• Alessandra Libertini

Potevi farti gli affari tuoi, ovvero storia di come la curiosità uccise il gatto nei miti

Aggiornato il: 24 set 2020


La saggezza popolare stabilisce che chi se li fa campa cent'anni e, su questo, tutti siamo d'accordo. Ma è anche vero che senza la curiosità l'umanità sarebbe solo un mucchio di esseri che non avrebbero il coraggio di scavalcare i propri recinti mentali.

E allora, come in tutte le cose, ci vuole parsimonia, anche per quanto riguarda, appunto, il farsi i fatti propri.

Del resto, dai più antichi racconti ci arrivano vademecum romanzati di come salvare la propria pelle tramite il più importante salvagente datoci in dotazione dalla nascita: la prudenza. Senza di essa, il caos regnerebbe, l'anarchia sarebbe l'unico scopo dell'esistenza e la propria religione sarebbe l'infrazione costante delle regole.

Certi miti, certe leggende, certe parabole sono nate unicamente per mettere in guardia l'essere umano da se stesso prima che lo spingersi oltre il limite renda vulnerabile se stesso e gli altri. Così, ho raccolto in un articolo dei famosissimi esempi di come chi ha infranto le regole poi si è ritrovato nei guai o ha messo a repentaglio la vita dei propri simili, invece di preservarne l'incolumità.

Adamo ed Eva

Siamo qui all'esempio per eccellenza di come un singolo atto di imprudenza ha condannato una stirpe intera a un sacco di nefaste conseguenze. Se la Bibbia è piena di ammonimenti in cui il tirarsi fuori dalle regole rappresenta un'unica, matematica conseguenza tragica non possiamo che partire dalla Genesi. Dio creò, secondo questa leggenda che tutti conosciamo, i due progenitori dell'umanità: tralasciando Lilith al suo destino, la prima moglie di Adamo, cacciata all'inferno perché pretendeva la parità di trattamento e rifiutava la sottomissione (certo che, Adamo, lavare due piatti e passare lo straccio non ti avrebbe fatto male, anzi, avresti risparmiato un sacco di guai tipo il carico emotivo), con Eva non si ebbero meno problemi. La tentazione del Serpente la sedusse, promettendo di darle quell'intelligenza e la conoscenza che Dio non voleva sganciare per suoi validi motivi. Così, curiosa di sapere immediatamente quale sarebbe stato il successivo step evolutivo, colse la simbolica mela (anche se ci sono stati diversi problemi con la traduzione, in realtà si parla di un frutto) e compì il famoso "peccato originale", quello della disobbedienza al Divino, eredità della stirpe umana per intero che, secondo i riti della religione Cattolica, viene lavato con l'acqua battesimale. Se Eva non fosse stata così audace, probabilmente berremmo Martini a cisterne in uno spazio paradisiaco.


Orfeo ed Euridice

Il peccato di Orfeo fu anch'esso un peccato di fede. Nel famosissimo mito greco, narrato in diverse versioni da diversi autori (come nelle Metamorfosi di Ovidio e nelle Georgiche di Virgilio), la ninfa amadriade Euridice e il musicista Orfeo, novelli sposi, vedono infranto il loro sogno d'amore quando la giovane, morsa da un serpente, muore e quindi viene destinata all'Oltretomba. Orfeo, disperato, cerca di strapparla alle braccia del dio della morte; è la sua sposa, Persefone, ascoltando il dolce canto del ragazzo (che, con lo stesso stratagemma, aveva infinocchiato il traghettatore delle anime Caronte e il Cerbero), a trovare una soluzione alla situazione: avrebbe dovuto condurla al sicuro fuori dal regno delle anime senza mai voltarsi a guardarla, altrimenti sarebbe ritornata al mittente. Ma durante in tragitto, indovinate il caro Orfeo che fa? Ancora possiamo sentire il "Noooooooooo!" della sua sposa riecheggiare nell'aria.


