No 404 error: Shakespeare still found

Dopo quattro secoli, ancora il più pubblicato al mondo!


Thomas Stearns Eliot, poeta, saggista e critico letterario del primo Novecento è stato uno dei maggiori studiosi delle due vere pietre miliari della letteratura europea. Egli infatti, nei suoi saggi critici, affermava che Dante e Shakespeare si sono divisi il mondo, nell’arco di due secoli, senza lasciare spazio a un terzo. E se ci si pensa, ogni studio, ogni libro, ogni opera successiva a quella dei due Sommi, attinge proprio al lascito di Shakespeare e Dante.

Domani, 23 aprile, ricorre l’anniversario della sua morte incarnato nelle celebrazioni dello Shakespeare’s Day. 404 anni che non possiamo fruire di nuovi capolavori del Bardo ma che, nonostante il tempo che passa, sembra fresco e giovane come se ogni suo dramma o sonetto fosse stato redatto giusto ieri. Perché, come egli stesso affermava “Dubita che le stelle siano fuoco, dubita che il sole si muova, dubita che la verità sia mentitrice, ma non dubitare mai che io continui ad essere pubblicato” (libera interpretazione dall’Amleto).

La cosa bella di Shakespeare, a parte la ricchezza della sua produzione che per genio e poesia continua a far vergognare anche i migliori scrittori di oggi, sta nel fatto che su di lui si sa tutto e niente. E al pubblico nulla affascina più del mistero. Dopotutto, la "questione omerica" va avanti da tipo 2000 anni e si può dire che, almeno parzialmente, il problema sia stato posto anche per il poeta inglese. La critica più cinica continua a dubitare che Shakespeare sia esistito o quantomeno dubita che sia egli solo l’autore dei 38 drammi e dei 154 sonetti. Troppe sono le informazioni inserite nei suoi testi, troppi i riferimenti a culture differenti da quella inglese del Cinquecento. Basti pensare all’accuratezza, seppur romanzata, presente nei drammi storici, alla precisione degli usi e costumi in particolar modo italiani visto che gran parte delle sue opere teatrali hanno come sfondo i luoghi più belli del nostro Paese (Verona, Messina, Padova, Mantova, Venezia, ecc.). Era un bongustaio, gli piaceva l’Italia e la descriveva come se fosse casa sua, ma non è chiaro se avesse mai avuto modo di visitarla di persona. Il personaggio esiliato da Stratford-upon-Avon e giunto nella fiorente Londra elisabettiana a scontare la sua pena si dice che fosse attore oltre che scrittore, e questo, purtroppo, non depone a suo favore. Gli attori dell’epoca, infatti, spesso e volentieri non sapevano scrivere ma si limitavano a leggere e imparare le battute. Non sono stati trovati manoscritti di nessuna sua opera, ma solo trascrizioni, e sulla base di tanti e tali dubbi nel 2011 è uscito nelle sale cinematografiche l’ennesimo film su Shakespeare, raccontato come la storia di un prestanome che si avvale dei meriti di un nobile lord inglese segretamente innamorato della Virgin Queen (Anonymous).

Insomma, con Shakespeare vale tutto ma non siamo sicuri di nulla, se non del fatto che dopo oltre quattro secoli dalla sua morte continua ad essere l’autore più pubblicato e rieditato del mondo. Difficilmente si trova una casa editrice che non ha mai ripubblicato un’opera del Bardo, trasformandola in tutte le salse possibili: versioni per ragazzi, libri illustrati, raccolte di citazioni, edizioni limitate, con o senza testo a fronte, differenti traduzioni, rilegature per generi, volumi costosissimi o edizioni economiche, fino alle numerose versioni di opera omnia con saggi critici e prefazioni lunghissime.

