Tono e font: la "voce" in scrittura e comunicazione



Fa caldo. Non c'è molto da dire, fa proprio caldo. Ma dopotutto è estate quindi eviteremo di lamentarci, come non ci lamentiamo del freddo invernale (bugiardi, lo so che lo fate!), e andiamo a farci quattro risate rilassanti. Un post breve, quello di oggi, così tutti di corsa al mare a fare il bagno e a notare come una stessa frase, pronunciata da un amico o da un genitore può totalmente cambiare il suo significato. Volete un esempio? Provate a dire davanti a un animalista che la bistecca che avete mangiato ieri sera era squisita... poi ne riparliamo.

Gli editor lo sanno bene e parte del nostro lavoro è proprio quello: cercare la voce, l'impronta dell'autore, valorizzarla e scoprire, durante la revisione di un testo, che può essere un romanzo, un saggio o una tesina, come un'espressione riesca ad essere più o meno incisiva anche solo cambiando il soggetto che la pronuncia.

In realtà, la voce dell'autore è una condizione di riconoscimento che si acquisisce solo con molta esperienza da lettore. Un Calvino, un Bukowski, una Austen, un Fitzgerald, ma anche Hemingway, Cheever, Murakami o Plath, il fedele li riconosce subito. È quello che chiamiamo "stile" e che si estende non solo ai contesti descritti e le tematiche, ma anche al lessico, all'uso della punteggiatura, delle figure retoriche. Parte del divertimento del lavoro che noi di trentapagine cerchiamo di fare è l'essere così in fissa con alcuni autori da prediligere lo stile di uno a quello di un altro e commentarci i nostri gusti a vicenda. Magari, più avanti, proveremo a rompere questo schema che si è involontariamente creato ribaltandosi i ruoli e scegliendo luna per l'altra cosa leggere e cosa recensire.

Voi che comunque siete avvezzi di internet, di social, di frasi a effetto e di meme potete ritrovarvi nella foto di copertina. Fa sorridere il pensiero che una frase come "ti troverò sempre" può dare sicurezza o mettere i brividi in base al font scelto per scriverla.

Il font, in pratica, è la versione scritta del tono di cui sopra, una voce che non si ascolta ma si guarda e che dà sensazioni differenti al ricevente. La scritta di sangue sul muro che ti augura una "buona cena" incute terrore quanto la faccia di Hannibal Lecter che progetta un omicidio. Allo stesso modo, leggere una lettera minatoria su carta con i cuoricini e un font allegro ci fa credere che colui il quale ci sta minacciando non sia davvero una persona seria.

In sostanza, nella scrittura come nella comunicazione orale, non è fondamentale solo quello che si comunica ma anche, e a volte soprattutto, il modo in cui lo si comunica. La moderazione, la coerenza e l'attenzione al dettaglio fanno parte di quel gruppo di elementi che rendono, alla pubblicazione, un libro (o un messaggio) funzionale o disastroso. La comunicazione è quello che ci rende diversi dagli animali, un'abilità che, se sfruttata con cura, ha un potere eccezionale.

Ricordatevelo quando salutate qualcuno che odiate per strada ma fingete di ostentare educazione. Ricordatevelo quando i vostri genitori vi chiederanno perché la macchina è rigata. Il tono in cui mentirete (perché mentirete, è garantito) sarà quello che potrà salvarvi indipendentemente dalla situazione.

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