Amore e Psiche

Nella famosissima favola di Apuleio si narra dell'amore tra la giovanissima Psiche, stupenda fanciulla, e del figlio di Afrodite, Amore, l'incarnazione umana della perfezione e dell'erotismo. I due sono ostacolati dal divino e dall'umano, cioè dalle sorelle della ragazza che, a causa della loro invidia, la spingono in un abisso di curiosità che la spingerà a guardare il suo sposo, a lei sempre celato, mai incontrato di persona, del quale conosce solo gli atti amorosi consumati con lui nel palazzo in cui viene trasportata da Zefiro. Durante il sonno del divino fanciullo, Psiche lo guarda, infrangendo la regola impostale dallo stesso marito che, accorgendosi dell'atto a causa di una goccia di olio bollente della lanterna che lo sveglia, decide di allontanarsi dalla moglie. Una volta superate le prove della crudele suocera, invidiosa della sua bellezza, i due si potranno ricongiungere grazie a un Zeus più preso a bene che mai... Ma che fatica, nel frattempo!


Pandora

Non stiamo parlando di braccialetti, ma di un altro mito: Pandora, creata da Efesto su commissione di Zeus, era la fanciulla guardiana del vaso dei mali del mondo, creato a sua volta da Zeus, avvelenato per la storia di Prometeo e del fuoco della conoscenza donato agli umani. Bel regalo, Ze', complimenti!

La ragazza aveva l'ordine di tenere il vaso in questione sempre sigillato, in modo che il suo contenuto non andasse disperso e che l'umanità intera non ne patisse ma, spinta dalla curiosità, secondo voi, cosa fece? Così, i sei doni nefasti (malattia, vizio, pazzia, dolore, vecchiaia e gelosia) serpeggiano ancora tra di noi. Prima di questo, l'uomo era una sorta di semidio convivente in armonia con i doni degli dei ma, dopo l'apertura del vaso, divenne l'essere meschino che è oggi. La buona cosa che fece Pandora fu quella di ricontrollare il contenuto del vaso, ricadendo nella curiosità (siccome la prima volta non le era bastata), liberando così l'ultimo dono: la speranza.


Sodoma e Gomorra

Ed eccoci di nuovo a parlare della Bibbia e del libro della Genesi, citando anche stavolta uno dei passi più conosciuti della stessa, ovvero quello che coinvolge le città di Sodoma e Gomorra come monito dell'ira divina verso l'uomo. Gli abitanti delle suddette città avevano uno stile di vita dissoluto, lontano dai dettami del Dio di Abramo e, per questo, lo stesso ne decise la distruzione per incenerimento, insieme alle mura che contenevano il peccato. L'unica possibilità di salvezza era l'incontro di almeno dieci persone rette da parte di tre angeli inviati dal Supremo, ma questi non vennero accolti che da Lot e la sua famiglia. Quando gli altri abitanti seppero degli ospiti dell'uomo nella sua dimora, gli intimarono di consegnarli alla folla per poterne abusare in senso sessuale, oltraggio che la compagnia divina non poteva lasciar passare: così, Lot, sua moglie e sua figlia furono gli unici ad avere la possibilità di allontanarsi di corsa dal luogo del massacro, a patto di non voltarsi indietro per incontrare la furia del Creatore con lo sguardo, sotto forma di pioggia di fuoco e zolfo. Ma la moglie di Lot (è quasi sempre una donna a non obbedire alle istruzioni nella pietra miliare della letteratura sacra) si voltò e venne trasformata in una statua di sale. Probabilmente, le ultime parole furono: "Com'è umano, lei!"


Barbablù

Ed eccoci giunti all'ultimissimo esempio, ancora una volta un racconto, una favola, del celeberrimo Charles Perrault, risalente agli ultimi anni del 1600. Ma se tu, moglie di un vedovo seriale, sai che tuo marito è un orco già a tavola, a letto, con la gente, nella vita in generale, non ti viene il sospetto che magari la chiave della cantina devi lasciarla al suo posto, perché non ci troverai di certo la lavanderia? E, infatti, nell'entrare al suo interno trova i corpi straziati delle sei mogli appese a dei ganci da macellaio. La ragazza lascia cadere la chiave sul sangue sito sul pavimento e la macchia irreversibilmente. Scoperto nei suoi delitti e nei suoi inganni, Barbablù annuncia la volontà di accopparla ma, con un invidiabile sangue freddo (scusate la battuta pessima), la moglie riesce a farsi aiutare dalla sorella e da alcuni cavalieri nell'uccidere il perfido marito e godersi tutte le sue ricchezze alla faccia sua. Questo è l'esempio di come una final girl deve essere, anche negli slasher più antichi.

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