One shot book: o il libro va, o il libro spacca.


Quando parliamo di one shot book non intendiamo obbligatoriamente che l'autore sia una meteora; quello che vogliamo intendere è che spesso un lettore crede che un determinato scrittore sia famoso perché ha pubblicato unicamente quel libro o, invece, quello scrittore ha nella sua produzione un unico romanzo all'attivo (e magari un'ampia produzione poetica o teatrale).

Del resto, il sistema scolastico, che ci fornisce un'infarinatura degna di questo nome della letteratura nazionale e internazionale, nel suo programma si focalizza sempre su "l'opera più famosa di..." tralasciando il resto della produzione all'approfondimento personale che, spesso, non viene compiuto.

In questo articolo, con poche chiacchiere introduttive, vi proponiamo una serie di autori e libri che non sono figli unici ma, indubbiamente, figli prediletti che hanno lasciato il resto delle opere sorelle in ombra.


Il Gattopardo (Giuseppe Tomasi di Lampedusa, 1958)

Conoscere Giuseppe Tomasi di Lampedusa, a nostro avviso eccelso autore, non è proprio comune, come si può constatare. Se viene citato il titolo della sua opera più famosa, spesso ci si ricorda del film del 1968 con Alain Delon, Burt Lancaster e una giovane e bellissima Claudia Cardinale. Eppure quest'opera, che ha per sfondo la Sicilia mutante nell'epoca risorgimentale, ottenne il premio Strega nel 1959, due anni dopo la morte del nobile. Scrisse diverse altre opere ma, ad oggi, il Gattopardo è l'opera più conosciuta. I Promessi Sposi (Alessandro Manzoni, 1827)

Di Manzoni ricordiamo diverse opere, sappiamo che nella sua carriera non scrisse solo questo immenso pilastro della letteratura nazionale che i più si sono subiti di prepotenza durante le medie o le superiori in edizione scolastica stra-ridotta e facilitata. Drammaturgo e poeta, I promessi sposi fu l'unico romanzo dello scrittore, il quale fornì al pubblico tre versioni differenti tra il 1827 (con Fermo e Lucia e La ventisettana) e la stesura definitiva, chiamata Quarantana.

Cime tempestose (Emily Brontë, 1847)

Come abbiamo detto qualche articolo fa, le sorelle Brontë hanno dovuto scrivere sotto pseudonimo per raggiungere il successo. Tra queste, Emily raggiunse la gloria del suddetto romanzo con il nome d'arte di Ellis Bell. Morta di tubercolosi a soli trent'anni, con questa storia di amore tormentato lasciò al mondo uno dei romanzi più belli della letteratura ottocentesca. E fu il suo unico romanzo, dato che di lei abbiamo ben note solo poesie e il carteggio.


Alla ricerca del tempo perduto (Marcel Proust, 1923)

Qui si parla dell'eptalogia delle petalogie. Marcel Proust, nell'Olimpo degli scrittori del secolo scorso a livello internazionale, scrisse l'opera in questione tra il 1902 e il 1922, impiegando vent'anni quindi a perfezionare i sette volumi di cui è composta. L'ambizioso lavoro aveva lo scopo filosofico e morale di spiegare agli uomini che cosa fosse il tempo, come agisse e come rifuggire al suo inesorabile muoversi sul destino umano. Chiunque ne abbia approfondito la produzione, sa che fu molto versatile: si distinse come poeta e in particolare come saggista, ma questo fu il suo unico romanzo, noto ai lettori come unica opera degna di nota.


Il ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde, 1890)

Oscar Wilde ci ha regalato indubbiamente uno dei romanzi gotici britannici più belli di sempre. La storia di Dorian Gray e di questo suo ritratto che subisce al suo posto i mali della morte e del tempo, che passò dall'essere un romanzo d'appendice a una delle storie più adattate a livello cinematografico, televisivo e nelle arti in genere (tra le quali il balletto), la conosce veramente la chiunque. Wilde fu un eccelso drammaturgo, poeta e per i meno colti dispensatore di aforismi, ma con la storia di Dorian Gray regalò al mondo un one shot epico.


