• Alessandra Libertini

"Una donna è una cosetta, un insieme di stupidaggini". Riflessione sul sessismo in ambito letterario


Essere una bookblogger, una ghostwriter e la titolare di un service letterario presuppone che il tuo pane quotidiano non sia propriamente quello con la mortadella. Leggere almeno tre libri a settimana (quando non capita di farlo tutti i giorni) rappresenta la routine, di solito, che sommato alle ore effettive di lavoro e a quelle di studio fanno una giornata intensa e bellissima, trecentossessantacinque (a volte sessantasei) giorni all'anno, e tutto ciò fornisce ottimo materiale per la psicoterapia. Un ottimo progetto a lungo termine.

Lo studio della letteratura è, ovviamente, essenziale: ricerche, approfondimento della preparazione universitaria (che non ti forma mai abbastanza), istinto verso avanguardisti orizzonti. Mi è capitato di approfondire, di recente, ciò che è la letteratura francese formatasi attorno alla Monarchia di Luglio, cioè alla prima metà dell'Ottocento. Nomi veramente illustri, inutile negarlo, basi primarie della letteratura contemporanea europea, con le loro opere e le loro vite, nello studiarli mi sono sentita quasi parte di quella vita salottiera dove si potevano ascoltare lunghe dissertazioni di politica e attualità. Io, vestita da dama, circondata da Hugo, Lamartine, amica intima di George Sand. Conversando con tutti questi illustri ospiti, una nota stonata si ficca come un fastidioso acufene nel mio orecchio. È quello stronzo di Honoré de Balzac che, guardando me e Aurore (una delle più prolifiche scrittrici della letteratura MONDIALE, ragazzi), dice con sdegno:

Et qu’est-ce que la femme ? Une petite chose, un ensemble de niaiseries.

Che cos'è una donna? Una piccolezza, un insieme di stupidaggini.

Questa frase, Balzac la disse davvero a suo tempo. La disse dall'alto del suo (meritatissimo, lo premetto, per il suo immenso genio) piedistallo, dove si era arrampicato aiutato dalle lodi dei suoi colleghi, rivolto alle sue colleghe. Che tali, non ha mai considerato. Un esempio dell'efficacia di tale snobismo, con risultato l'invisibilità letteraria, è la scrittrice Delphine De Girardin: minore, noi diremmo, ma, nonostante la sua vita sociale, da illustre regina dei salotti dell'epoca, non ebbe mai ristampe delle proprie opere, così ben progettate e piene di ironia da essere atipiche in un mondo dove si credeva che le donne dovessero solo parlare d'amore. La scrittrice in questione girò molto intorno a Balzac, lo considerò il suo maestro, eppure questo la dribblò sempre. Non si presentò mai alle feste in cui lei lo annunciava come ospite d'onore, la pregò di non metterlo in imbarazzo quando gli dedicò l'opera La canne de Monsieur Balzac, la considerò apertamente e dunque pubblicamente mediocre. Il brutto di Delphine De Girardin, che noi prendiamo come emblema del problema del maschilismo della letteratura per oggi, è che venne considerata mediocre anche dai suoi amici più stretti, come Hugo e Lamartine, nonostante fosse una letterata e giornalista geniale. Per farsi ascoltare dal pubblico utilizzò l'espediente più ovvio: lo pseudonimo. Con lo pseudonimo di Vicomte De Launay, infatti, tale scrittrice riuscì ad essere edita. Dovette, secondo gli uomini dell'epoca, "farsi crescere le palle", così come George Sand, George nell'arte, Aurore nella vita. La letteratura femminile non aveva ragione di esistere, del resto in un ambiente in cui prendere moglie tramite un abile mercanteggiare rappresentava il raggiungimento di uno status necessario nella società. Sembrava sempre che fosse così più per le donne che per gli uomini ma, riflettendoci, anche se uno scapolo faceva meno scalpore di una "zitella", avere una moglie da sfoggiare come esempio di equilibrio e virtù (principio rispecchiato solo con il focolaio domestico) da abbinare magari ad una sfavillante carriera rappresentava un obiettivo necessario. Opinione della donna? non richiesta. Ci si innamorava certamente anche all'epoca e di libertinismo se ne vedeva abbastanza, anche da parte delle donne, ma alla fine della giostra ciò che contava era il marito. La moglie, a casa: se proprio voleva gingillarsi con la scrittura, la stesura di un racconto con protagonista una vergine donna angelo mai sedotta ma sempre rincorsa andava benissimo.

