• Alessandra Libertini

Walt Disney, il suo lato oscuro e le sue fonti d'ispirazione: la letteratura inglese

Parte terza: Vittorianesimo e Colonialismo


Siamo giunti quasi alla fine di questo excursus su uno dei personaggi più controversi del mondo dello spettacolo e su come la letteratura inglese l'abbia ispirato e lo stesso abbia trasposto dei grandi capolavori della letteratura nei suoi capolavori.

Come ultimo periodo storico, il protagonista è il parallelo tra il Vittorianesimo, il colonialismo in Asia ed alcune opere disneyane conosciutissime e magistralmente realizzate. Si comincerà ad attuare questo parallelo concentrandoci su un altro immenso autore della letteratura inglese, ovvero Charles John Huffman Dickens, considerato uno dei più influenti e conosciuti romanzieri di ogni tempo, pioniere del "romanzo sociale. L'autore scrisse e pubblicò A Christmas Carol, racconto breve, nel 1843, raccontando di un taccagno proprietario di un’agenzia di prestito, Ebenezer Scrooge, del suo impiegato dal buon cuore Bob Cratchit e di come il primo,incontrando gli spiriti del suo passato,presente e futuro,che lo porteranno alla redenzione. Esattamente centoquaranta anni dopo, nel 1983, Walt Disney produce un mediometraggio traendo ispirazione dalla storia di Dickens, inserendo al suo interno i personaggi più noti del suo mondo animato: un avaro Paperon de Paperoni “interpreta” il ruolo di Scrooge, il suo fedele scrivano Cratchit è il generoso Topolino, con tutta la sua famiglia a seguito (Minnie “nel ruolo” della moglie, Tip e Tap “nel ruolo” dei figli), il gioioso Paperino “ricopre il ruolo” del nipote di Scrooge, quello di Fred Honeywell, mentre quello del defunto socio Jacob Marley che appare la fatidica notte a Scrooge è “interpretato” da Pippo. Gli spiriti del Natale sono rispettivamente: il grillo parlante (dal film Pinocchio,1941),che interpreta lo spirito del Natale passato, il gigante Willy (da Taron e la Pentola magica,1985) come spirito del Natale presente e il nefando Gamba di Legno come spirito del Natale futuro, che mostra a Scrooge gli eventi infausti che potranno avvenire se non ritorna sulla retta vita, aprendo il suo cuore alla generosità e all’altruismo. Disney non sceglie a caso i suoi personaggi, ma utilizza quelli più consoni ad interpretare l’animo del personaggio: è noto come Paperone viva accumulando i suoi averi in un caveau ricolmo di gettoni dorati, rifiutando prestiti a chiunque ne chieda una misera parte nel momento del bisogno, com’è noto che Pietro Gambadilegno sia “il cattivo” del regno Disney, sempre pronto a mettere in difficoltà Topolino, Paperino, le loro compagne, una sorta di “bruto” che non ha simpatia per nessuno e che suscita ilarità solo nel momento in cui è lui a subire la sconfitta da parte dei personaggi più simpatici, da parte dei beniamini del pubblico. Diverse sono le differenze tra il racconto e il film d’animazione: la prima che incontriamo è quella in cui Scrooge, nel cartone animato, dà a Cratchit un sacco di biancheria da lavare,evento per nulla citato nel racconto,probabilmente espediente per rendere sensata la scena in cui c’è un calderone fumante sul fuoco, che non indica la possibilità di mangiare della povera famiglia dell’impiegato, come crede Scrooge, subito corretto dallo spirito del Presente che puntualizza che il calderone contiene la sua biancheria da sterilizzare. Inoltre, Scrooge nel racconto cede a Cratchit un’intera giornata di riposo, da detrarsi dallo stipendio e non metà come nel film. E adesso vediamo le differenze negli episodi in cui compaiono gli spiriti: lo spirito del Natale presente nel racconto lo lascia davanti la casa del suo scrivano e non lo guida facendogli vedere ciò che lui non riesce a capire a causa della sua avarizia; inoltre, i figli di Cratchit lasciano intendere come rappresentino la miseria e la malattia, nel racconto. In seguito, lo Spirito del Futuro lo getta immediatamente nella tomba, nel racconto, non permettendogli di tirarsi fuori dalla fossa e di sfuggirgli. Infine, al termine del racconto vediamo Ebenezer Scrooge comprare direttamente i regali di Natale per i figli di Cratchit, mentre nel libro manda un ragazzo a farlo, ed incontra lo scrivano il giorno di Natale nello stesso, non il giorno dopo come nel medio-metraggio. Concludendo,anche apportando delle modifiche non sostanziali alla storia,possiamo affermare che Walt Disney ha mostrato egregiamente al grande pubblico quello che è uno dei racconti più positivi di Dickens, mostrandone la morale con molta limpidezza e coerenza.

