la meravigliosa Mad World di Gary Jules). Proprio a causa di un trasporre degli eventi in relazione a una labile psicologia del personaggio principale (e di tutta la società che lo circonda), potrebbe risultare un film poco intelligibile per molte persone. In questi anni, le teorie sul film e, in particolare, sul finale, sono cresciute in numero esponenzialmente; è come se, tra il pubblico, ci fosse stata una costante esigenza di dire la propria per renderlo più masticabile o, semplicemente, di farlo in base alla totale fascinazione che esercita su chi lo guarda. Perché Donnie Darko non è un film noioso per ciò che suscita: incomprensione, ansia, inquietudine e meraviglia. Non spaventa ma impollina la curiosità. Inquieta ma non sconvolge, con le sue tematiche, le atmosfere cupe ma non sinistre, il ruolo di outsider schizofrenico ma non deviato. E ci si resta malissimo, perché sconvolge tutti i piani.

Ci si chiede come primissima cosa, a titoli di coda iniziale, se tutto quello che abbiamo visto sia reale o la mente di un disturbato mentale; se sia, dunque, un racconto oggettivo dei fatti o la ricostruzione della mente di Donnie offerta a noi sceneggiata e impacchettata, compresa di storia d'amore, relazione con i genitori e i ruoli di potere, sovvertiti dalla presenza di Frank, il coniglio umanoide, nella coscienza del ragazzo, in un mondo dove tutti "indossano uno stupido costume da umano". Oppure, molti si chiedono se sia frutto di un loop temporale che ricomincia ad ogni scadere del tempo che Donnie ha marchiato sul braccio e, lo schianto che regala la morte a Donnie, non sia un modo per ricominciare in aeternum il loop stesso. Ma c'è anche chi suppone che Donnie Darko si trovi in un universo parallelo dove tutto quello che si vede è all'ordine del giorno: i viaggi temporali, i conigli umanoidi, tutto ciò che ci meraviglia in realtà è la normalità. La spiegazione, poi, riguardo agli universi tangenti (teoria ripresa da quelle di Stephen Hawking), sono particolarmente interessanti e meritano un approfondimento da chiunque ne sia interessato, in particolare sulla risoluzione dei paradossi che comporta.

Le teorie sono molte, complesse, fantasiose. Se ne avete una tutta vostra, la ascolteremo molto volentieri.


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