Perché il dolore non sia vano: i dossier di Massimiliano Frassi sugli abusi ai danni dei minori.




Oggi noi di trentapagine vogliamo dare valore alla parola "oltre".

Quella parola che osa sempre valicare il confine di qualcosa e passa inosservata nei discorsi. Quella parola che, oggi, descrive la storia di qualcuno che, dell' "oltre", ne ha fatto una missione.

Siamo sempre in due a scrivere gli articoli corali, alternandoci, nel corso delle settimane, nella scrittura delle rubriche Focus on e Safari, decidendo ognuna, in base ai propri interessi, un argomento a piacere. Senza prendere il merito di niente, oggi sono io, Alessandra, a proporvi qualcosa che veramente val la pena di essere letta e raccontata.

Lessi il libro Predatori di bambini- il libro nero della pedofilia appena uscito, dopo il consiglio di una mia cara amica. Mi disse: "Ale, è un pugno nello stomaco. Non è di certo un romanzo. So che, per come sei, ti rimarrà negli anni". Lo lessi in meno di quattro ore, all'università. Arrivata a tre quarti, sul treno, lo chiusi e iniziai a piangere davanti a persone sconosciute che, dati gli sguardi, mi stavano ovviamente scambiando per una matta; eppure, era più forte di me. Le lezioni che ebbi modo di incamerare nel giro di quelle insignificanti ore nel corso della vita furono diverse:

  • ero sempre stata tremendamente fortunata.

  • quante cose conoscevo solo per sentito dire?

  • quanto può essere insignificante il mio dolore?

  • A cosa serve ora la mia rabbia, se poi non agisco?

  • Posso veramente fare qualcosa?

La misura del coraggio quel giorno per me assunse una nuova unità di misura: mi misi a pensare che cosa potesse significare per qualcuno devolvere la propria vita ad una causa che fa tremare chiunque solo a sentirne il nome. Ed è qui che la parola "oltre" ha assunto la forma di un mondo a parte.

Massimiliano Frassi, presidente dell'associazione Prometeo, attivo nel sociale da sempre a 360°, autore di Predatore di bambini- il libro nero della pedofilia già citato ma anche di altri numerosi dossier che si occupano del riportare fedelmente il suo lavoro di contrasto nella causa degli abusi sui minori, è il perfetto esempio di come scavalcare il cordone della rabbia e della paura avendo come unico obiettivo la cura degli indifesi. Il lasciarsi alle spalle i dubbi ed essere degli splendidi esseri umani che, a quanto pare, ancora è possibile oggi.

Mi rendo conto che descriverlo in queste poche parole è estremamente riduttivo ma, estendendo il campo, possiamo dire che i volumi da lui pubblicati hanno superato un centinaio di migliaio di copie, è seguitissimo sui social e sul suo blog L'inferno degli angeli, oltre che detentore di diverse conferenze sulla realtà degli abusi e sulla prevenzione degli stessi.

Dopo tutti questi anni, il signor Frassi, seguito (e letto) costantemente nella sua attività, ha concesso a noi l'onore di fare due chiacchiere non solo sul suo operato ma, a livello tecnico, quale sia l'iter dello scrivere un dossier, una raccolta dati che ha come scopo precipuo il mostrare tutto ciò che riguarda la causa di cui si occupa: dalle esperienze dirette dei minori alla propria esperienza lavorativa. Senza filtri, senza fronzoli, per donare al mondo uno scorcio di quel lato oscuro di cui tutti abbiamo sentito parlare e che, purtroppo, inghiotte ancora troppe vittime.

Vi lasciamo le sue parole in quanto autore e addetto ai lavori, invitandovi a leggere i libri pubblicati (i cui proventi sono devoluti all'associazione Prometeo, di cui è presidente) e a seguirlo.



T: Che cosa spinge, secondo la sua esperienza più che ventennale e il suo pensiero, una persona a intraprendere e proseguire negli anni così coraggiosamente una battaglia per una causa così delicata e difficile quale quella per i diritti dell’infanzia negata? MF: Un’unione di più fattori. Ma soprattutto il fatto che quando ti trovi davanti ad un bimbo, con certe ferite, sul corpo ma soprattutto sull’anima, non puoi più permetterti di fare altro. Voltargli la faccia significherebbe per certi versi accomunarsi a chi ha provato a rubargli l’infanzia. Sedersi al suo livello, ascoltarlo, abbracciarlo, accogliere quel dolore invece diventa un imperativo. Tanto dovuto quanto, a tratti, “normale”.