Se si pensa che questo, ad ogni modo, sia già stato un enorme passo per l'emancipazione letteraria nel mondo delle donne, in un ambito dove la penna non dovrebbe ghettizzarsi in paranoie di genere, sembra comunque triste, sembra comunque bellissimo, ci fa sentire interdetti e benedetti (senza mettere l'* alla fine, mi scuso). Partiamo dal sessismo becero della Bibbia, in cui la cosa più allegra che ha fatto la donna non è stata, come si pensa, quella di beccarsi le contrazioni in eterno o la cacciata dal Paradiso terrestre, anzi:

Ogni donna impudica sarà calpestata come sterco nella via.

(Siracide 9, 10)


Se (la donna) non cammina al cenno della tua mano, toglila dalla tua presenza.

(Siracide 25, 26)


Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace.

(Genesi 19, 8)


Citando uno dei capisaldi educativi di tutte le epoche, diciamo senza vittimismo che possiamo ben immaginare quanto una donna abbia dovuto sgomitare per la propria vita, figuriamoci per la propria educazione. Eppure, ad oggi, volenterosi esseri umani privi di identità di genere hanno riportato in auge la gloria di donne che fin nell'antichità hanno saputo distinguersi in ogni ambito, anche nella letteratura, settore difficilmente abbordabile quando si credeva che istruire le figlie fosse una perdita di tempo. Sebbene ci fossero le ovvie eccezioni dovute al ceto sociale in ogni epoca, si arrivò ad un punto in cui una moglie dovesse essere necessariamente ben istruita per trovare un buon partito. Una moglie, non una donna. L'istruzione era parte del corredo. Ma tra cento personaggi di sesso maschile, la fama come ci insegna la storia ha toccato (troppi) pochi nomi. Ed ecco qui, in letteratura, l'escamotage degli pseudonimi: le sorelle Brontë hanno cambiato la loro identità in fratelli Bell per essere pubblicate; Nell Harper Lee ha omesso il suo nome femminile per avere successo; la stessa J.K. Rowling ha regalato al mondo il suo nome puntato oltre che il suo più grande e amato personaggio, Harry Potter; Mary Ann Evans si è distinta nel mondo letterario con il nome di George Eliot e Louisa May Alcott, che ha fatto sognare il mondo con la storia delle sue Piccole donne, si è presentata nel mondo dei romanzi rosa con lo pseudonimo di A.M. Bernard; Ann Radciffe, scelse di pubblicare in anonimo i suoi romanzi. E come loro, la lista delle donne obbligate a cambiare identità per la causa letteraria furono diverse. Perché la donna era "un insieme di sciocchezze".

Se oggi il girl power letterario e globale è in crescita costante e noi siamo parte della rivoluzione, dobbiamo essere consapevoli, però, che nel mondo ci sono dei Balzac molto più algidi e sessisti, che raggiungono una sorta di upgrade dell'essere disumani che non vedevamo da molti secoli: se per lui era inutile che una donna fosse una letterata, dobbiamo pensare che in molti paesi oggi è vietata l'istruzione. Ci sono paesi in cui la letteratura si è evoluta praticamente solo grazie a scrittori. Qual è la differenza tra una moglie annoiata nei salotti che deve scrivere sotto pseudonimo e una donna che per vivere deve sacrificare ogni senso della realtà e la propria sete di conoscenza? È come se la mela di Eva fosse stata messa in una teca con un antifurto sensibilissimo e lo stesso presidiata da mariti, padri, fratelli armati con le armi puntate contro le donne della loro vita.

Non potremmo giudicare delle realtà anacronistiche appartenenti a parti del mondo che molti di noi non conoscono nemmeno sulla carta, ma l'unica realtà è che sia un bene la crescente consapevolezza di come nella storia dell'arte la donna non abbia solo lottato per imporre il proprio discorso ma con lo scopo di liberare le altre.

Uno pseudonimo può sembrare un'ingiustizia, oggi. E lo era, come ieri. Rimane nella sua semplicità un'arma intelligente con la quale ad oggi abbiamo capolavori preziosi della letteratura. E chissà che un Frankenstein, cartaceo prometeo moderno, non possa finire lo stesso nelle mani di chi inizierà una rivoluzione per le altre.

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