Tutto questo non spiega il perché sia ancora così attuale. Certo, rientra nei classici, volente o nolente lo si studia a scuola; gli appassionati lo guardano a teatro e le trasposizioni cinematografiche si sprecano (basti pensare ai lavori di Franco Zeffirelli e Kenneth Branagh). Ma per capire la sua attualità, la sua modernità nonostante siano passati secoli, occorre guardare ai suoi personaggi, alle sue trame intricate, alla costruzione delle storie e allo studio preciso e immortale della natura umana. Ha creato nuovi generi, stereotipi, tipi umani che sono diventati celebri e ineluttabili proprio grazie alle sue descrizioni. L’amore proibito del Romeo e Giulietta vale oggi come allora, per quanto nella vita vera sia difficile trovare qualcuno che ti parla da sotto al balcone in pentametri giambici. L’ebreo usuraio Shylock del Mercante di Venezia è diventato il precursore di un’intera classe culturale; la donna che si finge uomo per far valere i suoi diritti o essere presa sul serio o non essere abusata (e penso a Portia, Rosalinda e Viola) è l’anticipazione delle lotte femministe. Ancora, la gelosia folle che porta all’omicidio in Otello (femminicidio 1.0) o la calunnia che umilia Hero fino alla morte in Molto rumore per nulla (il moderno revenge porn in chiave un po’ meno estrema) sono tematiche estremamente ricorrenti anche solo nei notiziari. Shakespeare ha saputo rendere unici i tratti di un’intera umanità in storie intramontabili e personaggi indelebili che mai come nelle sue opere sono lo specchio della società sempre mutevole e comunque uguale a sé stessa. La storia è ciclica e i comportamenti lo sono allo stesso modo, e leggere Shakespeare oggi, duecento anni fa o fra tre secoli non cambia assolutamente il modo che abbiamo di percepire i suoi insegnamenti.

Capostipite, come Dante, di un’inesauribile letteratura che da lui stesso prende le mosse, abbiamo la prova di quanto sia stato importante e ispiratore dai titoli dei classici presenti nelle nostre librerie: ecco qualche esempio. Nel Moby Dick di Melville, il Capitano Achab è una rivisitazione “marinaresca” di personaggi della levatura di Macbeth e re Lear. Le motivazioni che spingono il capitano a cacciare la Balena sono riconducibili all’ossessione per il superamento di un ostacolo assurdo e grandioso: la ricerca dell’immortalità non tanto fisica, quanto nell’eredità del nome che verrà tramandato insieme all’impresa storica. Se Macbeth e Lear sovvertono l’ordine naturale delle cose, Achab piega la realtà alla sua determinazione ad uccidere la sua preda, condannandosi al fallimento fin dall’inizio. Ispirato al Macbeth è anche il capolavoro di Patricia Highsmith, Il talento di Mr. Ripley, e suggerito dal Giulio Cesare è I mastini della guerra di Frederick Forsyth, un libro sulla violenza, il tradimento e la scelta di alcuni uomini di operare al di fuori del proprio codice morale per una causa che essi credono superiore, fino alla saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco che attingono senza pietà dalla violenza e dalla durezza del Tito Andronico.

Un articolo di qualche settimana fa della nostra Alessandra, poi, ha messo in luce come anche Walt Disney abbia recuperato le sue fonti dal Bardo per la creazione di alcuni suoi capolavori (Il Re Leone, Pocahontas e Mulan, rispettivamente Amleto, Romeo e Giulietta e La dodicesima notte).

Insomma, viene da sé che tre quarti della produzione letteraria, cinematografica, poetica e culturale in generale deve la sua esistenza al genio di Shakespeare che, come non ha mancato di sottolineare anche la rivista Wired, si presta anche molto bene alla nuova cultura social. Gli aforismi brevi del drammaturgo che traboccano da Twitter e Instagram difficilmente contano più di 140 caratteri; il suo essere sessualmente eclettico (sposato con una donna più vecchia di lui, non disdegnava la compagnia di altre ragazze o giovinetti, ai quali tra l’altro sono dedicati i sonetti più belli) lo rende perfettamente conforme alle lotte contemporanee in materia di accettazione della sessualità e delle campagne promosse dal movimento LGBTQ+; senza dimenticarne la scrittura. La possenza della sua penna, il suo essere chiaro nel concetto ma trasformista nella stesura, la capacità di modificare il suo stile in base al personaggio che esprime quel dato concetto, la saggezza e la potenza di poche frasi, pochissime parole, per racchiudere concetti elevati o pensieri filosofici sono un marchio di fabbrica ineguagliabile che renderà Shakespeare immortale per tutte le generazioni a venire.

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