"Riddikulus!": esorcizzare la paura con le risate

Aggiornato il: 29 ott 2020

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“I Mollicci amano i luoghi chiusi e oscuri” spiegò il professor Lupin. “Gli armadi, gli spazi sotto i letti, le antine sotto i lavandini... […] Allora, la prima domanda che dobbiamo porci è questa: che cos'è un Molliccio?” Hermione alzò la mano. “È un mutaforma” disse. “Può assumere l’aspetto di quello che ritiene ci spaventi di più”. “Non avrei saputo dirlo meglio” approvò il professor Lupin “[…] Non sa ancora che cosa spaventerà la persona dall’altra parte della porta. Nessuno sa che aspetto ha un Molliccio quando è solo, ma quando lo farò uscire, diventerà immediatamente ciò di cui ciascuno di noi ha più paura. […] L’incantesimo per respingere un Molliccio” continuò Lupin, “è semplice, ma richiede una grande forza mentale. Sapete, ciò che sconfigge un Molliccio sono le risate. Quello che dovete fare è costringerlo ad assumere una forma che trovate divertente. Ora proveremo l'incantesimo senza le bacchette magiche. Dopo di me, prego... Riddikulus!”.

Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, cap. 7.


Il primo che si azzarda a dire che Harry Potter è roba da bambini verrà automaticamente lasciato in pasto al proprio Molliccio.

Il fatto che il professor Lupin, di cui sopra, parli del metodo per sconfiggere la paura utilizzando le risate dovrebbe farci riflettere, e non poco. L’esatto opposto del terrore, dell’angoscia, dell’ansia è la serenità, una calma interiore che si ottiene solo con una grassa risata di cuore assieme ai propri amici. Parlare di horror, spesso e volentieri, è parlare di esseri soprannaturali, situazioni paradossali e ambientazioni inquietanti che aiutano a creare in noi quella sorta di malessere emotivo, una condizione di disagio che ci porta, poi, ad avere paura. Ma per ogni It che si rispetti, per fortuna, c’è un Totò che abbassa il livello di terrore proprio attraverso il potere di una bella risata genuina.

La parodia è parte integrante della scrittura dall’alba dei tempi e, con risultati più o meno ben riusciti, ci siamo imbattuti in molteplici opere parodiche. Se è vero che si tratta di un tipo di riscrittura applicabile praticamente a tutto, la parodia del genere horror è, probabilmente, la più riuscita. Il netto contrasto di tematiche, l’aspettativa del terrore e il ritrovarsi invece di fronte a scene comiche rende il tutto molto più godibile di quanto si pensi. Ecco quindi una classifica dei dieci esempi più alti di parodic horror che hanno scalato le alte vette della cinematografia fino ad oggi!

N.b.: Nel grande classico del mondo gotico tre sono i maggiori protagonisti: vampiri, licantropi e morti viventi (zombie, per gli amici!). Poi ci sono tutti i collaterali, tipo spiriti, fantasmi, mostri delle paludi, alieni invasori, assassini con le facce bruciate da qualche acido, ecc. Le parodie tendono a toccare i temi più gettonati e conosciuti, perciò nella nostra classifica compariranno Dracula e affini, zombie, spiriti e persone strane…


Frankenstein Junior: primo esempio in assoluto di parodia horror che viene in mente, capolavoro di Mel Brooks e interpretazione eccezionale di Gene Wilder. Dal 1974, quando uscì in sala la prima volta, non ha mai smesso di divertire quel pubblico rimasto affezionato a citazione del calibro “Lupo ululà, castello ulilì!”, oltre che della prima versione del maiunagioia proposta in 16:9: “Potrebbe andar peggio… potrebbe piovere!”. Le ultime parole famose… Riproposizione in chiave comica del capolavoro di Mary Shelley rende omaggio al miglior esempio di letteratura gotica mai prodotto.


Warm Bodies: restando in tema “morti che riprendono forma umana o almeno ci provano”, questo film del 2013 si è rivelato decisamente più carino di quanto ci si aspettasse. Lungi dall’essere un’opera d’arte, la storia, ripresa dall’omonimo libro di Isaac Marion, vede la Terra già invasa dagli zombie e, in pieno recupero di Romeo e Giulietta, la giovane protagonista Julie (appunto) cerca di salvare R (appunto di nuovo) dalla sua condizione di morto vivente che, a quanto parte, è reversibile. Non nasce come parodia ma vista la trama non è decisamente horror.


Zombieland: 2009, gran bel cast, comico fino all’estremo. Già i nomi scelti per i protagonisti non sono particolarmente seri, se poi ci si aggiungono le battute, l’ambientazione in un’America post-apocalittica e un morbo della mucca pazza mutato ecco che esce una pellicola in cui non si capisce più chi abbia davvero perso il senso della realtà, se gli zombi o i pochi sopravvissuti ancora umani.


