• Alessandra Libertini

Walt Disney, il suo lato oscuro e le sue fonti: la letteratura inglese.

Aggiornato il: 8 apr 2020

Parte 4: il romanzo coloniale


Come ultimo autore, si vuole citare un’ importante figura del romanzo coloniale: Jospeh Rudyard Kipling, nobel per la letteratura nel 1907. Kipling nei suoi romanzi non si limita a descrivere le ambientazioni, con la conseguenza di rendere prolissi i suoi romanzi,ma nei suoi racconti c’è assolutamente qualcosa che esprime a pieno il

[…] Fermento delle idee della sua epoca e nella storia e la letteratura dello spirito del suo popolo e della letteratura del secolo.

Per quanto riguarda il contesto storico, c’è da dire che Kipling visse nel momento dell’età Vittoriana che copre come avvenimenti la morte di Palmerston (1865), la febbre dello sviluppo industriale, con la conseguente corsa allo sviluppo finanziario e ai suoi risvolti nel mondo imperiale, vedendo proprio nell’Imperialismo la soluzione ai mali della società poiché, come afferma Mario Praz, l’Inghilterra puritana non sembra pendere coscienza dei suoi mali, dichiarando che lo scopo delle istituzioni umane è quella di assicurare alla maggior parte delle persone la felicità; questo purtroppo però valeva solo per le classi agiate, mentre le meno abbienti erano costrette a lavorare senza nemmeno poter pensare di aspirare a questo progetto di vita. Quindi, si da credito alle teorie evoluzionistiche dell’epoca:

Il più debole è destinato a soccombere e in questo soccombe entro gli ingranaggi indifferenti della grande macchina dell’industria.

Senza ripetere le condizioni del romanzo Vittoriano e le sue fasi,abbondantemente chiarito in precedenza, si può aggiungere che i romanzi di avventura e quelli di viaggi, pubblicati in Inghilterra in gran numero, allargano l’orizzonte provinciale dell’epoca, dando a questo genere letterario un carattere fortemente cosmopolita; questo nuovo sottogenere si viene a creare durante il “Compromesso vittoriano”, cioè nel periodo dove la lotta tra classi era attenuata, travolta dall’entusiasmo generale delle nuove scoperte ed invenzioni tecnologiche, in un periodo quindi di grande fervore intellettuale. Altra influenza notevole è stata quella politica di Benjamin Disraeli, il quale, secondo Fisher

aveva iniettato nel lento partito conservatore, creato dal sobrio Peel, qualcosa del suo vivace spirito d’Imperialismo, romantico e diplomatico. Egli era convinto che il popolo non sarebbe mai stato sordo ad un appello fondato sulla necessità patriottica.

Ora, dopo questa breve sintesi dello spirito del periodo, allo scopo di capire sotto quali eventi e su quali basi o per quali fonti uno scrittore trovava la sua ispirazione, possiamo dire che Kipling, attraverso la celebrazione di un’azione liberata da ogni scopo individualistico, purificata dal senso del dovere e dalla disciplina in se, mostra di aver sintetizzato gli insegnamenti di R.W. Emerson, il quale fu parte fondamentale per la sua formazione poiché era nel complesso delle sue letture adolescenziali, unendo tutto ciò all’esaltazione di Henley, quella della vita pericolosamente guerriera della razza anglosassone, dei miti di Carlyle. Kipling fu fortemente influenzato dai discorsi di Disraeli, perché questo esaltava lo spirito nazionale e i quali sogni di conquista facevano perno in lui richiamando il suo amore per l’India,sua terra natale. Sulla colonizzazione dell’India, G.M. Trevelyan riassume le azioni politiche del governo con queste parole:

[…] Oggetto del nostro dominio in India era promuovere il benessere degli indiani […] Gli inglesi dovevano darsi ad educare gli indiani per renderli capaci della propria amministrazione.

