Trashi tu che trasho io: i libri trash


Premettiamo subito una cosa per la vostra tranquillità: l'articolo sarà brevissimo, così da non farvi sanguinare gli occhi.

Premettiamo un'ulteriore cosa: faremo molta polemica gratuita, come ogni italiano medio che si rispetti, per mantenere il tono della nostra recensione.


Oggi parliamo di qualcosa che, innegabilmente, o si ama e si aspetta come un regalo di Natale o lo si odia e a cui si darebbe fuoco nonostante tutta la legna da ardere del mondo: i libri trash. O meglio, così definiti dai bibliofili, i libri scritti da personaggi famosi che ben poco hanno a che vedere con il mondo dell'editoria ma hanno più riflettori spiana-rughe puntati in faccia che in qualunque altro paese dell'intero globo; per chi non conoscesse il significato di questa parola super inflazionata, citeremo testualmente la sua definizione dall'onorevole Treccani più aggiornata:


trash ‹träš› s. ingl. (propr. «immondizia»), usato in ital. come agg. e s. m. –1.agg. Di prodotto (libro, film, spettacolo televisivo e sim.) caratterizzato da cattivo gusto, volgarità, temi e soggetti scelti volutamente e con compiacimento per attirare il pubblico con quanto è scadente, di bassa lega, di infimo livello culturale: un film, una trasmissione t.; per estens., di cattivo gusto: un arredamento, una scenografia trash. 2.s. m. Orientamento del gusto basato sul recupero, spesso compiaciuto e esibito, di tutto quanto è deteriore, di cattivo gusto, di pessima qualità culturale:il diffondersi del t.;i teorici del t.;il t. televisivo;la sottocultura del trash.

(http://www.treccani.it/vocabolario/trash/)


Dunque, oggi parleremo di quei libri nati dai vip che rappresentano in modo migliore questo mondo, fatto di trasmissioni scadenti ma viste più delle proprie mutande, di personaggi appartenenti a programmi dove la presa per i capelli (e per i fondelli) è pane quotidiano, di coloro che danno da mangiare a Striscia la notizia e pagano dalla barca dei conduttori al lifting alla nonna del cameraman.

Belli o brutti che siano, sono letture così leggere da essere comprese anche dalla persona che ha avuto meno possibilità di acculturarsi al mondo, e questo rappresenta il vero, grande punto di forza. Gli editori lo sanno benissimo: sanno che, male che vada, se sotto l'ombrellone o sulla poltrona vicino la stufa il lettore si rompe le scatole, male che va rimane un volume su uno scaffale, e ci si buttano a pesce. Non che non ci siano lettori più navigati che li leggano, ma di solito li usano per pareggiare i tavoli o (ehm...ehm....) per recensirli.

E molti si chiedono: come fanno questi personaggi sempre così impegnati a metter su un prodotto editoriale vincente dal punto di vista delle vendite? La risposta è semplice: spesso, non fanno. Noi sappiamo cosa vuol dire ghostwriting: scrivere per qualcuno, senza figurare. A volte è un peccato, ma a volte è un bene. In questa macchina perfetta che è il mondo dello spettacolo, che pretende di insegnare oltre che di intrattenere, la creazione del prodotto libro associata all'immagine di un vip in voga in copertina non è altro che un ingranaggio di un meccanismo infallibile. Non ci sono, del resto, trame così fitte: si racconta di sé stessi. E l'argomento vita privata, al pubblico, piace da morire, perché può giudicare, martoriare, sfogare la frustrazione del mutuo da pagare, del lavoro a tempo indeterminato così come il proprio matrimonio, della casa occupata e della retta del nido. Sono problemi concreti, quotidiani, talmente conosciuti da essere invisibili; ma i vip, loro non lo sono. Dunque, ancora più che in trasmissione, per la validità del "verba volant, scripta manent", i libri dovranno essere messi a punto senza la minima ombra di incertezza nel mostrare gli argomenti, la comprensibilità e un'immagine di chi li rappresenta, più come "testimonial" a questo punto che come scrittore, inattaccabile.

Fabrizio Corona ne ha scritti cinque, Valeria Marini uno, Barbara D'Urso OTTO. Paris Hilton è riuscita a portarne solo uno in Italia, Diario di un'ereditiera: quello che dà voce al suo cane, non ce l'ha fatta (purtroppo) ad entrare nel nostro circuito nazionale. E, tutti, sono stati pubblicati dalle major; e, tutti, hanno fatto il botto. Ricordiamoci della recentissima Giulia De Lellis che ha superato King.

GIULIADELELLISHASUPERATOKINGNELLEVENDITE.

Carrie, Misery e le sue regine sono state prese a cornate dalla De Lellis, questa la dice lunga.

A noi viene da dire solo questo: geni. Un po' con sarcasmo, un po' con amarezza, sono dei geni. E c'è molto da imparare, ma poco da copiare.

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