Sappiamo che Dickens fece fortuna pubblicando i suoi romanzi in dispense mensili, per rendere accessibili a tutti le sue creazioni; ogni puntata conteneva tre o quattro capitoli che venivano venduti al prezzo di uno scellino. Per il completamento del romanzo ci volevano dai dodici ai diciotto mesi; alla fine si potevano rilegare i fascicoli in un unico volume o acquistare il volume in tre tomi onnipresente nelle librerie, ma quest’ultima operazione risultava molto più dispendiosa della rilegatura dei singoli fascicoli in un tomo solo. Dickens si arricchì grazie proprio al suo gioco con la suspense del lettore, facendo perno sulla curiosità, ma ciò che fu davvero importante è che l’autore diede delle letture pubbliche dei suoi romanzi; era un bravo attore e la gente pagava per vederlo di persona, sia in Inghilterra che in America. Nei suoi romanzi Dickens inserì molti dati autobiografici, soprattutto quelli che derivano dal ricordo della sua infanzia e la sua esperienza nel mondo del lavoro minorile; in Oliver Twist,in particolare,

da corpo ai suoi incubi di bambino documentandoli con osservazioni derivate dalla sua pratica di reporter.

La storia angosciante di Oliver, orfano vittima del cinismo con cui venivano trattati i bambini affidati alla pubblica carità, contiene una critica molto energica contro certi aspetti della vita sociale di allora e ciò si sposava perfettamente con l’idea dei vittoriani di dare una morale al racconto da cui il lettore potesse trarne insegnamento. L’interesse del romanzo sta nella capacità di Dickens di creare tipi sempre curiosi,pur essendo ottimi ritratti degli stereotipi della società, o meglio ancora delle caricature. La fluidità del racconto è così elevata che i lettori di Dickens non ebbero nessuna difficoltà a ricordare intrecci della trama e personaggi che ricomparivano mensilmente nelle puntate successive del romanzo. Per quanto riguarda il romanzo, Le avventure di Oliver Twist è un romanzo nato a dispense, pubblicato tra il 1837 e il 1839 dal Bentley’s Miscellany con illustrazioni di George Cruikshank. Ecco un aneddoto interessante per descrivere ciò che successe in merito al romanzo tra i due autori:

Il 30 dicembre 1871 Cruikshank fece pubblicare una sua lettera sul The Times nella quale rivendicava la paternità dell’idea sulla quale si basava il romanzo su Oliver Twist, uno dei primi romanzi inglesi che ebbero come protagonista un ragazzo nell’ambito del romanzo di formazione, dove la vita nei quartieri poveri e dei delinquenti era descritta in maniera assolutamente anti-romantica; i mali della società inglese vengono descritti con un dissacrante humor nero, motivato dall’ipocrisia che incarna meglio di qualunque altro vizio la società dell’epoca. Il successo del romanzo consegue il successo di ogni suo adattamento cinematografico: Oliver Twist è stato utilizzato come soggetto per molti adattamenti cinematografici e televisivi. I più celebri adattamenti per il grande schermo sono Le avventure di Oliver Twist di David Lean del 1948, Oliver! di Carol Reed del 1968 (vincitore di ben 5 premi Oscar) e il film omonimo di Roman Polański del 2005. Il romanzo ha inoltre fornito lo spunto per un musical inglese di grande successo, Oliver! È nel 1988 che la Disney produce un lungometraggio, dal titolo Oliver and Company, ispirato al romanzo, con la regia di George Scribner. Il film d’animazione è ambientato in una vivace e trafficata Manhattan, ed è dunque una perfetta trasposizione del romanzo nell’epoca odierna ben lontana della Londra ottocentesca. L’ambientazione ben lontana da quella del romanzo non è l’unico efficace depistaggio che porta a farci vedere una somiglianza solo molto vaga con il romanzo dickensiano. Per prima cosa, vista la circostanza secondo la quale un pubblico di giovani menti ha bisogno di divertimento, Oliver e i suoi compagni sono animali, quindi personaggi come sempre graditi agli spettatori: lui è un micino rosso che suscita molta tenerezza, mentre i suoi “compari” sono dei cani di diverse razze, ognuno con la propria personalità e segno distintivo. Ciò che rimane del romanzo sono i nomi di un altro protagonista, Fagin, e dell’antagonista, Sikes. Il primo viene mostrato come un patetico barbone che ama in maniera struggente i suoi cani e che per riconoscenza questi lo aiutano a racimolare soldi ed oggetti per pagare i debiti con Sikes; nel romanzo, invece, è un vecchio ricettatore e ricattatore ebreo, avido e spietato,che sfrutta ragazzini nullatenenti nel suo lavoro di recupero crediti,attraverso il quale Oliver passerà diversi guai muovendosi nello scenario cupo e buio dei bassifondi notturni insieme a Dodger (il nome del cane che se ne prenderà cura nel film), Nancy, Bates e Claypole. Alla fine del romanzo, Fagin sarà imprigionato e impiccato. Sikes invece mantiene il suo ruolo di antagonista, al contrario di Fagin, ma viene trasformato da ladruncolo, in seguito vittima anch’esso di Fagin, ad usuraio ricco, prepotente ed imponente nel fisico, con due dobermann sicari, Desoto e Roscoe, sempre al suo fianco. La conclusione che vede l’adozione del piccolo protagonista è la medesima: Jenny, bambina ricca e angelica del film, adotta il piccolo Oliver, così come nel romanzo il protagonista viene adottato dal signor Brownlow, che lo aveva ospitato durante la sua convalescenza.

Un altro autore degno di nota e coinvolto nel periodo è Lewis Carroll, ovvero Charles Lutwidge Dodgson, legato a Disney tramite il romanzo Alice nel paese delle meraviglie, che divenne un immortale lungometraggio di successo negli anni '50 del secolo scorso.