Sembra che in queste parole si esprima bene il pensiero dello storico, che vede come l’India sia un peso per il governo inglese; le sue parole sembrano riecheggiare la straordinaria malinconia con cui Kipling esprime il suo stesso pensiero, secondo il quale questo tipo di colonizzazione era vista come il “Fardello dell’uomo bianco” (The white man’s burden). Conseguente a questo fu la scelta della lingua: Kipling capì che nonostante l’ambientazione scelta e la sicurezza di avere un pubblico vasto nella colonia natale, dove utilizzare l’inglese come lingua originaria del testo, affidandosi alla scelta di alcuni specifici nomi propri degli animali come unici esotismi del racconto; questa lingua dava anche un senso di unità linguistica in una terra dove le varianti erano innumerevoli; fu infatti l’uonione linguistica a rimuovere le profonde divisioni tra i diversi gruppi etnici e le caste. Gli indiani si affacciarono alla cultura occidentale subendone lo spirito liberale, dando luogo alla nascita della “Generazione della grande rivolta”, dal 1857; anche i matrimoni misti (da uno dei quali è nato Kipling) portarono alla fusione psichica e morale del paese; nell’opera dell’autore lo troviamo all’interno del romanzo Kim, dove il protagonista, anch’egli frutto di un matrimonio tra due razze, è nel mezzo di un perenne conflitto culturale che parte dall’interno della famiglia, nel mezzo dell’alternanza tra dominante e dominato, tra i quali l’indù, la parte materna, vincerà. Il moto indipendentista indiano viene dall’urto provocato dall’imposizione di cambiamento da parte della cultura inglese verso una cultura con radici millenarie, la quale portò nel popolo rigenerato stirpe dopo stirpe sempre un forte spirito patriottico e una forte convinzione della propria identità nazionale. Con il governo inglese in terra natale, però, si poneva per gli indiani proprio il problema dell’educazione dei fanciulli,della lingua dell’apprendimento e del tipo di stampo (tradizionale o progressista) sotto il quale sarebbero stati intellettualmente forgiati; dovendo formare una nuova generazione di uomini dei quali una parte sarebbe stata impiegata per migliorare la condizione economica del paese, quindi si legata alle tradizioni ma con uno sguardo verso il futuro,si optò per lo stampo di tipo occidentale. Lo stesso autore venne educato in un istituto con questa tipologia di impronta. Il nome del giovanissimo Rudyard Kipling si fede strada fin da subito in questo contesto, dai tempi in cui, diciassettenne, cominciò a scrivere per la rivista Civilian and military magazine, diventando in pochi anni direttore di The pioneer; ma il suo scopo primario era quello di far conoscere le sue opere fuori dall’India, e decise di lasciare il lavoro di giornalista. Nel periodo in cui fece gavetta nel mondo del giornalismo conobbe e assimilò le lezioni di John Ruskin ; questa impostazione, insieme realistica ed idealistica, si riconosce già nelle grandi novelle di ambientazione indiana e alla sensibilità artistica delle descrizioni, capaci nella loro semplicità di accogliere ed interpretare i respiri più freschi della natura e dei paesaggi indiani.