Beetlejuice: breve pausa dai classici e incontro con lo “spiritello porcello”. Nominalo e, una volta evocato, questo “bio-esorcista” crea un sacco di casini in una casa rimasta disabitata per anni. Inutile dire che dalla regia di Tim Burton non ci si poteva aspettare nulla di meno se non un esempio lampate della follia mentale tramutata in capacità di direzione artistica. Ah, dimenticavo: il protagonista è Michael Keaton ai tempi d’oro (1989), periodo Batman per capirci, quando il mondo cinematografico fantasy era ancora, abbastanza, suo.


Dark Shadows: in questo caso abbiamo la combo perfetta, la coppia che scoppia, Burton-Depp. Il nostro Johnny, che come sappiamo sta bene su tutto, sta meglio ancora sui film allucinati di Tim Burton. Una coppia che si è ritrovata più volte, anche nel film di animazione in stop-motion, La sposa cadavere. Vampiro risvegliato dopo due secoli per errore, Depp ritrova la casa di famiglia ormai abitata dai suoi pronipoti, una Doppelgänger (sosia?) del suo unico amore, e una strega ossessionata da lui che, come molte delle donne rifiutate, fatica ad accettare che lui non ricambi il suo amore. Vedetelo, anche da vampiro pallido e con le occhiaie è fantastico!


Fracchia contro Dracula: in una paradossale situazione in cui l’italiano medio si identifica con la sfiga formato caravan del ragionier Giandomenico Fracchia, anche il cinema italiano ha detto la sua. In questa trasposizione parodica del capolavoro di Stoker, Neri Parenti firma una commedia a metà tra l’horror e il nonsense, quel tanto che basta per siglare la produzione cinematografica anni Ottanta e l’intervento nostrano nella cultura gotica mondiale.


Dracula morto e contento: 1995, un decennio dopo Fracchia ed ennesimo lavoro dissacrante di Mel Brooks, il suo ultimo in verità. Moltissimi i riferimenti a tutte le pellicole precedenti, quelle serie ovviamente, che hanno reinterpretato in chiave cinematografica il Dracula originale. Come sempre accade con Brooks i suoi lavori sono decisamente spassosi, ma se siete cinefili fissati con le trasposizioni corrette allora magari questa gustatela mentre sorseggiate camomilla e Valium.


La Paura fa Totò: in questa specie di top ten, il podio lo concediamo a veri e propri esempi di grassa parodia. Per questioni puramente di pubblico, e di genere, al terzo posto finisce questo lavoro di Totò, o meglio, su Totò. Si tratta infatti di un testo, scritto a quattro mani da Giuseppe Cozzolino e Domenico Livigni, in cui sono raccolte le più belle interpretazioni del Principe Antonio de Curtis su temi thriller e horror. Solo per questa volta vi lasciamo la minirecensione che trovate su IBS:

La comicità esorcizza la paura ed in numerose pellicole Totò ha raccontato il sentimento del Terrore a modo suo, in singoli sketch all’interno di film di tutt'altro tipo o in vere e proprie parodie del genere. I risultati sono stati quasi sempre brillanti e spassosi, con punte di assoluta comicità. La Paura fa Totò rievoca ed analizza le scene più memorabili evidenziando rimandi e citazioni ai capolavori thriller/horror con le schede tecniche dei film ed apposite sezioni dedicate a singole curiosità sul set e sulla lavorazione di queste produzioni.

Scary Movie: secondo posto alla longeva saga pseudo-horror che sfiora il demenziale. Non manca proprio nessuno nei cinque film che si sono succeduti in ben 13 anni. Personaggi iconici, protagonisti di serie tv o film soprannaturali si imbattono in misteri, scene comiche e situazioni assurde che tutto provocano tranne che paura…


La Famiglia Addams: gold medal per la famiglia più famosa del cinema. Il fatto che vantino una colonna sonora personalizzata talmente celebre che la conoscono anche le pietre dovrebbe farci capire il perché del fenomenale successo planetario. La passione travolgente dei coniugi Addams è stemperata dalla vita grigia e triste totalmente opposta a quella del resto del mondo. Rose tranciate di netto, soprannomi assurdi, una Mano come maggiordomo e il favoloso Lurch come tuttofare. E ancora l’allegria contagiosa di Mercoledì, il carattere amabile di Pugsley, l’eloquio forbito del Cugino Itt e la sobrietà di zio Fester. Tra rimandi diretti o velati ai grandi classici del mondo gotico, Gomez e Morticia hanno ridato speranza agli Emo innamorati, a tutti coloro che si sentono strani, alle famiglie emarginate e particolari che, in realtà, nel profondo sono più sane di molte altre. Tim Burton (ovviamente) sta pensando ad una serie tv sugli Addams e si vocifera che Johnny Depp (ovviamente!!!) potrebbe interpretare Gomez. Noi, in attesa che ciò avvenga, vi consigliamo la versione cinematografica del 1991, perché se non vi basta Morticia interpretata da Anjelica Huston e Gomez con la faccia di Raúl Juliá (buonanima), vi ricordiamo che Fester e Mercoledì sono interpretati rispettivamente da Christopher Lloyd e Christina Ricci (sì, esatto, Casper non le bastava).

La parodia, come avete visto, non smette mai di stupire e di creare capolavori ma ricordate di stare attenti perché, prima o poi, una risata vi seppellirà…

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