Tra passato e presente: la Biblioteca Alessandrina

#travelinlibrary


Nacque in una città che ospitava una delle sette Meraviglie del mondo antico, un luogo suggestivo e quasi mitico che univa un Faro a un altro faro, quello della conoscenza e di tutto ciò che veniva considerato “sapere” nel mondo classico: la Biblioteca di Alessandria d’Egitto.

Così come il Faro stesso subì la macchia dello scorrere del tempo che lascia andare anche le grandi opere come sabbia di una clessidra, anche la Biblioteca antica non è riuscita ad arrivare ai nostri giorni. Tuttavia, la fama propria della Biblioteca si protrasse per secoli, tanto che nonostante la distruzione della sede originale, si decise di costruirne una nuova, più moderna, certo, ma in prossimità di dove sorgeva quella antica.

Facendo un passo indietro e riguardando gli eventi storici, appare chiaro come la Biblioteca di Alessandria d’Egitto fosse la struttura dell’antichità presso la quale si conservava la più vasta collezione di libri del mondo antico. La fondazione risale a nientemeno che Tolomeo I Sotere – proclamatosi sovrano d’Egitto alla morte di Alessandro Magno, sotto il quale aveva iniziato la carriera militare – nella città di Alessandria per l’appunto, per subire poi un ampliamento strutturale sotto suo figlio, Tolomeo II Filadelfo, agli inizi del III secolo a.C. L’obiettivo del progetto era radunare in un’unica sede tutte le opere scritte dall’umanità sino ad allora.

La Biblioteca continuò poi ad essere arricchita di tomi nel corso dei secoli, in particolare tra il IV e il I secolo a.C., grazie alla cura affidata a importanti letterati dell’epoca tra i quali spiccano Zenodoto di Efeso, che ne fu il primo direttore, il poeta Callimaco, che produsse il primo catalogo generale, Aristofane di Bisanzio e Aristarco di Samotracia che svolgevano il ruolo di filologi e grammatici greci.



Con Tolomeo II la Biblioteca di Alessandria riuscì a contenere una quantità di volumi e pergamene che contava pressappoco 500.000 unità, quando il contemporaneo Serapeion ne ospitava solamente 43.000. I testi in lingua originale funsero da matrice per le centinaia di copie che vennero poi diffuse nelle biblioteche di tutto il mondo antico, facendo sì che da Alessandria partisse un considerevole lavoro di diffusione e traduzione degli stessi testi. Ma una struttura del genere, per quanto antica, aveva uno scopo ben più nobile della mera conservazione li libri: si proponeva di condividere il sapere antico in tutte le sue forme, fornendo agli ospiti che usufruivano della Biblioteca anche un osservatorio astronomico, un giardino zoologico e botanico e diverse sale da riunione.

Oltre alla rivalità tra la Biblioteca di Alessandria e quella di Pergamo, molte altre leggende sono legate alla distruzione parziale e definitiva della vecchia sede che oggi vi portiamo a visitare virtualmente. La prima, e storicamente accreditata, si deve alla faida tra Cesare e Pompeo culminata nella Guerra civile nel 47 a.C. La campagna d’Egitto di Cesare comportò una serie di disordini anche ad Alessandria, arrivati all’acme con un incendio si sviluppò nel porto della città e che riuscì a raggiungere la biblioteca, estendendosi anche ad alcuni depositi della biblioteca stessa, fino a distruggere circa 40.000 volumi. Fonti successive lasciano supporre che la Biblioteca esistesse ancora dopo questo incendio e che, ipoteticamente, solo i libri depositati nel magazzino adiacente il porto vennero effettivamente distrutti.

Ma la storia drammatica della distruzione della Biblioteca alessandrina continuò con altri tre incendi che la devastarono definitivamente. Nel 272 d.C. fu data alle fiamme per ordine dell’imperatore Aureliano in conflitto contro la regina Zenobia di Palmira. Nel 391 l’imperatore Teodosio stabilì che l’unica religione ammessa all’interno dell’Impero Romano dovesse essere il cristianesimo, secondo i dettami del precedente concilio di Nicea del 325, così, fino all’editto di Tessalonica, fu messo fuori legge ogni rito politeista e ogni eresia cristiana e fu decretata l’eliminazione di tutti i testi ritenuti pagani. Infine, nel 640, i musulmani guidati dal califfo Omar I pare abbiamo raso al suolo tutto quello che era riuscito, con fatica, a sopravvivere ai soprusi precedenti, in nome dell’inutilità di tutti quei testi quando in realtà “ne bastava solo uno”. Alcuni studiosi ritengono tutt’ora che il racconto sarebbe un falso, messo in giro dagli stessi arabi alcuni secoli dopo come propaganda, ma resta il fatto che dell’antico splendore della prima Biblioteca non resta più nulla se non qualche ricostruzione riportata dagli studiosi che, nei secoli, ne hanno narrato la gloria e l’importanza.

Dopo secoli di buio, però, nel 1974, l’Università di Alessandria d’Egitto iniziò a lavorare su un progetto incentrato sulla costruzione della nuova sede della biblioteca dell’Ateneo, trovando sostenitori sia nell’UNESCO che nel presidente Mubarak. La gara d’appalto per il progetto architettonico vide vincitore uno studio norvegese che si assunse l’incarico nell’88, dopo aver battuto altri 1400 competitor. La raccolta fondi stanziata nel 1990 e appoggiata da numerosi governi arabi riuscì a mettere insieme circa 65milioni di dollari ma il progetto finale, iniziato solo nel 1995, arrivò a costare oltre 220milioni.

I costi si triplicarono ma il risultato fu l’inaugurazione, nel 2002, di uno degli edifici bibliotecari più grandi al mondo. La sciccheria è stata posizionare la nuova struttura in prossimità del mare, dove sorgeva appunto l’antica biblioteca, rimodernandone l’architettura pur mantenendo uno sguardo al passato. La sala di lettura, che conta oltre 70.000 mq e undici livelli è ricoperta da un enorme tetto in vetro e spiovente, in modo che dall’alto dia l’impressione di essere una gigantesca meridiana. I muri perimetrali sono stati tirati su con lastroni di granito grigio di Assuan in cui sono incisi grafemi per oltre 120 stili scrittori differenti. Ma la grandiosità di questa nuova costruzione non si limita alla peculiarità strutturale: parliamo di un’edifico con la capacità di contenere scaffali per 8milioni di volumi, senza contare i tre musei e le quattro gallerie d’arte, la sala per i non vedenti, un planetario in memoria di quello presente nella Biblioteca antica, e un laboratorio di restauro per manoscritti.

Centinaia sono stati i Paesi che hanno accettato di contribuire al catalogo di questa nuova biblioteca e lunga è ancora la strada da fare affinché sia completa, ma lo splendore della Biblioteca di Alessandria è un omaggio al passato che pur non essendo riuscito fisicamente a superare i cambiamenti permane nella memoria del presente con una grande opera architettonica che fa da eco alla grandiosità classica di Alessandria d’Egitto.



1 visualizzazione0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

© 2023 by The Artifact. Proudly created with Wix.com

  • trentapagine service
  • trentapagineservice