La sua capacità di creare personaggi è sempre stata impressionante: la cura del carattere e l’aspetto di una leva, che di un bambino che vive nella giungla, che gli animali è sorprendente. Tutto ciò portò come punto di conclusione della critica il merito di un Nobel per la letteratura nel 1907, per “l’opera più segnalata di indirizzo realistico”; la visione dell’impero di Kipling, sunto totale della sua opera completa, è una piramide di uomini liberi consapevoli della necessità di una legge e per questo capace di inserirsi nella società, dove vige il principio di collaborazione, con la loro azione cosciente. Deluso e stanco di non essere più considerato il vate del momento della letteratura in Gran Bretagna a causa dei suoi principi politici, continuò a rivolgersi nonostante tutto al suo pubblico preferito, quello degli adolescenti e dei bambini, con racconti pieni di morale volta soprattutto ad esaltare la sfera morale e politica inglese ed invitarli ad imitare gli esempi ricchi di virtù che gli si proponevano. I suoi personaggi sono a volte espressione di questa faticosa ma assoluta dedizione all’ideale che Kipling prende come dovere con il massimo della passione. Il Libro della giungla è uno dei primi raccconti di Kipling; non comprende solo le avventure di Mowgli, ragazzo di dieci anni che vive nella giungla indiana, ma anche con una serie di altre avventure ambientate ai tempo dell’ autore in altre parti del paese. Questo racconto, scritto nel 1894, sono frutto di una mente ancora giovane, costituisce un complesso narrativo di straordinaria ricchezza, in cui, sulle tracce de L’isola del Tesoro di Stevenson e Le miniere di Re Salomone di Haggard, questo romanzo di ambientazione coloniale recupera il valore della favola e del mito,come i valori ideologici che si erano persi grazie a personaggi di spicco dell’epoca rappresentati come avidi e rapaci predatori. L’opera nasce in un contesto dove si recupera anche la figura del puer, cioè del fanciullo puro ed innocente, alle soglie della pubertà, capace di imprese grandi e generose,come l’Huckleberry Finn di Mark Twain, autore conosciuto personalmente e apprezzato da Kipling, o come il Jim Hawkins dell’isola stevensoniana. A questi modelli è legato anche un salto di qualità della letteratura per ragazzi, in un’epoca così ricca di giovani protagonisti, e di pari passo uno sviluppo della conoscenza del mondo della natura e degli animali presenti in posti esotici e lontani. Kiping in questo contesto sceglie uno scenario comunque “virile”, senza l’intromissione delle figure femminili,relegate al ruolo di madre; non è un caso,infatti, che Mowgli, estraneo del tutto alla conoscenza di un essere di sesso opposto (Cosa che si svolgerà all’inverso nel film di Walt Disney,dove si innamorerà di una coetanea che lo porterà con se nel villaggio degli uomini) si allontani dalla Giungla nella stagione degli accoppiamenti, dove la natura animalesca dei suoi abitanti portavano ad ignorarlo totalmente. Allo stesso tempo, il ragazzo percepiva in se la presenza di qualcosa che non poteva conoscere e la sofferenza per non sapere di cosa si trattasse. Mowgli è figlio di due madri (Messua e la lupa) e di molti “padri” spirituali, come Bagheera, Akela, Ka, Baloo; vive questa mancanza manifestando una doppia personalità, che lo porta ad essere uomo e bestia adattando tutto di lui alla convenienza degli eventi, dalla voce all’andatura. Per quanto riguarda l’ambiente dove vive, la giungla è un ambiente arginale, a metà strada tra la civiltà e le forze del caos primordiale, un luogo feroce frutto di una fantasia darwiniana,luogo di disarmonia e violenza a causa di diversi episodi (per esempio, il massacro di dei Bandar-Log, le abiette scimmie il cui unico scopo era quello di fare ciò che più volevano senza rispettare le leggi della giungla); qui la natura assume forme e sembianze che sembrano essere il frutto di un sogno o di un incubo, assumendo le caratteristiche dell’Eden e dell’Inferno a seconda di come si svolgono gli eventi. L’amata India è sempre scenario di questo meraviglioso racconto, ma secondo diverse teorie si possono collegare le azioni di Mowgli e dei lupi in una parte del subcontinente indiano che l’autore non conosceva direttamente; si tratta pur sempre del Raj, l’india Imperiale governata dagli inglesi, presenza molto lontana nei racconti dedicati a Mowgli, dove l’azione è concentrata sull’interazione uomo-animale e sul rapporto di quest’ultimo con la civiltà, padrona del simbolo contraddistintivo dell’intelligenza e di civiltà,quella del “Fiore rosso”, cioè il fuoco. Per quanto riguarda il linguaggio, si può sicuramente notare la modernità dello scrittore nell’ibridizzare il linguaggio inglese, inserendo una congerie di riferimenti agli idiomi e alle culture dell’India, che non mancò di scandalizzare i puristi. Si ritrovano imitazioni delle ambientazioni e dei characters anche in produzioni di autori contemporanei: il richiamo di Tolkien agli ambienti di questo tipo nella sua trilogia de Il signore degli anelli è frutto della lettura dello stesso autore, come da lui dichiarato, di questo racconto, così come palese è il richiamo nella saga di Tarzan, creato dalla penna di Burroghs nei primi decenni del 1900. Analizzando il romanzo dal punto di vista del contenuto, e poi paragonandolo al lungometraggio animato The Jungle book prodotto da Walt Disney nel 1967, troviamo diverse discrepanze,dovute sia al diverso pubblico di indirizzo, sia alle discrepanze temporali tra l’elaborazione dell’uno e dell’altro. Nel romanzo, Mowgli viene rapito dal villaggio degli uomini da Shere Kan, la tigre zoppa violenta e vigliacca, e difeso subito dalla lupa Raksha ,detta “la diavolessa”. La