Il concepimento della trama dell’originale The adventures of Alice in Wonderland avvenne su una barca al largo del Tamigi, durante una gira di Carroll ed un suo amico, in compagnia delle tre figlie della famiglia Lindell, Charlotte, Edith e la piccola Alice, in un assolato pomeriggio del 1862. Lo scrittore, per intrattenere la bambina, inventò una storia con lei come protagonista assoluta che, in un mondo onirico e sotterraneo, vede il susseguirsi di diverse avventure in compagnia di personaggi di fantasia assolutamente curiosi e improbabili. Il romanzo è pieno di proverbi e canzonette, tipiche proprio dell’età Vittoriana in cui Carroll viveva e il mondo fantastico dove Alice vive le sue avventure è ricco di giochi con regole linguistiche, matematiche e logiche, individuate dal matematico Martin Gardner che scrisse in seguito alla sua lettura il saggio The annoted Alice che arricchiva il romanzo di note esplicative riguardanti proprio il mondo matematico in cui si svolge l’azione; tra i riferimenti, ci sono anche le note ai poemetti di cui Carroll, nella sua opera, fa una parodia. L’opera conta in se XII capitoli sia nel primo episodio che nel suo seguito. Proprio a causa della molteplicità dei giochi di parole, sono innumerevoli le traduzioni nella nostra lingua, già in se ricca di modi di dire, ma il traduttore italiano ha potuto contare su tre importanti testi che lo hanno guidato, soprattutto fino agli anni ’50 del secolo scorso. La prima che cronologicamente troviamo è quella del 1872 di Teodorico Pietracola Rossetti per la Loesher Editore (un amico di Carroll stesso) e si mantenne fedelmente alla linea originale del romanzo, tuttavia risulta essere illeggibile a causa della scarsa qualità della stampa dell’epoca. Il testo è arricchito di note biografiche su Carroll e spunti autobiografici di Rossetti stesso. Nel 1908 ne abbiamo un’altra a cura di Emma Cagli per l’Istituto Arti Grafiche di Bergamo e risulta essere la traduzione più melensa, dove la Cagli cerca forzatamente di depurare il linguaggio da qualsiasi forma equivocabile (traduce “porco” come “porcellino”), stravolgendo spesso il significato originale di Carroll. La Cagli attinge al patrimonio popolare aggiungendo proverbi, modi di dire, giochi di parole che non comparivano nell’originale. Infine, abbiamo quella del 1913, in traduzione anonima ma si hanno buoni motivi per credere che sia a opera di Silvio Spaventa Filippi. Il traduttore ha sotto gli occhi l'edizione di Pietrocola-Rossetti ed elimina i toscanismi ed arcaismi dal testo. Dall'edizione del 1872 mantiene identici i nomi di alcuni capitoli e di personaggi. Ai personaggi però dato un nome che ne imita la grafia e che risulta essere impercettibilmente diverso dall’originale: Humpty Dumpty diventa Unto Dunto, Mad Hatter diventa Hatta, e così via. È un'edizione importantissima perché presenta in volume unico i due libri di Carroll anteponendo però Through the looking-glass (probabilmente per necessità di presentare la novità). Per quanto riguarda il passaggio sul grande schermo, prima di citare il film,è doveroso citare il debutto ufficiale di Alice nella casa Disney, quando, nel 1928, Walt in persona volle creare un cortometraggio,della durata di circa dieci minuti,in cui la protagonista, una giovanissima Virginia Davis, visita gli Studios, per vedere come vengano realizzate le animazioni; entusiasmata da tale esperienza, durante la notte successiva Alice sogna di recarsi a Cartoonland, mondo fittizio popolato di personaggi animati, in cui Alice gioca con loro, per poi cadere in un burrone inseguita da leoni e risvegliarsi. Già in questo cortometraggio si percepisce l’essere all’avanguardia di Disney, che utilizza una tecnica mista per “mettere in scena” il sogno della protagonista. Per quanto riguarda il film,invece,bisognerà aspettare più di vent’anni: questo venne prodotto dalla casa di produzione Disney nel 1951, con la regia di Clyde Geronimi, Wilfred Jackson ed Hamilton Luske, seguendo quasi di pari passo il romanzo; ebbe questo lungometraggio un successo discreto al botteghino,ed è considerato il tredicesimo classico secondo il canone Disney. Il copione italiano ha apportato all’opera di Carroll cambiamenti sostanziali al fine di tradurre senza problemi di adattamento i dialoghi e le canzoni. Si può notare che, tralasciando le canzoni in cui per necessità di coerenza e musicalità vengono cambiate le parole originali, la versione italiana sia caratterizzata da modifiche evitabili (Bill diventa Biagio, Il Ghiro diventa Toperchio, la Lepre Marzolina diventa Leprotto Bisestile, il Dodo diventa Capitan Libeccio). In realtà la maggior parte delle modifiche si è resa necessaria al fine di tradurre alcuni giochi di parole, come