• Alessandra Libertini

Rupi Kaur: la cicatrice che diventa il sole.

Aggiornato il: 8 apr 2020



L’incontro di molte persone con questa stupenda autrice indo-canadese è avvenuto tramite qualche social, magari mettendo un like distratto e compulsivo a un post su qualche feed di aforismi famelico di quei cuoricini rossi che ne determinano il successo. Tutto questo, magari, su di un treno, davanti al caffè la mattina, in pausa pranzo, in pausa da una chiacchierata con gli amici durante un aperitivo. Lo dico, perché è successo anche a me.

Non so precisamente in quale punto di quale giornata, probabilmente in tanti momenti di tanti diversi giorni; fatto sta che Rupi Kaur era citata su molti dei feed che seguivo. Mentre decidevo il tema del banchetto del mio matrimonio mi guardavo intorno alla ricerca di poeti non tradizionali e contemporanei che potessero dare i nomi a tavoli di tradizionali zie del sud con l’aiuto di Google e, quando apparve questo nome in una lista casuale di dieci poeti veramente in voga, non mi sembrò sconosciuto come molti, ma mi resi conto di saperne veramente poco.

Così, non mi misi subito a cercare di reperire informazioni alla cieca nel mare del web, ma con la scusa di un annunciato regalo da parte del mio compagno mi recai con lui in una libreria e mi feci regalare, oltre che una raccolta di Haiku pazzesca davvero, le opere Milk and Honey e The sun and her flowers.

Tempo di lettura? Mezza giornata. Due volumi letti attentamente ma famelicamente, con una voglia di andare in fondo a ogni verso sempre crescente. Davanti a me ora ho due libri completamente invasi da simboli: un cuore su quelle che ho amato particolarmente (quasi tutte), una graffa vicino ai versi che più mi hanno rispecchiato, una quadra vicino a quelli ispiratori.

Da un distratto like a un'eco della mia esperienza personale a livello emotivo, da un compulsivo gesto social a un viaggio introspettivo che ha specchiato a fondo la mia interiorità.

In soli ventisette anni di esistenza questa autrice dalla grazia annunciata nello sguardo ha vissuto l’esistenza di tantissime donne, e ha battuto una strada che molti scrittori di successo non hanno nemmeno sfiorato: dalla lettura delle sue prime poesie in un recital a 17 anni, nel giro di dieci è riuscita a passare da post su Tumblr all’auto-pubblicarsi (disegnando da sola le proprie illustrazioni) diventando nel giro di poco un fenomeno mondiale da tre milioni di copie vendute, tradotta in trentacinque paesi, stabile al primo posto della classifica del New York Times, rimasta nella stessa per cento (CENTO!) settimane.

Quello che rende veramente speciale questa ragazza è l’analisi della propria esperienza in un modo così crudo, fedele al reale che è impossibile da non comprendere; per questo, il suo esistere è specchio dell’esistenza di milioni di donne nel mondo. La marcia in più viene data dalla capacità di dare una soluzione ad una visione di “fine”, di un amore, di un dolore, di dare alla banale parola “resilienza” una consistenza di carne che può appartenere a tutte le persone che la vogliano leggere.

Questa estrema sensibilità viene da una storia che abbiamo già sentito, forse: nata in India da figli di emigrati Sikh del Punjab, emigra a quattro anni con loro in Canada, nel 1996. Per molti anni, raccontò, si sentì “privata della voce” a causa di una violenza sessuale perpetuata da famigliari. La ridondanza della salvezza dall’orrore in cui era imprigionata è il leitmotiv dei due volumi da lei pubblicati, strutturati secondo uno schema ben preciso che aiuti la donna in difficoltà, attraverso la sua stessa rinascita, a tirarsi fuori dal proprio limbo interiore. Rupi Kaur scrive una sorta di “libretto delle istruzioni”, inconsapevolmente, di come ci si salva: attraverso l’introspezione, la poesia, la liberazione della propria voce e femminilità.

La struttura in cui è suddivisa l’opera Milk and honey ci guida attraverso un viaggio riassunto in quattro tempi verbali infiniti, senza tempo, dunque: il ferire, l’amare, lo spezzare, il guarire. Le tappe, dunque, non di un’esperienza di vita che mai è vaga nella mente di chi legge. Stessa cosa nel successivo The sun and her flowers, che nel sommario viene suddiviso nelle seguenti tappe: l’appassire, il cadere, il radicare, il crescere, il fiorire. Se nel primo l’esperienza umana è concretamente fatta di carne, nel secondo volume viene sublimata portando l’essere ad essere, metaforicamente, un delicato essere del mondo vegetale, albero o fiore che sia, a seconda del mondo introspettivo di chi legge. Il suo scrivere denota una delicatezza estrema, soprattutto nella scelta di un linguaggio ricco di immagini nonostante ci riporti continuamente a mantenere i piedi saldi a terra con la crudezza delle stesse.

Nel suo lavoro l’amore, il sesso, il sesso femminile, l’abuso, il dolore, la rinascita non sono mai romanzati come nelle poesie moderne, ma sono crudi, palpabili, tastabili con tutto il corpo, non solo con i polpastrelli; uno strappo ricucito nella carne, citato nei suoi versi, ci porta a toccare lo sterno, un braccio, il malleolo (nel mio caso), una vecchia cicatrice in cerca di noi, del nostro sbrego ormai cicatrizzato, che realmente è esistito, esattamente come i sentimenti, le paure e le crude esperienze che ci appartengono. E da qui, dal concreto toccare l’anima che pensiamo esser fatta solo di eterea consistenza, arriva la consapevolezza e, dall’autoaffermazione conseguente, l’applicazione dei preziosi consigli, come l’agenda (di fine relazione), da Milk and Honey, che lascio qui nella speranza che a diverse persone possa essere utile quanto questo articolo.


Agenda (di fine relazione)

1. Rifugiarsi nel letto.

2. Piangere, finché non cessano le lacrime (ci vorrà qualche giorno).

3. Non ascoltare canzoni lente.

4. Cancellare il suo numero dal telefono anche se è memorizzato nei polpastrelli.

5. Non guardare le vecchie foto.

6. Trovare la prima gelateria e concedersi due palline di gelato stracciatella e menta. La menta per calmare il cuore, il cioccolato perché te lo meriti.

7. Comprare lenzuola nuove.

8. Radunare i regali, le magliette, e qualunque cosa abbia il suo odore e portare tutto ad un’opera di beneficenza.

9. Organizzare un viaggio.

10. Perfezionarsi nell’arte di sorridere e annuire quando qualcuno in una conversazione il suo nome.

11. Dare inizio ad un nuovo progetto.

12. Qualunque cosa tu faccia, non telefonare.

13. Non implorare ciò che non vuole restare.

14. A un certo punto smettere di piangere.

15. Concedersi di sentirsi scema per aver creduto di poter costruire il resto della propria vita nello stomaco di qualcun altro.

16. Respirare.



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