La campana di vetro (Sylvia Plath, 1968)

La stupenda autrice contemporanea americana è stata menzionata in un #focuson di non troppo tempo fa proprio con questa opera. Morta suicida a trent'anni, viene ricordata soprattutto per l'opera poetica, ma questo romanzo ambientato quasi ai giorni nostri ci ha donato nella sua unicità una grande storia di delicatezza completamente al femminile, oltre che uno spaccato sull'ossessiva ricerca perfezione della società americana dell'epoca.


Niente di nuovo sul fronte occidentale (Eric Maria Remarque, 1929)

Romanzo che narra le vicende di un soldato tedesco durante la Prima Guerra Mondiale, fu l'unico romanzo scritto da Erich Paul Remark sotto pseudonimo. Pubblicato in volumi tra il 1928 e il 1929, ci racconta la storia del diciannovenne Paul Bäumer e di come la società tedesca, con le sue aspettative nelle nuove leve per ottenere la gloria della patria, lo abbia spinto a combattere nonostante la sua inesperienza nella vita. Ci troviamo di fronte a un romanzo di ispirazione autobiografica, dove vediamo l'entusiasmo delle giovani reclute tramutarsi in un sofferto passare del tempo, scritto con passione da un autore che ebbe modo di produrre molti racconti nonostante l'orrore dei due grandi conflitti mondiali.


Il giovane Holden (J.D. Salinger, 1951)

Anche con questo, menzionato in una nostra recensione non troppo recente, ci troviamo di fronte all'unico romanzo di Salinger, scrittore di racconti più che romanziere. Narrando le avventure di Holden Caulfield, giovanissimo studente appena cacciato dal suo istituto, Salinger ci ha regalato uno stupendo romanzo di formazione contemporaneo, dove nel giro di poche ore assistiamo al miracolo della crescita di un giovane uomo al solo contatto con diverse delusioni e guai che vanno a bussare l'uno all'altro di seguito alla sua porta.


Frankenstein (Mary Shelley, 1818)

Concepito a Ginevra durante un'illuminante notte piovosa in cui fece un incubo, steso sotto incoraggiamento di Lord Byron (amante della sorellastra) e pubblicato successivamente sotto lo pseudonimo di Percey Shelley, Frankenstein, storia del terrore ma anche di profondo insegnamento morale, sbatte sul muso del mondo la storia del diverso per eccellenza e di come l'anomalia, rappresentata dalla creatura creata in laboratorio, sia per il genere umano causa di orrore e discriminazione. Non fu l'unico romanzo della scrittrice ma fu l'unico grande romanzo per lei, per il resto si tratta di produzione minore.


Il dottor Živago (Boris Pasternak, 1957)

Saggista russo e poeta, oltre che scrittore di racconti, regalò al mondo un romanzo così curato che gli valse il premio Nobel per la letteratura nel 1958. Purtroppo, per ragioni politiche del regime sovietico e le sue condizioni di estrema povertà non fu in grado di andarlo a ritirare in Svezia, ma questo non toglie che rimane uno dei romanzi russi più belli di sempre, noto grazie anche all'adattamento cinematografico del 1965 diretto da David Lean.

Il buio oltre la siepe (Harper Lee,1960)

Un'altra autrice che per ottenere il successo dovette coprire la propria identità con uno pseudonimo (all'anagrafe, la stessa era nota come Nell Harper Lee). In questo romanzo contemporaneo abbiamo ancora a che fare con un'America che non va al di là del suo naso, rappresentata da un genitore modello che inculca la paura dell'ignoto oltre la siepe della propria casa ai due figli e, consequenzialmente, anche il pregiudizio scaturito dall'educazione a loro imposta. Rimasto a lungo figlio unico dopo lavori poco conosciuti, nel 2015 conobbe la gioia di un fratello da due milioni di copie: Va', metti una sentinella.


Via col vento (Margaret Mitchel,1936)

Qui ci troviamo davvero davanti a un caso di one shot: fu l'unico romanzo in assoluto dell'autrice, un colpo da 180.000 copie vendute nel primo mese, che vide il suo evolversi in un kolossal cinematografico tre anni dopo, notoriamente al centro di polemiche negli ultimi tempi per la scelta di HBO Max di ritirarlo dal proprio catalogo a causa di (presunta) apologia al razzismo. Rimane ad ogni modo uno dei melodrammi più quotati e meravigliosi del '900, anche se non tutti sanno sia tratto da un romanzo e non sia un soggetto cinematografico originale.


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