Una mente per il brivido: Horace Walpole, uno dei più grandi signori del mistero

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Lo ammetto, sono di parte. Walpole mi piace, e tanto. Forse dona l'idea di una stupida opinione da tenersi per sé proprio perché, chi della letteratura fa un mestiere e, soprattutto, chi fa delle recensioni, dovrebbe essere imparziale sempre. Ma mi avete conosciuta nel corso dei mesi: vivo di passioni letterarie che trascino forzatamente su questo palco virtuale senza pudori. E Walpole, scusate, caspita se mi piace.

Conosciuto all'università durante un esame di letteratura inglese, spolverato ogni volta che sento il termine serendipity (da lui coniato per descrivere "la libertà di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un'altra"), il quarto conte di Orford è poi rimasto sempre nei miei pensieri.

Purtroppo, come capita spesso con scrittori di spessore ma nati e operanti troppo indietro nel tempo, (a parte ovvie dovute eccezioni da fare nel settore) spesso i lettori in generale si trovano ad avere a che fare con una conoscenza di riflesso o contestualizzata in un determinato settore. Effettivamente, il nome Walpole viene associata praticamente solo alla sua opera più famosa, Il castello di Otranto, e inserito quasi unicamente nella letteratura gotica. Del resto, il suddetto romanzo è breve, di facile scorrimento, con un intreccio appetitoso e ha tutti i numeri per piacere non solo ai cultori del genere. Ma ciò che sfugge spesso a chi conosce Walpole è che il suo successo deriva da un approfondito studio della storia, non solo della propria patria, e dell'arte, dovuta non solo ad un nutrito percorso di studi raro per l'epoca nonostante la ricchezza ma anche alla passione per la compilazione di opere che descrivessero i dettagli di settori artistici quali la pittura o la scrittura commemorativa.

Nato nel 1717 da nobili natali, istruito in modo confacente a una famiglia estremamente potente, non vantò, in effetti una vastissima produzione letteraria: un catalogo di quadri di famiglia dal titolo Aedes Walpolianae, un Catalogo dei reali e nobili autori d'Inghilterra più volte censurato, un libro dal titolo Aneddoti sulla pittura in Inghilterra, molto apprezzato, una raccolta di racconti dal titolo Racconti geroglifici, altri racconti storici, la tragedia The mysterious mother.

Nel 1768 ebbe un lampo di genio che illuminò tutto il territorio della letteratura del brivido a giorno: Il castello di Otranto. Come precedentemente accennato, questa pietra miliare del genere gotico deriva dall'amore di Walpole per lo studio della storia, tanto da far risultare il manoscritto come un ritrovamento di un manoscritto stampato a Napoli nella prima metà del Cinquecento con autore Honuphrio Muralto. Pubblicato precedentemente con lo pseudonimo di Wiliam Marshal, sembrava essere più un esperimento letterario che l'intenzione di un autore di far conoscere la propria creatura: l'assunzione di un nome fittizio e lo scrollo di responsabilità dovuta alla storia del ritrovamento facevano sembrare Walpole non proprio soddisfatto del proprio lavoro, in effetti, Solo con la seconda edizione, finalmente, ne assunse la piena responsabilità di stesura, rendendo, inoltre, la prefazione manifesto delle sue intenzioni stilistiche:

Fu un tentativo di miscelare le due anime della narrativa, l'antico e il moderno. In principio era tutto immaginazione ed improbabilità: in seguito, la natura è sempre stata copiata con successo... L'autore delle pagine seguenti ritiene possibile riconciliare i due tipi.

In effetti, l'autore fu il primo romanziere gotico a dichiarare l'intenzione di voler rendere possibile il connubio tra romance antico e moderno, unendo la capacità fantastica del primo con la copia fedele della natura e del paesaggio nel secondo, creando qualcosa di così sperimentale da garantire il successo.

Romanzo di impianto teatrale diviso in cinque atti, ha attinto molto da Shakespeare nella stesura degli elementi (basti pensare a The Winter's Tale e alla scena del ritratto che si anima e cammina), ricalcando uno schema standard di dualismo tra bene e male che non riesce a lasciare alcun dubbio nello spettatore. Diviso tra dimensione onirica (incubo, diremmo, più che sogno) e proiezione di sentimenti umani che creano inquietudine e angoscia, questo romanzo ha i tipici personaggi dello schema gotico: le pulzelle, gli smascheratori del mistero, i catalizzatori dello stesso, tutti nobili, e l'ambientazione altri non è che la materializzazione delle angosce stesse. Io ve lo consiglio senza spoilerarvi la trama ma posso assicurarvi che, dalle primissime pagine, Walpole saprà catturarvi tanto quanto i contemporanei maestri dell'orrore. Che, in questo caso, sono tutti suoi nipoti.

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