Quando il best seller discende dal Cielo

Ovvero, quando l'autore è un vero Dio (della scrittura)!!!

Tu scendi dalle stelle, o Re del Cieeelooo, e vieni in libreria a vender sul seeeriooo!

Quanta sottile blasfemia in questa frase ma, anche, quanta verità. Abbiamo già accennato alle numerose e continue e ininterrotte vendite della Sacra Bibbia, primo libro ad essere stampato appena Gutenberg ne inventò il macchinario, uno dei testi più tradotti al mondo, il più esportato e, anche, uno dei più travisati. Dopotutto, se un libro ha come autore una divinità o il suo portavoce è piuttosto scontato che abbia successo. Il marketing si sviluppa a livello mondiale, il seguito è quasi sempre in crescita, le critiche creano vere e proprie guerre e la capacità di creare consensi dà vita a interi culti. Insomma, scrivere un testo sacro non è mestiere per molti, anzi, potremmo dire che sono millenni che non se ne vede uno nuovo. Se un libro funziona così bene, senza aver bisogno di correzioni o aggiunte o chiarimenti, non vale la pena sostituirlo.

Nel mondo, al momento, sono tre le religioni monoteiste con più seguaci, Ebraismo, Islamismo e Cristianesimo, fedi che si contendono l’unica e sola verità di ciò che va oltre l’umana comprensione e che predicano comportamenti o condizioni imprescindibili per avere la pace eterna post mortem.

Ma avete mai provato a leggere uno di questi testi sacri estraendo completamente la visione religiosa, integralista o meno? Be’, noi ci abbiamo provato, leggendo passi della Bibbia, del Corano e della Tōrāh come se fossero best seller, ovvero libri trovati senza problemi tra gli scaffali dei più venduti in libreria, sottoposti a sconti come i romanzetti rosa che tuttavia, a parte il prezzo spesso scontatissimo, di rosa non hanno davvero nulla. Anzi… spesso e volentieri ci si trova di fronte a passaggi che assomigliano più a testi di fantascienza, horror e veri thriller, in cui la vendetta divina, le punizioni o i risvolti negativi sono all’ordine del giorno. Pagine e pagine intrise di comandamenti che hanno tutta l’aria di minacce più che di moniti, ma che rappresentano una vera sfida per il lettore avulso da qualsiasi inclinazione morale o religiosa.

Per leggere uno di questi libri, infatti, occorre munirsi di una disposizione d’animo più rilassata e asettica di quella dei monaci tibetani, dimenticando che il testo che abbiamo tra le mani comprende alcune criticità.

La prima è il fatto che la cattiva interpretazione di ciò che vi è scritto dentro, o meglio la personale interpretazione di quella che dovrebbe essere la parola di Dio, quindi non travisabile e non interpretabile ma sono assecondata, ha provocato e continua a provocare guerre religiose che vanno avanti da secoli. Dalle persecuzioni romane contro i cristiani alle persecuzioni cristiane portate avanti durante le Crociate in Terra Santa e nel Nuovo Mondo contro le civiltà precolombiane politeiste; dalle rivolte ebraiche in Israele al genocidio della razza giudaica sotto il Nazismo; dalle impietose guerre ottomane alle continue rivendicazioni degli integralisti islamici che professano la fede cieca nelle parole custodite tra le pagine del Corano. Leggere la Bibbia, la Tōrāh e soprattutto il Corano stesso, di cui sembriamo tutti sapere tutto ma in realtà siamo più ignoranti di una mosca cieca, dovrebbe avvenire in una situazione di profondo distacco, leggendoli come si leggerebbe un qualsiasi romanzo, senza giudizi.

La seconda criticità è il fattore linguistico. La Bibbia originale fu redatta in una lingua molto diversa da quelle che potremmo parlare oggi. Un piccolo schemetto tanto per rendere più chiari i vari rimaneggiamenti nei secoli: l’Antico Testamento fu scritto tra il 1200 e il 100 a.C. in ebraico, ovvero la lingua del popolo di Israele, con una virata verso l’aramaico intorno al IV secolo sempre a.C.; nel frattempo, comunque, tra il 300 e il 100 a.C. iniziarono a comparire le prime traduzioni in greco. Per quanto riguarda il Nuovo Testamento – ovvero tutta la parte che tratta della vita di Gesù, della storia dei discepoli, l’Apocalisse e il Libro della Rivelazione – è stato scritto direttamente in greco, la lingua più diffusa all’epoca. A partire da questa eterogenea “prima edizione”, si sono susseguite numerosissime traduzioni, parziali o totali dell’opera: il Pentateuco samaritano, ad esempio, è quello che oggi conosciamo come una versione della Tōrāh, e ancora il siriaco, i già citati aramaico e greco, il copto, il latino oltre a varie versioni in lingue mediorientali, compreso l’arabo. La confusione sulla corretta interpretazione di alcuni passaggi, quindi, l’enfasi posta su questa o quella frase, questo o quel concetto, sono il frutto della visione di troppe lingue, troppi interpreti e troppe culture che si sono incrociate e scontrate nei secoli.

Screzio con gli ebrei, poi, è la loro non accettazione della seconda parte della Bibbia, ovvero la non contemplazione del Nuovo Testamento. A differenza di quanto accade per noi pigri occidentali e cristiani, la Tōrāh si studia esclusivamente in ebraico. I giovani, sottoposti al compimento dei tredici anni al passaggio all’età adulta con il Bar Mitzvah (per i maschi) e il Bat Mitzvah (per le ragazze), studiano la lingua del loro popolo e conoscono anche a memoria alcuni passi della Tōrāh, i principi su cui si fonda la loro fede e tutto quello che concerne la comunità ebraica. Anche per il Libro Sacro dei giudei sono state effettuate traduzioni in aramaico, greco, latino arabo e nelle lingue moderne.

Con il Corano, infine, il discorso è più delicato. A differenza della parola di Dio per come la intendono i Cristiani e gli Ebrei, il testo sacro dell’Islam è la rivelazione di Allah a Maometto, avvenuta intorno al 600 d.C.. Si direbbe quindi una religione alquanto giovane, eppure così radicata nella cultura dei suoi fedeli che ogni azione, comportamento, decisione presi dal popolo islamico deve riflettere quelle che sono le leggi coraniche. Non è una religione che accompagna un popolo ma un popolo che vive guidato dal suo Libro Sacro. Appare chiaro come le incomprensioni a livello socio-culturale, andando avanti con gli anni, si facciano sempre più forti tra il mondo islamico e tutti gli altri. Questo radicalismo ha condotto i musulmani a diffidare di qualsiasi traduzione del Corano che, tuttavia, ha ricevuto la sua dose di trasposizioni linguistiche a causa della mancanza sempre più marcata di praticanti arabofoni. Travisamenti concettuali e semantici a parte, il Corano è stato tradotto nelle diverse lingue del mondo islamico: persiano, turco, urdu e anche indonesiano, hindi e berbero.

Indipendentemente dal contenuto profondo e da quello che un testo sacro si propone di tramandare, ad oggi la Bibbia, la Tōrāh e il Corano restano i libri più venduti al mondo, presenti da sempre nelle classifiche dei più riprodotti, usati dalle case editrici come fonte sicura di guadagno, lontano dal problema dei diritti d’autore e del calo delle vendite. Se l’autore è un dio, un profeta, un portavoce o un messia poco importa la religione, poco importa la cultura o la fede di partenza, sicuramente sarà un’occasione d’oro per scoprire quanto un testo di secoli e secoli fa sia attuale ancora oggi, se solo lo si legge senza pregiudizi.

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