• Alessandra Libertini

Omaggio ad Anne Sexton e alla sua nuda umanità.


Se l'universo è il risultato di un complesso sistema di segni, messi così a caso ai nostri occhi ma, in realtà, coerenti in modo così perfetto da definire il destino di ogni essere umano, posso permettermi di pensare che l'essere nata il 9 novembre, cinquantotto anni dopo la nascita di Anne Sexton, abbia il suo fottuto significato.

Ed è allora lecito pensare che abbia conosciuto uno degli esseri umani che mi ha cambiato la vita all'università perché potessi poi conoscere questa meravigliosa autrice tramite la preparazione della sua tesi di laurea, incentrata sul suo lavoro e sulla sua figura.

Sono legittimata nel pensare anche che ogni volta che leggo un suo componimento, un tassello della mia vita sappia dove andare a posizionarsi con le proprie gambe. Che ogni volta che ho a che fare con lei mi ricordi di serate romane, lunghi capelli neri, uno specchio per la mia stessa introspezione, risvegli con il rumore assordante del traffico, la paura e la meraviglia della fragilità.

Questo omaggio ad Anne Sexton è un omaggio al significato che ha nella mia vita. Senza voler oscurare il suo significato nel mondo.

Il ricordare di quando mi ritrovavo nei bar con la persona che ho vitato parlando di argomenti scomodi per una giovane età mi fa molto pensare a quelle conversazioni intrattenute dall'autrice e Sylvia Plath: quattro anni di differenza, un mestiere comune, accomunate da un disturbo depressivo grave appartenente prima alla più giovane delle due (mentre la Sexton soffriva di una grave bipolarismo che la portò ad essere ricoverata al Glenside Hospital, un ospedale psichiatrico), fortemente unite da una visione del mondo dal fondo di un abisso, dove il pelo dell'acqua era qualcosa che non apparteneva a nessuna. Il suo apparire sempre perfetta nell'aspetto nelle occasioni pubbliche, sebbene sia stata per la maggior parte palesemente sotto effetto di droghe o psicofarmaci, rispecchia molto bene questa immagine: perfetta Anne, nel suo distopico mondo interiore governato dalla bellezza della sua disturbata ma mai sconnessa capacità introspettiva, delicata e rude come i suoi versi. Oltre il pelo dell'acqua c'era la regolarità di un mondo che non poteva sporcare l'imperfezione che orchestrava una macchina così perfetta.

Nata a Newton, Massachusets, dopo un regolare percorso di studi, permesso da una famiglia abbiente, la Sexton cominciò a pubblicare le sue poesie sui quotidiani, mostrando un approccio alla scrittura utilizzata come strumento di orientamento nei suoi stessi confronti mentali, come rito purificatore delle proprie esperienze personali, come mezzo pittorico dei propri stati d'animo, come trascrizione quasi visiva dei propri sentimenti. Oltre tutto, sdoganò temi ancora ritenuti inopportuni per la società americana, quali l'aborto, la masturbazione, il ciclo mestruale, ponendo la femminilità fuori da ogni tipo di sottomissione patriarcale al centro di un discorso, divenendo una pioniera della scrittura femminista contemporanea, un'ispiratrice del contemporaneo pensiero artistico femminista.

Fu bella e forte nella vita, fu bella e fragile nella morte, sopraggiunta per sua mano un giorno di ottobre a quarantacinque anni, quando scese nel garage della sua abitazione e si uccise con i gas di scarico dell'auto. Una morte simile per asfissia toccò alla sua amica Sylvia Plath nove anni prima, evento che toccò particolarmente la Sexton, che le scrisse un componimento memoriale:


“La morte di Sylvia”

Come hai potuto scivolare giù da sola nella morte che ho desiderato così tanto e così a lungo,

la morte che tutte e due dicevamo di aver superato,

… la morte di cui parlavamo tanto, a Boston, mentre ci scolavamo tre martini extra dry.


Quei discorsi sulla morte davanti ad alcol e psicofarmaci tutto d'un tratto si erano materializzati. Quello specchio in cui rifletteva la parte più profonda di se stessa, nonostante il numero nutrito di conoscenze importanti, la fama, la carriera, la bellezza, si era frantumato. E nemmeno un decennio dopo, scelse la stessa sorte.

