Must have: i libri più venduti della storia

Aggiornamento: 8 apr 2020


Che sia stato per motivi religiosi, di propaganda, di fenomeno di massa, di imposizione da parte dei più, o anche per motivi più strettamente legati al mercato, ci sono dei libri che vengono considerati, a livello commerciale, i Libri.

Il circolare nel mondo degli stessi, tradotti in diverse lingue a questo scopo, ha fatto sì che si acquisisse consapevolezza delle culture vicine e lontane e del background degli artisti promotori di quelle culture, rendendo la coscienza individuale più aperta e rafforzata grazie alla ricezione di un concetto che sta alla base della fruizione artistica: la crescita dell'acume nella percezione emotiva.

Per produrre questo piccolo "miracolo" di lettore in lettore, tramite passaparola, tam tam mediatici, imposizioni politiche o religiose, curiosità data dal momentaneo fenomeno di costume, si è ricorso quindi a un lavoro di "spargimento a macchia d'olio" dato da diversi fattori che ne hanno determinato un indiscusso successo nel tempo, successo di cui, per diversi motivi, siamo ancora qui a parlarne.

Del bello e del brutto della diffusione dell'arte, qualcosa che potrebbe apparirci troppo lontano da essere collocato in modo lucido nella storia (un po' come quando si parla delle epoche geologiche o si prova a elaborare con il pensiero il concetto di infinito), ma in realtà assolutamente vicino al nostro tempo, ce ne parla Walter Benjamin nel suo saggio del 1936 L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica. Nel suo breve trattato Benjamin espone i pro e i contro dell’introduzione dei mezzi di riproduzione applicati a una qualsiasi opera d’arte. Questi hanno avuto l’enorme pregio di permettere alle masse la fruizione di una quantità sempre maggiore di prodotti culturali, ma allo stesso tempo, sono stati la prima causa di svalutazione delle opere stesse da un punto di vista prettamente artistico. Una simile situazione ha per forza di cose riguardato anche il prodotto libro che, fin dall’epoca, era quanto di più “circolabile” e riproducibile per svariati motivi: costi, interesse del pubblico, trasportabilità, uso massivo. Per il filosofo tedesco, l'opera d'arte perdeva la sua cosiddetta "aura", cioè la sacralità che sta nell'oggetto stesso, creato tramite un flusso di coscienza unito a una mano talentuosa e al rigore tecnico, che rende l'oggetto stesso unico nel suo genere.


Ma per un libro può valere questo discorso?

Sembra che la diffusione di un libro ne aumenti, invece, il valore intrinseco. Delle forme artistiche, per chi la sa apprezzare, l'arte della scrittura tocca a livello neurale in modo più immediato le corde dell'inconscio perché si avvale del mezzo umano più potente: quello del dialogo. Le arti visive e sonore tutte scuotono le coscienze in modo diverso in ogni soggetto, ma ci sono libri che, per il perfetto equilibrio degli elementi, risultano assolutamente vincenti in ogni parte del globo. Un contributo della divulgazione ad ampio raggio anche per la comodità del mezzo stampato.

Noi di trentapagine oggi vogliamo omaggiare con un elenco i libri più venduti della storia (stilato seguendo le stime ufficiali) quelli che hanno girato il mondo portando non solo la loro perfezione a livello tecnico e il loro successo a livello tematico, ma che hanno cambiato la storia del loro paese, del contesto a cui sono legati, del genere a cui appartengono:

  • La Bibbia (Vari autori, non databile): 3900 milioni di copie.

  • Il libretto rosso (Mao Tse Tung, 1963): dagli 800milioni a una stima imprecisata di copie.

  • Don Chisciotte de la Mancha (M. De Cervantes, 1625): 500 milioni di copie vendute.

  • Le due città (C. Dickens, 1859): 200 milioni di copie.

  • Il signore degli anelli (J.R. Tolkien, 1955): 150 milioni di copie.

  • Il piccolo principe (A. De Saint- Exupery, 1943): 140milioni di copie.

  • Cinquanta sfumature di grigio(E.L. James, 2011): 125 milioni di copie.

  • Harry Potter e la pietra filosofale (J.K. Rowling, 1997): 107 milioni di copie. La saga intera 450 milioni.

  • Lo Hobbit (J.R. Tolkien, 1937): 100 milioni di copie.

  • Il sogno della camera rossa (Cao Xuequin, 1792): 100milioni di copie.

  • Dieci piccoli indiani (A. Christie, 1939): 100 milioni di copie.

  • Il leone, la strega e l'armadio(C.S. Lewis, 1950): 85 milioni di copie.

  • Il codice Da Vinci (D. Brown, 2009): 80 milioni di copie.

  • Il giovane Holden (J.D. Salinger, 1951): 65 milioni di copie.

  • L'alchimista (P. Coelho, 1988): 65 milioni di copie.

Interessante, più che dare uno sguardo ai numeri, è osservare gli anni di pubblicazione. Per quanto un best seller sia per l'editore sempre una scommessa, spesso la quantità di copie vendute rappresenta il pensiero di un dato paese in un preciso momento storico. Le saghe fantasy, ad esempio, sono presenti in modo piuttosto regolare a scadenza anche ventennale; non mancano i romanzi di formazione o i thriller; non si può evitare citare il libro sacro più stampato del mondo. Ognuno dei titoli sopra menzionati, in qualche modo, ha contribuito allo sviluppo culturale della razza umana dal momento in cui ha fatto capolino la prima volta in libreria fino ai giorni nostri, uno spaccato molto chiaro di quello che la gente vuole, di quello che le persone leggono e di come si evolve senza sosta, e senza troppe differenze col passato, la società in cui viviamo.

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