• Alessandra Libertini

“The female of the species is more deadly than the male”. Le dark ladies in Shakespeare


Il XVI fu un secolo veramente determinante nella storia: cento anni di tumulti religiosi, di cambiamenti culturali, di uscita dal tunnel buio del Medioevo. Un’epoca di rinascita in tutti gli ambiti, di nuove scoperte.

Un’epoca così densa di eventi non può che essere anche densa di protagonisti che hanno cambiato il loro tempo per darci il nostro, aspirando a migliorare con il loro contributo i giorni altrui e, regalandosi, l’immortalità. Ma quanti di loro sono ricordati da chi non ha studiato la storia in modo approfondito?

Tra tutti i personaggi dell’epoca, tra tutti, sembra che William Shakespeare conoscesse il segreto dell’immortalità più di ognuno di loro: chiedete ad una pietra chi sia e, per quanto ne sappia poco, risponderà: LO scrittore!

Nato a Stratford-upon-Avon nel 1564, ha conquistato una fama irraggiungibile come pochissimi, se ci pensiamo bene. E come? Facendo la cosa più difficile del mondo: descrivendo fedelmente l’essere umano con parole quotidiane e storie così ben congegnate da poter essere riadattate, sia nella mente che su di un palco, in tutte le epoche, con tutte le tecnologie acquisite. Shakespeare dipinge, con le sue, l’ ”uomo di oggi” di tutti i tempi, anche quelli che dovranno venire, con tutti i suoi drammi, i sentimenti, la coscienza e la follia.

I suoi personaggi non si assomigliano mai, le loro storie hanno uno schema, ma il vero fulcro di ogni singola composizione è l’elemento femminile: le donne per Shakespeare rappresentano il destino dell’umanità tutta, in ogni singola cerchia o gruppo esse si trovino.

Le descrisse in un’epoca dove erano mortalmente limitate dalla società: non potevano recitare, non potevano essere classificate come artiste, a livello umano erano merce di scambio tra le famiglie o fantasmi nelle case fatiscenti scomparse dietro un’infinità di prole. Eppure, la piuma dell’autore le ha celebrate in ogni forma: dalla donna angelo, eterea e melliflua, alla figura più temuta da una società castrante: la dark lady. La donna opposta ai canoni, la donna che mai avrebbe rappresentato l’angelo del focolare.

Ben lontane dalla candida Ofelia e dall'ingenua Desdemona, la passiva Miranda, la sottomessa Caterina dopo il matrimonio e l’incompresa (ribelle e pazientissima, aggiungerei) Cordelia, le donne presentate qui hanno fatto qualsiasi cosa fosse sconveniente per l’epoca, soprattutto una: essere sovversive. Essere se stesse.

Ve ne propongo alcune (ATTENZIONE: SPOILER!):

LADY MACBETH (MACBETH): Protagonista del più breve dramma di Shakespeare, personaggio nel quale troviamo veramente l’essenza della dark lady. Si capisce fin dalla prima apparizione come la donna sia un’arrampicatrice sociale, un’ambiziosa senza coscienza, mossa dall’ avidità e dalla sete di potere senza paura di ottenere quello che vuole con il sangue. Regina della rabbia, crudele mandante dei sanguinosi delitti di cui si macchierà il marito, saranno queste prerogative a muovere il suo fato.

PORTIA (IL MERCANTE DI VENEZIA): Portia ci piace perché ha preso tutti per il naso con il suo travestimento. Nei panni di un giovane avvocato, spacciandosi per uomo, riesce a districare il caso di Antonio e del suo creditore ebreo Shylock con una furbizia che all’epoca era impossibile da prendere sul serio. E invece no: la donna è intelligente, se non più, quanto l’uomo. Shakespeare ci porta in scena la parità tra sessi, anche se prima passa per il travestimento. Una roba mica da ridere.

GIULIETTA (ROMEO E GIULIETTA): Sì, in questo elenco mi sento di mettere anche la disobbediente Giulietta. Sarà anche bello lo scenario amoroso in cui si svolge, meraviglioso, lo scambio di battute col suo Romeo, ma la protagonista in questione ha diversi morti sulla coscienza. Nonostante la sua tenerissima età e il suo apparire angelico, sventurata per un mancato tempismo che solo Shakespeare poteva architettare, rappresenta la disobbedienza alla famiglia e il rifiuto all’ essere assoggettata al patriarcato. Quindi, chapeau.

GONERIL E REGAN (RE LEAR): Sorelle maggiori della già citata Cordelia, ricevono dal padre più di quello che spettava loro: dopo aver bandito la figlia, Re Lear spartisce il regno tra loro, già sposate. La loro natura subdola le porta ad aspettare la vecchiaia del padre per poterlo estromettere dai privilegi reali e rivelare, insomma, il loro opportunismo e falso amore, lasciandolo fuori dai cancelli nella bufera. Re Lear si pente e cerca Cordelia riconciliandosi con lei, ma l’odio delle altre due figlie muove non solo il destino del regnante ma anche il loro, che moriranno per omicidio-suicidio da parte di Goneril. Stronze fino alla morte.

LA DARK LADY (SONETTI, 1609): Nei Sonetti, editi da Thomas Thorpe in un in quarto nel 1609 col titolo stilizzato Shake-Spears Sonnaets. Never Before Imprinted, non troviamo una dark lady ma La Dark Lady: descritta come una donna scura nei connotati fisici, rappresenta per il Bardo l’incarnazione del lato crudele e doloroso dell’amore, oltre che l’infedeltà. In effetti, i suoi capelli e la pelle scura sono l’opposto di quella che è la “donna angelo”, chiara nei colori corporei e nelle nobili intenzioni. Nemesi del fair youth, il fanciullino oggetto dell’amore proposto nei sonetti, viene celebrata la sua malvagia fascinosità nella centoquarantaquattresima composizione:

Two loves I have of comfort and despair, Which like two spirits do suggest me still: The better angel is a man right fair, The worser spirit a woman colour'd ill. To win me soon to hell, my female evil, Tempteth my better angel from my side, And would corrupt my saint to be a devil, Wooing his purity with her foul pride. And whether that my angel be turn'd fiend, Suspect I may, yet not directly tell; But being both from me, both to each friend, I guess one angel in another's hell: Yet this shall I ne'er know, but live in doubt, Till my bad angel fire my good one out.
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