La vita della Sexton fu un susseguirsi di ricerca della perfezione al di fuori di ogni schema imposto, di progettazione poetica fuori da ogni canone, di cura di un disturbo al di fuori di ogni grazia. Tutt'oggi è uno spot fondamentale per chiunque si approcci alla poesia contemporanea americana.

Vi lascio in compagnia di alcuni suoi componimenti, sperando che possiate leggerli con una persona che vi ha cambiato la vita o, se siete soli, che possiate ricordarla, o sperarla. Vi lascio come Sylvia e Anne al tavolo del bar di un hotel, con l'augurio di un'unione e una vita molto diversa.


Quando l’uomo entra nella donna

Quando l’uomo entra nella donna come l’onda scava la riva, ripetutamente, e la donna godendo apre la bocca e i denti le luccicano come un alfabeto, il logos appare mungendo una stella, e l’uomo dentro la donna stringe un nodo perché loro due mai più si separino e la donna si fa fiore che inghiotte il suo gambo e il logos appare e sguinzaglia i loro fiumi.

Quest’uomo e questa donna con duplice fame hanno tentato di spingersi oltre la cortina di dio, e ci sono riusciti per un momento, anche se dio nella Sua perversione poi scioglie il nodo.


La ballata della masturbatrice solitaria

La fine della tresca è sempre morte.  Lei è la mia bottega. Viscido occhio,  sfuggito alla tribù di me stessa  l’ansimo non ti ritrova. Fo orrore  a chi mi sta a guardare. Che banchetto!  Di notte, da sola, mi sposo col letto. Dito dopo dito, eccola, è mia.  E’ lei il mio rendez-vous. Non è lontana.  La batacchio come una campana. Mi chino  nel boudoir dov’eri solito montarla.  M’hai preso a nolo sul fiorito copriletto.  Di notte, da sola, mi sposo col letto.  Metti ad esempio stanotte, amor mio,  che ogni coppia s’accoppia  rivoltandosi, di sopra, di sotto,  in ginocchio s’affronta spingendo  su spugna e piume l’abbondante duetto.  Di notte, da sola, mi sposo col letto.  Così evado dal corpo,  un miracolo irritante. Come posso  mettere in mostra il mercato dei sogni?  Son sparpagliata. Mi crocifiggo.  Mia piccola prugna è quel che m’hai detto.  Di notte, da sola, mi sposo col letto.  Poi venne lei, la rivale occhi neri.  Signora dell’acqua si staglia sulla spiaggia,  con un pianoforte in punta di dita,  parole flautate e pudore su labbra.  Mentre io, gambe a X, sembro lo scopetto.  Di notte, da sola, mi sposo col letto.  Lei ti prese come una prende  un vestito a saldo dall’attaccapanni,  ed io mi spezzai come si spezza un sasso.  Ti rendo i libri e la roba da pesca.  Ti sei sposato, il giornale l’ha detto.  Di notte, da sola, mi sposo col letto.  Ragazzi e ragazze sono tutt’uno stanotte.  Sbottonan camicette, calano cerniere,  si levano le scarpe, spengono la luce.  Le creature raggianti sono piene di bugie.  Si mangiano a vicenda. Che gran banchetto!  Di notte, da sola, mi sposo col letto.


 Scalza Amarmi senza scarpe vuol dire amare le mie lunghe gambe brune, dolci e care, buone come cucchiai e i miei piedi, due bambini liberi di giocare nudi. Nodose sporgenze i miei diti, non più costretti - e in più guarda le unghie e le prensili giunture di giunture come in dieci passi mettono radici - irrequieti e selvaggi: questo l'ammazzò, questo la cucinò. Lunghe gambe brune e lunghe brune dita. Più su, caro, la donna rievoca segreti, casine, piccole lingue che narrano per te. Siamo soli noi due in questa casa su una lingua di terra. Ha un campanellino nell'ombelico il mare, ed io sono la tua scalza puttanella per una settimana. Gradiresti del salame? No. Non ti va proprio uno scotch? No. Non bevi molto tu bevi me. I gabbiani uccidono pesci strillando come bimbi di tre anni. Il ritmo delle onde è una droga e tutta notte invoca sono, sono, sono. Scalza, ti tamburello la schiena su e giù. Corro da porta a porta la mattina, nella capanna giochiamo a nascondino. Ora mi afferri le caviglie, ti fai strada fra le gambe e vieni a trapassarmi nel punto della fame.



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