ad esempio il nome (e quindi il sesso) della gatta di Alice, trasformata in Oreste nell’adattamento italiano. Inoltre,nella scena del ricevimento del Leprotto e del Cappellaio, Alice capisce di non dover pronunciare la parola "gatto" per non spaventare il Toperchio. Così, nella versione originale, compita la parola (C-A-T) e il Cappellaio pensa che Alice stia parlando di tè (la pronuncia inglese di "tea" e della lettera T è identica). Per mantenere questo filone di ilarità nel fraintendimento, il dialoghista Roberto De Leonardis ebbe l'idea di far sillabare ad Alice il nome O-res-te, così che il Cappellaio sia libero di pensare al tè. Purtroppo però con la traduzione sono andati inevitabilmente persi alcuni dei giochi di parole originali. Tra tutti, un esempio è costituito dalla scena delle farfalle a forma di pane in cassetta. In inglese lo scherzo è evidente: farfalla, infatti, si dice “butterfly”, dove “butter” significa burro. Carroll chiama queste creature "bread-and-butterflies" dove ovviamente bread and butter significa pane e burro. Non è pensabile riprodurre fedelmente un "pun" (gioco di parole) del genere in italiano, ma De Leonardis crea le "panfarfalle". In compenso, l'adattatore recupera questa e altre irrimediabili perdite aggiungendo nuovi giochi di parole, come "Toperchio" (di cui si è detto sopra), "Stregatto" (che in originale è un semplice "Gatto del Cheshire"), "Brucaliffo" (in originale semplicemente "Caterpillar", vale a dire "Bruco"), ecc. Sono diverse le differenze tra la pellicola e il romanzo che non riguardano l’ambito linguistico e sono qui citate le più sostanziali: nel film, non è rispettato, nel film, l'ordine degli incontri di Alice nel libro: Alcuni personaggi di Attraverso lo specchio appaiono, nel film, prima del Brucaliffo (che, invece, appare nella prima parte del romanzo); inoltre, sono omessi nel film anche alcuni incontri di Alice (quello con la Duchessa e il porco). Nel film, lo Stregatto è un personaggio negativo e dispettoso, che mette nei guai Alice con la regina, nel libro, invece, è un personaggio positivo e appartiene alla Duchessa, che come è già stato detto non compare nel lungometraggio. Nel libro, a chiamare Alice "Mostro", è un Unicorno, che viene totalmente omesso nel film e al suo posto invece sono Biagio (chiamato Bill nel romanzo) e il Bianconiglio a farlo. Nel libro, a parlare di Non-Compleanni ad Alice, è Humpty Dumpty, mentre nel film, invece, è il Cappellaio Matto. Nel film è completamente assente l'episodio del furto delle paste, mentre il motivo per cui i fanti sono portati via per essere decapitati è il colore delle rose (la scena delle paste è presente solamente nel film del 2010). Sempre nel film, Alice ha un gatto solo, Oreste (in originale Dinah); in Attraverso lo specchio, invece, Alice ha Dinah e i suoi micetti; ma già è stato chiarito il motivo di tale scelta. Nel film manca l'incontro con il grifone e la triste storia della finta tartaruga. Nell’opera Alice riesce ad aprire la serratura solo nella parte finale del racconto, infatti la porticina conduce nel giardino della Regina di Cuori. Sempre nell’opera l'imputato del processo è il Fante di Cuori, mentre Alice è semplicemente una testimone, mentre nel film Disney è la protagonista ad essere l'imputata. Nel film lo scopo di Alice è scoprire dove si sta recando il Coniglio Bianco. Nel libro è spinta solo in principio da questa curiosità, che si tramuterà in desiderio di raggiungere lo splendido giardino che intravede oltre la porticina. Nel libro Alice recita al Brucaliffo il poemetto You are Old, Father William, nel lungometraggio questo è sostituito da Pinco Panco e Panco Pinco e il poemetto recitato è How Doth the Little Crocodile, recitato da Alice prima dell'incontro con il Brucaliffo. Inoltre nel film è il Brucaliffo stesso a recitarlo invece che Alice. Un’altra differenza che riguarda questo personaggio è che non si trasforma mai in una farfalla ma si limita ad andarsene infastidito da Alice. Importante discrepanza tra le due rappresentazioni è che nel libro la Regina di Cuori quando ordinava condanne a morte nessuno le eseguiva mai, poiché non veniva mai rispettata dal suo regno, nemmeno dal consorte il Re di Cuori (che nel libro è più alto di lei ed è altrettanto crudele e sanguinario). Infatti il personaggio Disneyano non è che una fusione tra lei e la Regina Rossa, molto più autoritaria e rispettata, anche se con un aspetto comico. Nel film appare un personaggio che non viene citato nel libro, il signor Serratura, che compare all’inizio del lungometraggio, poco dopo la caduta di Alice nella tana: tale personaggio, infatti, è stato inventato dalla Disney.


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