T: Scrivere un libro che parla, senza romanzare nulla, di un’attualità così cruda e dolorosa come quella dell’abuso sui minori, degli ultimi dei bambini. Può esporci a livello tecnico che cosa implica il realizzare tale impresa, dalla stesura alla pubblicazione? MF: A dire il vero non c’è una progettualità dietro. Semmai è più una sorta di casualità. Non so mai cosa scriverò la volta dopo. I libri arrivano, se così posso dire. Chiamati dall’esigenza che in quel momento ho di raccontare una storia. Per il mio primo libro “I bambini delle fogne di Bucarest” l’esigenza fu quella di togliermi dalla testa certe immagini, certi odori, le storie incontrate sotto ai tombini di una città. Per il libro “Perché nessuno mi crede” la promessa fatta da una madre di raccogliere il dolore della propria figlia. Per “Osso di menta” l’esigenza di far elaborare il lutto di una cagnolino che era diventata la mascotte di tante vittime che in lui, incredibilmente, si identificavano. Per gli ultimi due, “Nessun dolore è per sempre “ e “Le mie parole contro gli abusi” l’esigenza di cambiare registro e passare da parole di forte denuncia a parole di prevenzione e di cura.

T: La raccolta dei dati per i suoi dossier viene dalla sua esperienza diretta, oltre che a delle ricerche che, nel suo campo, necessitano di essere costantemente attuate per contrastare al meglio delle proprie possibilità questa difficile realtà che coinvolge i minori. Nel raccogliere, nel rileggere ed organizzare il suo lavoro, nell’averlo davanti agli occhi, quali ulteriori riflessioni aggiunge?

MF: Direi che non c’è altro da aggiungere. Certo una volta che quegli “orrori” sono tutti lì, in fila, uno dietro all’altro se proprio devo aggiungere una riflessione è quella che mi spinge anche a scrivere, ovvero il gridare, per dolore non per arroganza, la portata di un crimine che è ancora troppo silenziato.

T: Gli editor che seguono il suo lavoro hanno un ruolo attivo nel contenuto o si limitano ad un lavoro di correzione della forma?

MF: Vi rivelo un aneddoto. Il primo libro, “I bambini delle fogne di Bucarest” fu proposto, ed accolto, da una grossa nota casa editrice. Piacque subito ma ci fu una richiesta: togliere interamente un capitolo, per l’esattezza quello su Ceausescu e sui suoi crimini, verso la popolazione ed i bimbi in primis. Non accettai. E passai ad una piccola casa editrice. Che vendette peraltro 200mila copie dello stesso. Da allora questa è sempre stata la mia scelta. Pagando in termini di distribuzione, uffici stampa, refusi e quant’altro, ma garantendo la totale libertà del mio pensiero. L’editor può intervenire solo sulla correzione “linguistica”, ma non ha diritto d intervenire sul contenuto. Questa la regola. Prendere o lasciare. Tra le case che ho avuto la migliore è senz’altro la Wordmage di Palermo. Gestita da giovani che hanno un’attenzione speciale sul sociale. Mentre gli ultimi due, fatti uscire lo stesso giorno, li ho addirittura auto prodotti.


T: Ogni volta che un suo libro viene letto risulta come un pugno nello stomaco, una vera presa di coscienza. Ma tutti sappiamo che l’indignazione non è uno strumento di battaglia. Può asserire che il suo pubblico si sia avvicinato alla causa dopo aver preso coscienza dell’entità del problema, alla collaborazione attiva? C’è chi, dopo averla letta, ha scelto di collaborare con lei, a distanza o fianco a fianco?

MF: Io credo che l’indignazione serva invece ma certo non deve essere fine a sé stessa. Il successo più grande dei miei libri va oltre le copie vendute. Va nell’aver permesso a chi li ha letti di ritrovarsi in certe storie e di chiedere aiuto, abbandonando anni di oblio e sofferenza. O addirittura di aver fatto nascere un impegno personale nella difesa dei bambini, prendendo coscienza della portata del problema.

T: I proventi dei suoi libri sono destinati all’associazione “Prometeo”, di cui è presidente. Può esporre i risultati di tale scelta?

MF: Per anni è stato l’unico modo che come Associazione avevamo di finanziarci. E trovo corretto sia giusto così. Nascono dal mio lavoro e finanziano il mio lavoro.

T: Può lasciare ai nostri followers dei contatti dove poterla seguire attivamente?

MF: Certamente e con piacere Mi trovano su Facebook dove ho una pagina mia, su Instagram e poi do loro il nostro sito: www.associazioneprometeo.org con tutti i nostri contatti. Grazie.

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