• Alessandra Libertini

"Non ho altro da darti che la memoria": funzione del ricordo nella scrittura e nella vita


"Non ho altro da darti che la memoria". L'ho detto una sola volta ad una persona che pensavo mi avrebbe cambiato la vita (e, in realtà, lo ha fatto, anche se non come speravo) o, meglio, lo scrissi in una lettera. L'ho pensato un milione di volte e concretizzato come potevo con le persone che per me avevano significato, sempre troppo poche rispetto a tutte quelle conosciute. In questa giornata, questa frase vale per me.

L'articolo di oggi non sarebbe dovuto essere pubblicato a causa di motivazioni strettamente personali e delicate; nonostante gli oneri e i pesi della vita privata, in cui siamo molto più umani di quello che spesso mostriamo, ho deciso che Becky non mi avrebbe comunque messo in ferie. Che la mia preziosissima, validissima socia paritaria, con tutto l'affetto e la premura, non mi avrebbe messo in panchina. Mi odierà per non averla ascoltata, ma mi farò perdonare...

Ad ogni modo, nonostante l'incipit, questo articolo non ha lo scopo di mostrare i miei affari personali ma, al contrario, le poche righe iniziali mostrano solo, come sempre, l'input da cui è partita l'idea di scriverlo. La memoria.

La memoria è lo scopo primario della scrittura, la scrittura è scopo primario della memoria. Se prima dell'uso di questa abilità si tramandava oralmente, si è scoperta quasi subito la necessità di comunicare trasmettendo due valori fondamentali che dessero fondamento alle informazioni veicolate: l'obiettività e la persistenza. Tra Cina, Mesopotamia, Mesoamerica, a leggere gli anni in cui questa invenzione (e non scoperta) viene collocata nella sua nascita ci sembra sempre troppo tardi: 3000 anni prima di Cristo, almeno. Se contiamo che l'uomo esiste da 200.000 anni, ci viene da riflettere su quanti pensieri, storie e scoperte siano state portate via dal tempo inesorabile senza possibilità di essere conosciute. La scienza si affida ai reperti, ai ritrovamenti, è stata in grado di ricostruire eventi, ma non storie. Le storie sono state, appunto, scritte sui libri, su basi concrete alle volte romanzate. Come spieghi ad un bambino perché esiste il fuoco? Spieghi e scrivi sul suo libro di storia della necessità dell'essere umano di migliorare la propria condizione corporea e le abitudini di vita. La memoria utile, la memoria tattica, atta a far crescere le coscienze.

Dall'invenzione della scrittura niente più è stato di passaggio: su qualsiasi supporto, scolpita o impressa in miscele o inchiostro, è stata sempre la guardiana della storia di ogni popolo, di ogni evento. Ogni cosa che sappiamo di questo mondo ci è stata tramandata da un sapiente che ne ha compreso l'immenso potere, costituito dal portare in auge o insabbiare per sempre, mostrare un evento per quello che è o convincere le generazioni a venire della validità di un evento mai successo. I colti (e, andando avanti, i meno colti) ci hanno raccontato battaglie, roghi di streghe, guerre mondiali, genocidi, trionfi dal punto di vista umano, mobilitazioni per la pace o la liberazione di capi di stato o semplici cittadini, hanno inoltre sancito accordi, trattati di pace, condanne a morte e di questi hanno scritto ancora, ancora e ancora; persone ordinarie ci hanno raccontato storie straordinarie di soffitte in cui nascondersi, come uscire dalla droga, hanno cambiato il loro nome e descritto se stesse quando nell'Ottocento scrivere era ancora un mestiere per uomini. E, da quando il romanzo è nato, non c'è una visione di una nave, di un guerriero, di un castello, di un cicisbeo o di un ramo del lago di Como che non accompagni noi, uomini del 2020, verso il futuro.

Ricordate? Ecco.

La preziosità della memoria, che riporta ai banchi di scuola e all'influenza di ciò che abbiamo letto, molto più che ascoltato, sulla nostra vita quotidiana. Ma non è tutto.

Quando ero bambina, io e il mio compagno di avventure, in vacanza, ci divertivamo ad esplorare case abbandonate da decenni. Senza aver paura di intrusi umani, topi o ragni, arrampicandoci anche ai primi piani e saltando di balcone in balcone (chissà perchè poi ho abbandonato questa nascente passione per il parkour), con gli attrezzi necessari per poter aprire delle porte (rubati ai nostri padri), ci recavamo in edifici pericolanti e fatiscenti dotati di un fascino irresistibile. Le cose più preziose che abbiamo trovato? Delle lettere. Ancora ricordo quelle di un figlio indirizzate alla madre dal fronte. Le avevamo lette sul tetto di casa, da cui si vedeva un bellissimo mare abruzzese lontano chilometri. Credo che sia stata quella la più grande fonte di ispirazione per il mio stesso stile di scrittura, sempre molto intimista.

Quando ci interroghiamo sul senso della vita arriviamo tutti ad una conclusione: sapere di non poterlo comprendere. Molte volte ho pensato che sia proprio la memoria: nasciamo per lasciare una traccia, che verrà scritta, e verrà tramandata. Sarà utile? A uno su un milione. Quell'uno su un milione cambierà gli eventi? Cambierà i suoi per cambiare quelli del mondo. Se siamo tutti collegati, tutti i nostri eventi concatenati in una sorta di "effetto farfalla", tutti strettamente schiavi della meccanica quantistica, o se siamo proiettili lanciati nell'universo e in grado di essere decifrati solo da una balistica apposita di cui non siamo ancora a conoscenza, forse la chiave di tutto è proprio la scrittura che, con la sua capacità di comporre i pezzi, compone la nostra memoria e, di conseguenza, i nostri frammenti. Lo scopo della nostra vita, forse, è essere completati dalla memoria altrui. E scriverlo è l'unico modo per mantenere quel frame sempre vivido.

Questo doveva essere un articolo su Henry Miller e come la sua sensualità e magistralità nella scrittura abbia sedotto i lettori a livello globale, ma oggi è un giorno qualunque in cui si può fare informazione tramite la riflessione. Non è così scontato parlare del potere della scrittura e della memoria: ho cercato della bibliografia in merito, ce ne sarebbe di roba da leggere e un articoletto di quattro minuti non può riassumere secoli di funzioni sociologiche dell'arte dello scrivere, la sua evoluzione e le conseguenze della funzione mnemonica umana applicate a tale arte. Quindi, posso concludere invitandovi a fare una cosa, cioè prendere carta e penna, e chiedervi ciò che mi sta a cuore:

  • A chi lascereste la vostra intera memoria? Perchè?

  • Qual è il ricordo più significativo della vostra vita?

  • Se doveste scrivere al vostro amore (passato presente o futuro che sia) tutto il vostro sentimento in tre righe, solo tre righe, cosa scrivereste?

In cinque righe, si può scrivere di tutta una vita intera. Questo è il valore della memoria.

Questo è il valore della scrittura.

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