stessa notte, il bambino viene portato davanti il consiglio dei lupi anziani, con capo Akela, per decidere della sua vita: il branco decide di lasciarlo vivere con loro,con la garanzia della pantera nera Bagheera e dell’orso bruno Baloo, due saggi abitanti della giungla il cui ruolo è quello di educare i cuccioli e di far rispettare la rigida legge della giungla, pena l’emarginazione e la morte; inoltre, venne pagato come prezzo la carcassa di un toro da parte del “padre lupo” che lo aveva adottato. Mowgli cresce sano per circa dieci anni, lontano dalla famelica tigre che meditava vendetta contro il “cucciolo d’uomo” nella parte opposta della giungla,imparando i codici degli altri mammiferi,dei volatili, degli abitanti della zona in genere, i quali infatti lo avrebbero soccorso solo nel caso avesse conosciuto la formula “Siamo dello stesso sangue, io e te” con l’apposito richiamo che variava di razza in razza. Gli episodi in cui Mowgli si imbatte, come per esempio il rapimento da parte dei Bandar-log, le scimmie urlatrici senza legge, contengono in se la morale della storia: chi non rispetta la legge, paga spesso conseguenze pesanti. Per portare esempi concreti di questo punto,basti vedere la severità di Bagheera, cinico e scettico verso il tanto amato Mowgli, e la rigidità su determinati punti di Baloo, più malleabile della pantera. La sua crescita felice di monello gioioso declina sulla scia di alcuni eventi infausti: tramando alle spalle del branco, alcuni lupi giovani, plagiati da Shere Khan, misero Akela il saggio in condizione di lottare contro un altro animale per cacciarlo, ma sapevano bene che, essendo vecchio, non lo avrebbe ucciso e di conseguenza avrebbe dovuto morire con onore. Mowgli si ribella a ciò e per questo viene cacciato. Ora, dopo l’episodio delle scimmie,in cui vediamo ancora una volta la punizione corporale a seguito dell’errore e del mancato rispetto della legge (Bagheera e Baloo,per quanto lo amassero, lo dovevano picchiare con le loro grosse zampe perché così era la regola nella giungla), il ragazzo,che aveva sempre nutrito una certa curiosità verso gli uomini, si avvicina al villaggio degli stessi e viene accolto da Messua, la sua presunta madre (si capisce dal racconto del suo bambino rapito da una tigre zoppa). Nel villaggio Mowgli non si trova bene,viene deriso dagli altri ragazzi, e non viene visto di buon grado dal cacciatore del posto, Buldeo,che raccontava meraviglie agli abitanti che in realtà erano grosse bugie, mascherate con innocenza dal ragazzo; ciò che ne consegue è un allontanamento dal villaggio con la scusa di badare alle mandrie di bufali. Per ottenere la benevolenza, Mowgli caccia Shere Khan, incastrandolo tra due mandrie impazzite di bestie che lui governava e scuoiandolo; ma ottiene solo un tentativo di lapidazione da parte dei suoi simili,e di nuovo si allontana dal villaggio per vivere da solo nella giungla. Il racconto di Mowgli, dopo altri episodi che non sono attinenti all’analisi comparata del film, prosegue nel Secondo libro della giungla con il canto di Hathi, l’elefante, che narra una bellissima leggenda sull’origine della paura nella giungla: all’inizio, questa era pura e nessuna fiera era per crudeltà simile all’uomo, la natura verdeggiava selvaggia senza nessun tipo di violenza. Ma appena questa scatenò la prima uccisione, il sangue che sgorgò dalla vittima eccitò gli istinti più cupi delle fiere,che da lì cacciarono e combatterono tra loro; ma mentre loro no sapevano cosa fosse la paura, per gli animali vittime della caccia a questa si aggiungeva la vergogna e la disperazione. Questo stato di angoscia passò alle fiere quando videro per la prima volta qualcosa senza pelo che stava ritto su due zampe, che con il fiore rosso e i fucili poteva neutralizzarle. Ebbe paura tutta la giungla, a cominciare dalla responsabile della prima morte che scatenò tutto, cioè la tigre. La legge della giungla nacque per mettere un freno a quel caos creato dalla violenza e tutti gli animali la dovevano rispettare senza eccezioni; una regola importante era quella di non uccidere l’uomo se non per difesa,o di non uccidere un altro animale se non per insegnare ai cuccioli, di conoscere i codici di difesa per chiedere soccorso, di rispettare i deboli e di permettergli di compiere il loro ciclo vitale pieno in tranquillità. Mowgli è intellettualmente superiore agli animali, ne è consapevole come lo sono questi, ed è nel momento in cui la sua intelligenza lo mette in pericolo e in condizioni di ribellarsi al branco che gli abitanti della giungla hanno paura che si ritorni alle origini. Mowgli si trova a tornare alla giungla trovandosi in un limbo dove ne il regno animale ne quello umano lo accetta, a causa della differenza evolutiva dal primo e della mancanza di quella sociale dal secondo; dunque, il ragazzo vive una forte contraddizione, ma nonostante ciò, non scorda il calore con cui viene trattato da Messua e, saputa la notizia della sua esposizione alla punizione pubblica, Mowgli guida il branco a liberarla da Buldeo e dagli uomini incivili che la tengono in ostaggio. Il ragazzo con la distruzione del villaggio ha pagato il debito con la donna che potrebbe essere la sua vera madre. La morte di Akela è l’ultimo avvenimento degno di nota, avvenimento che sembra il tramonto di un grande eroe, il cui coro di lupi che lo piange assomiglia in tutto all’umano rito del funerale cristiano. Mowgli cresce e cerca ansioso un amore e una compagna; la raccolta si conclude con un debito ripagato, quello di un nuovo toro, per la sua libertà. L’autrice di Fanciulli ed adolescenti in Kipling, Matilde Burri rossi, spiega così il suo punto di vista sull’opera in rapporto con l’autore stesso:

