Potrebbero quasi scriverci un libro...

Aggiornamento: 5 set 2020

Il prolifico mondo delle biografie.

Spettegolare degli altri è quello che divide l’uomo dalla scimmia. Quando Aristotele affermava che l’essere umano è un animale sociale, secondo noi non aveva idea di quanto questa considerazione sarebbe stata travisata secoli avvenire. Ci piace parlare del prossimo, farci i fatti suoi, entrare come un parassita di informazioni nella sua vita. Ecco spiegato perché vanno tanto di moda i reality show, ovvero quelle pseudo imitazioni di situazioni quotidiane in cui gruppi scelti di persone affrontano contesti a dir poco paradossali e ridicoli. Un focolaio (anche se al momento tale termine è più che abusato) di quel gossip spicciolo che ci spegne il cervello ed estromette dai nostri neuroni ancora attivi quei residui di preoccupazioni serie e giornaliere che si andranno a riproporre l’indomani.

L’idea del parlare di altre persone, poi, è vecchia quasi quanto la stessa società umana ed è capitato, e continua a capitare, nella storia che autori più o meno di successo consacrassero le proprie abilità retoriche per disquisire di gente famosa o potente. Come al solito, i greci sono stati i precursori di qualsiasi cosa che ci riguardi, e infatti è con loro che incontriamo per la prima volta un testo biografico. La narrazione della vita di un personaggio celebre, dunque, trova le sue radici nella lingua greca (bíos βίος “vita” e gráphein γράφειν, “scrivere”) e nella persona di Satiro di Callati, che scrisse la Vita di Euripide nel lontano III secolo a.C., anticipando di qualche centinaio di anni il lavoro del più celebre Plutarco (con le sue Vite parallele). I latini non furono da meno, avevano eccome anche loro un sacco di bei nomi da omaggiare e immortalare nella storia della letteratura. L’arduo compito se lo addossò Quinto Curzio Rufo prima, con la sua Vita di Alessandro, e Publio Cornelio Tacito dopo, con la Vita di Agricola, lasciando il successo maggiore al collega Gaio Svetonio Tranquillo con le Vite dei Cesari.

Uomini forti, imperatori, condottieri, personaggi politici e, anche se in netta minoranza, letterati, che ottennero il meritato posto nel vasto mondo delle biografie con Le Vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architettori del Vasari. Certo, oltre un millennio, tra i primi e quest’ultimo, è trascorso, ma l’impatto che ebbe Giorgio Vasari continua ad essere fondamentale ancora oggi per lo studio di quei grandi artisti rinascimentali meno noti che lasciarono un tangibile segno nella cultura e nell’arte del XVI secolo.


Accade spesso, come sempre nel gossip, che l’intervento dell’autore renda la vita narrata troppo romanzata, che se ne faccia apologia o critica e non si riesca a ottenere al meglio la rappresentazione della sua persona. Un simile problema si ritrova o nei testi molto antichi, in cui gli autori, soprattutto in riferimento ai grandi capi di stato e agli imperatori, tendevano a edulcorarne un po’ troppo l’immagine, oppure nei biografi che scrivono di figure celebri scomparse ormai da parecchi secoli. Insomma, sia nelle biografie che nelle autobiografie quello che tende a mancare, troppo spesso, è l’obiettività.

Tuttavia, si tratta di un genere che continua a riscuotere consensi, con una nicchia di mercato e di appassionati che, a volte, leggono e comprano quasi sempre solo quei libri. Intere collane sono state date alle stampe, imperatori, politici del Novecento, regnanti inglesi, gli ultimi Zar di Russia, serial killer, scienziati, artisti. Se ancora oggi continuano ad essere pubblicate è perché continuano a manifestare un fascino che, tutto sommato, non è difficile da comprendere. Non parliamo della biografia di Pinco Pallino, ma di uomini e donne che, a modo loro, nel loro piccolo, hanno fatto la Storia dell’intera razza umana. In un misto di fomento e invidia legati al “ma perché io no!”, la lettura di una biografia ci mostra quello che siamo stati in un preciso arco temporale, con gli occhi di chi quel periodo storico lo ha vissuto in maniera attiva e partecipe. C’è comunque da dire che si tratta spesso di personaggi che, in fin dei conti, hanno subito dalla società anche rifiuti e delusioni, che sono stati condannati per le proprie idee o i propri comportamenti, e sono morti dimenticati o con un blando tentativo di riabilitazione sociale (come è accaduto con Lady Diana).


Nel corso degli anni molti sono stati gli autori che si sono interessati a particolari personaggi storici, e i più sfruttati per una bella e commerciabile biografia non sono difficili da intuire. In pol position abbiamo Alessandro Magno e Cleopatra, raccontati da storici, romanzieri, biografi, antropologi, scrittori di politica e divulgatori. Parliamo di due capisaldi della cultura classica, l’inizio e la fine della dinastia Tolemaica: l’uomo che si spinse oltre i confini del mondo conosciuto e che, nonostante la morte a soli trentatré anni, conquistò più di qualsiasi altro condottiero; la donna che sconvolse un impero, che mise in crisi Roma, che fu il punto di arrivo della grande e potente civiltà egizia. Come si può non parlarne? E infatti non si può, ed è per questo che rispettivamente Valerio Massimo Manfredi (Alexandros) e Alberto Angela (Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità) hanno dato al pubblico le storie di questi due magnifici personaggi.

Per gli amanti dell’arte il più pubblicato è Leonardo da Vinci, seguito negli ultimi anni da Caravaggio e Artemisia Gentileschi, mentre per gli scienziati impenitenti il podio della più raccontata va a una donna, Ipazia di Alessandria. Una vita che non poteva non essere tramandata, basti solo pensare al modo barbaro e terribile in cui l’hanno uccisa.

Se, però, fino a qualche tempo fa si tendeva a raccontare le vite di personaggi influenti della cultura e della politica mondiale, adesso si può dire che si scrivono biografie un po’ su tutti i potenziali vendibili. Una delle più vendute, ad esempio, è Open, l’autobiografia di Andre Agassi che, in ogni caso, è stata redatta con il sostanziale supporto del premio Pulitzer J. R. Moehringer. L’influenza di un personaggio quale fu il padre della Apple si riscontra anche nel testo che parla della sua vita e del suo lavoro Steve Jobs. Lezioni di leadership, di Walter Isaacson.

Con la dignità e il decoro concessi a questo blog, per quanto non vorremmo farlo, occorre far presente che il panorama dei grandi leader carismatici è andato scemando, sfumando nel calderone del marketing editoriale che cerca nuove proposte per battere cassa. Ed ecco che hanno iniziato, e continuano, a proliferare biografie di cantanti, calciatori e, santo cielo non vorremmo proprio dirlo, youtubers. Un declino culturale in nome del profitto che, speriamo, possa trovare un freno nella persona di qualche intellettuale, politico, scienziato o artista che possa far tornare in auge il vero motivo per cui si scrivevano le biografie: procurare alle masse esempi di vita da emulare.

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