I libri della giungla non ci danno solo la storia di Mowgli, ma anche altre storie in cui si manifestano, diventando realtà poetica,diversi aspetti dell’anima di Kipling. Egli infatti vuole sempre educare le giovani generazioni inglesi allo spirito del sacrificio, all’amore per la patria, alla lealtà, al superamento dell’egoismo, in una parola all’azione eroica. Così in questi racconti trapela velatamente la presenza dell’inglese che svolge il suo compito di civilizzazione nel mondo - proprio come nel libro della giungla gli inglesi che si rifugiano presso Messua e il marito dalla furia del villaggio - apparivano gli unici possibili realizzatori di giustizia.

Walt Disney nel 1967 produsse il film omonimo con la regia di Wolfgang Reitherman, considerato il diciannovesimo secondo il canone ufficiale Disney. Le differenze con il libro sono davvero sostanziali e non è difficile immaginarne il motivo: portarlo sul grande schermo voleva dire portarlo davanti ad un pubblico di tutte le età. Dunque, a partire dallo svolgersi dell’azione di Mowgli, doveva cambiare quasi tutto: il ragazzino rimane sempre un monello gioioso e vivace, ma è cresciuto da Bagheera in modo da rispettare la legge della giungla, senza episodi che possano alludere anche solo un minimo alla violenza istintiva e animalesca. Baloo nel film compare in seguito e, a differenza del libro dove compare praticamente subito (tanto da far da garante al consiglio per la salvezza del “cucciolo d’uomo”, all’epoca neonato), nel lungometraggio appare dopo diverso tempo, in cui con l’aria spensierata e paciosa insegna al bimbo a mangiare banane, formiche e prodotti vegetariani, con un fare ben lontano dalla severità con cui educava i cuccioli della giungla nel racconto. I personaggi di rado mantengono il ruolo che gli assegna Kipling, a cominciare dal pitone Kaa, che invece che essere un austero saggio, molto anziano ed aiutante di Mowgli nelle situazioni di difficoltà, è un pigro pitone le cui malefatte dovute al suo potere ipnotico insito negli occhi vengono sempre punite con episodi che suscitano l’ilarità del pubblico. Rama il toro diventa Rama il padre lupo, viene inventato un capo del Bandar-log, il curioso Re Luigi, personaggio che assume le fattezze di Louis Prima (che lo doppiò nella prima versione),cantante jazz statunitense; Hathi l’elefante è il buffo colonnello di una truppa di elefanti davvero comici e non narra nessuna leggenda delle origini della giungla; viene omesso il personaggio Messua e sostituito da una bambina per la quale Mowgli tornerà alla civiltà e viene omesso anche il personaggio di Tabaqui, il nefasto sciacallo f aiutante della tigre Shere Khan, affatto zoppa. Quest’ultima non viene uccisa e scuoiata da Mowgli, ma viene impaurita con il fuoco, l’unica cosa al mondo da lei temuta. Questo successe perché il punto intorno a cui gira la trama non è il ritorno alla civiltà di Mowgli in seguito alla sua espulsione dalla giungla: al contrario, nel lungometraggio Mowgli non vorrebbe mai andarsene, come non vogliono Bagheera e Baloo,e anche tutto il branco del “Popolo libero”, ma senza questo escamotage del fuoco, non potrebbe concludersi in positivo il racconto, poiché l’eroe non sarebbe trionfatore, ma cacciatore e assassino della tigre stessa, e ciò era inaccettabile da proporre ad un pubblico di bambini.

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